Donne e motori? Gioie e basta

Nel backstage con la fotografa Camilla Albertini

Dicembre, 2025

RITA PAPARELLA

Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D

Siamo felici di accoglierti qui tra noi!

 

Donne e Motori? Gioie e basta” è il progetto del Museo Fratelli Cozzi che, negli scatti di Camilla Albertini e negli articoli di Rita Paparella, racconta 20 donne e una parità di genere da costruire insieme. Seguite le news!

Sei qui per caso e non conosci la mostra? Scopri tutto a questo link

In questo primo appuntamento della quarta edizione, vi sveliamo alcune suggestioni dal backstage e vi invitiamo a conoscere una delle donne che ne sono state protagoniste. Iniziamo proprio da colei che, fin dall’esordio, ha saputo dare forma tangibile alla visione di Elisabetta. Lo ha fatto con quella sua maniera tanto semplice quanto intensa di osservare la realtà: uno sguardo sereno e delicato, eppure straordinariamente personale e unico.

(Nella foto di copertina Camilla Albertini fotografa Elena Penazzi e Andrea Pontremoli)

Camilla con la sua lagotta Marta – Ph. Paolo Carlini

Camilla Albertini backstage – Ph. Paolo Carlini

Vi portiamo nel backstage della IV edizione della mostra fotografica “Donne e motori? Gioie e basta” con Camilla Albertini

Il backstage di una trasformazione possibile

Al Museo Fratelli Cozzi, in questo scorcio finale del 2025, qualcosa di inatteso ha preso forma. Un silenzio sottile, appena incrinato da risate e dal fruscio di mani operose che intrecciano storie e luci, quasi per incanto, ha originato qualcosa di sorprendente, nitido, potente, necessario. La quarta edizione di “Donne e motori? Gioie e basta!” ha tessuto nuove alleanze, ha fatto germogliare esempi luminosi di condivisione valoriale, con quella grazia che appartiene solo a ciò che nasce dall’autenticità.

Le protagoniste femminili individuate da Elisabetta Cozzi per la loro capacità di incarnare il messaggio della mostra, a loro volta hanno scelto uomini, compagni di strada, alleati professionali, figure significative dei loro percorsi, che noi abbiamo conosciuto in occasione del backstage, come un regalo, arrivato, a volte, anche da molto lontano.

Ascoltarli, osservare come si ponevano accanto alle donne e non davanti, capire quanto fossero pronti a interrogarsi sul proprio ruolo: tutto questo ha aperto orizzonti nuovi. Non erano lì per fare numero o riempire un’inquadratura. Erano voci consapevoli, disponibili a mettersi in discussione, capaci di portare un punto di vista diverso ma convergente. E le donne, dal canto loro, si sono lasciate osservare in una dimensione ancora più ricca, più complessa. Si sono svelate attraverso lo sguardo di chi le accompagnava, e viceversa.

Camilla Albertini – Ph. Paolo Carlini

Il backstage è diventato così un luogo vivo, dove ogni pausa tra uno scatto e l’altro si è trasformata in occasione di dialogo. Gli uomini hanno fatto emergere sfaccettature delle donne che forse stavano nell’ombra; le donne hanno raccontato i loro compagni di scatto con una sincerità disarmante.

E piano piano, quasi senza accorgersene, si è iniziato a immaginare qualcosa di più grande: come tutte queste persone, donne e uomini insieme, possano diventare attori e attrici del cambiamento, protagonisti attivi di una mutazione culturale, capaci di incidere su quegli stereotipi che ancora ingabbiano la donna in ruoli prestabiliti, soprattutto in certi contesti.

A tenere insieme tutto questo, con una delicatezza rara, c’è stato l’obiettivo di Camilla Albertini. Presente in ogni fase, Camilla non ha mai imposto la sua visione: l’ha lasciata emergere, accogliendo quello che ciascun protagonista ha scelto di condividere con lei e traducendolo in immagini. I suoi scatti hanno saputo cogliere frammenti di identità, complicità silenziose, relazioni autentiche.

