Elvira Ruocco, memoria storica dell’Alfa Romeo grazie alla sua ultra ventennale esperienza presso il Centro di Documentazione Storica Alfa Romeo, è entra a far parte del team del Museo e nella rubrica “Elvira Racconta” condividerà curiosità e aneddoti che non si  conoscono o non si ricordano. Ripercorreremo insieme a lei la leggendaria storia dell’Alfa Romeo.

Elvira Ruocco

Non è retorico affermare che dalle origini dell’A.L.F.A, vi è sempre stato uno stretto legame ed un’immediata associazione tra il suo Marchio e lo stabilimento del Portello, tra le sue stupende vetture ed il nome della fabbrica dove centosette anni fa cominciò una storia che si è costruita ed articolata nel tempo, una storia di macchine e di uomini, siano essi i mitici piloti come Campari, Ascari,  Nuvolari, Varzi, Farina e Fangio (per citarne alcuni tra i più titolati), siano quei personaggi che non sempre hanno fatto capolino capolino dallo sfondo: geniali progettisti, straordinari meccanici ed esperti collaudatori.

Lo stabilimento del Portello si è evoluto nel tempo, condizionato dalle diverse situazioni, dalle condizioni di mercato e soprattutto dalle scelte produttive, conservando con piccole variazioni sia l’organizzazione che la qualità del lavoro, tanto che, almeno fino alla fine degli anni quaranta la produzione automobilistica era ancora artigianale, perché non esistendo un ciclo continuo o una catena.

All’inizio degli anni cinquanta l’Alfa Romeo si lanciò nella produzione in serie con l’inaugurazione della prima catena di montaggio e furono gli anni di maggior splendore della casa milanese.  La 1900, a struttura monoscocca, segnò una svolta nella storia dell’Alfa perché fu la prima vettura di serie.

La costruzione del primo capannone industriale che fino al 1910, anno della nascita dell’ALFA, fu occupato dalla Darracq,  iniziò 13 dicembre del 1906. Da questa data, progressivamente, si svilupparono il reparto torneria, il reparto preparazione telai, il reparto montaggio motori, le fucine, la lattonieria, la carrozzeria, la fonderia  e l’autorimessa  in cui era concentrata l’élite operaia che sulla stampa dell’epoca veniva paragonata a: “medici che ascultano la vettura e che dotati di un tocco speciale, di un vero istinto professionale, sanno riconoscere dal rumore del motore e da una serie di segni incomprensibili ai profani, i difetti che impediscono il normale funzionamento di un’automobile”.

La formazione professionale insieme all’esperienza erano le caratteristiche della qualità delle maestranze di “mestiere”. All’interno dello stabilimento del Portello un’area era destinata alla scuola aziendale per la preparazione di giovani al lavoro qualificato della fabbrica. Entrare nella scuola aziendale Alfa Romeo era un privilegio ed un segno di orgoglio. La scuola si suddivideva in due sezioni ben distinte: il tirocinio per ingegneri e periti industriali e la scuola per gli apprendisti. In ambedue si accedeva tramite una prova psicotecnica tendente a rilevare sia le attitudini positive che quelle negative, in particolare le prove erano strutturate per rilevare l’intelligenza, la memoria, la possibilità di servirsi di entrambe le mani. Inoltre, gli aspiranti allievi venivano sottoposti ad una prova orale per valutarne la capacità di espressione e la preparazione nelle materie fondamentali svolte nei corsi di avviamento.

Il Portello subì ingenti danni durante i bombardamenti del 14 febbraio e del 13 agosto del 1943 che causarono la morte di operai, la perdita di lavorazioni e l’incendio di una quantità  ingente di documenti storici e di disegni.

Il terzo bombardamento del 20 ottobre 1944 mise in ginocchio la fabbrica.

Ma torniamo agli anni 50. Dopo il successo della 1900, nel 1954 arrivò la Giulietta che fece entrare l’Alfa fra i grandi produttori europei.

Nel 1958, in un capannone di Via Gattamelata, nacque l’Ufficio Stile che iniziò a lavorare su un nuovo progetto, sulla vettura che avrebbe dovuto sostituire la Giulietta. Il risultato fu la Giulia, una vettura di portata epocale che ha rappresentato una svolta stilistica per l’Alfa Romeo e non solo per lei. Si aprì infatti un periodo di lusinghieri risultati economici per l’azienda che si era insediata ad Arese, ma soprattutto di nuove vetture che dalla Giulia hanno ereditato filosofia e cuore.

C’è una sorta di filo conduttore nella storia dell’Alfa Romeo che ha fissato in modo indiscutibile la sua identità, ed è la continuità nella produzione di  una meccanica d’avanguardia caratterizzata da una esperta tecnica costruttiva e dalla ricerca di soluzioni originali per merito dei suoi progettisti che si sono passati la mano con una coerenza che nel mondo dell’automobile è davvero straordinaria.

Un’ occasione per ricordare una storia leggendaria e tutti coloro che hanno contribuito a creare il mito Alfa ma anche per attrarre e motivare nuove generazioni a tenere ancora vivo questo mito negli anni a venire.