L’accoglienza è un’apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare – in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell’ospitalità – che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui. “

Una Parola al Giorno

Progettare l’area accoglienza, un lavoro forse semplice a prima vista e così importante nella propria essenzialità, da non poter lasciare nulla al caso; per questo, ancora una volta, il Museo Fratelli Cozzi ha voluto al proprio fianco gli Architetti Gabriele e Oscar Buratti.

Un sodalizio forte quello tra il Museo Fratelli Cozzi e gli Architetti Buratti, progettisti che hanno traghettato la collezione privata, nella nuova realtà Museale dando un “contenitore di valore, capace di esaltare i gioielli preziosi custoditi”, come ricorda sempre Pietro Cozzi ai visitatori.

Gabriele e Oscar Buratti hanno subito intuito il potenziale dello spazio, ne hanno interpretato la Passione che lo abita, esaltandone le peculiarità e le emozioni. Un ventre nero, che mostra anziché nascondere lo spazio ipogeo, un netto contrasto con il bianco minimale degli spazi commerciali. Ambienti autonomi uniti da un’immersione nel rosso alienante che spalanca la mente e cancella, con un colpo di spugna, le tensioni quotidiane predisponendo gli ospiti alla visita del Museo.

Sarà proprio quel rosso Alfa ad accogliere i visitatori. Un rosso integrale sul quale poggia semplicemente l’identità: Museo Fratelli Cozzi, Alfa Romeo. Due passi avanti e la parete allestita con otto gigantografie di foto d’epoca, ricorda per immagini uno dei claim portanti del Museo: “Donne e motori…gioie e basta”. Due dettagli e una grande personalità, lasciano ampio spazio alla duttilità dell’area, pronta ad accogliere visitatori ed eventi tra i più eterogenei. Un esempio? Una colazione semplice arricchita dai food truck riporta gli echi della strada, un caffè con i dolci di produzione locale dà il benvenuto, ma l’offerta si può ampliare anche a light lunch e cene gustose curate dai catering stellati, tutti perfettamente incastonati nella cornice che li accoglie.

Rosso, nero, bianco, linee pulite, spazi pragmatici anche per l’area ufficio del Museo, appartata ma non isolata, grazie a un sapiente rincorrersi di geometrie lineari che garantiscono riservatezza senza precludere lo sguardo a orizzonti esterni.

Un’ultima curiosità: la maniglia nella porta d’ingresso è la stessa che ha accolto per anni gli alfisti della concessionaria: una stretta di mano al passato e una promessa di futuro firmata Gabriele e Oscar Buratti.