Donne e motori? Gioie e basta prosegue il suo cammino non come manifesto astratto, ma come pratica viva di trasformazione culturale. E questa volta, finalmente, insieme, uomini e donne.

Come nasce uno scatto…

… Camilla fotografa Diana de Marchi e Aaron Pugliesi

Visi soddisfatti mentre guardano i primi scatti

Fotografa, videomaker, illustratrice e giornalista

Camilla non ama alzare la voce, nemmeno quando le sue immagini parlano forte. Il suo lavoro è fatto di fotografia, scrittura e osservazione silenziosa, con una delicatezza che non è mai timidezza ma scelta consapevole. Se io ne capissi qualcosa di fotografia, penso che la paragonerei a Luigi Ghirri o Guido Guidi, per il lavoro di “sottrazione”, fino a scoprire l’essenziale, quello invisibile agli occhi, come diceva il Piccolo Principe, ma, evidentemente, non all’obiettivo fotografico di Camilla. 

Nata a Milano, formata allo IED e cresciuta professionalmente attraversando mondi diversi, dallo still life al reportage, dall’automotive al ritratto, Camilla ha costruito un percorso coerente proprio nella sua apparente varietà. «Da quel che ricordo, ho da sempre la passione per la fotografia, sin dalle prime macchine fotografiche ereditate in famiglia e le sperimentazioni del liceo artistico, vissute come un gioco serio, fatto di curiosità e libertà».

Quando il soggetto sono le persone, la macchina fotografica diventa per lei un ponte. «È uno strumento di sicurezza, per me e per loro, che mi consente di entrare in contatto e diventa un oggetto-tramite». Un’estensione naturale del suo modo di stare nel mondo, che mette a proprio agio chi è davanti all’obiettivo e chi scatta. Quando invece le figure umane scompaiono, il suo sguardo si fa ancora più attento, quasi laterale: immagini “prese un po’ di nascosto”, capaci di leggere tra le righe della realtà, senza forzarla. 

Questa sensibilità emerge con chiarezza anche nel suo modo di raccontare. Da giornalista pubblicista, Camilla attribuisce grande importanza alle parole che accompagnano le fotografie: il testo non come didascalia, ma come ulteriore livello di conoscenza. Non è un caso che tra i progetti a cui è più legata ci siano lavori profondamente umani, come il reportage sulle donne islandesi, immerse in un contesto naturale estremo e insieme quotidiano, o le interviste agli anziani della Casa Verdi per Musicisti, realizzate per il Corriere della Sera. «Sono particolarmente emozionata dalle cose più piccoline, che sono le più preziose». 

 Cammilla Albertini – Ph Paolo Carlini

Cammilla Albertini – Ph Paolo Carlini 

Lo stesso sguardo attraversa “Donne e Motori? Gioie e basta”, che si è evoluta nella IV Edizione fino a includere anche gli uomini, chiamati a condividere il racconto di una parità possibile e quotidiana. «È qualcosa che è venuto naturalmente. Uomini e donne capaci di raccontare la loro normalità, senza pose ideologiche».

Quando le chiedo di raccontarmi il backstage della mostra, mi rendo conto che è fatto della stessa materia delle immagini finali: pazienza, ascolto, attenzione. Shooting complessi, spesso realizzati dall’alto, dalle scale, per restituire un punto di vista non convenzionale; soluzioni creative per superare le distanze, come nel caso di un protagonista collegato dall’Australia; scelte tecniche pensate per valorizzare anche l’auto, con dettagli che parlano agli appassionati alfisti, senza rubare la scena alle persone. Ho constatato io stessa nelle sue sessioni di Shooting come Camilla osservi e lasci accadere. Nota, ad esempio, il fatto che gli uomini abbiano spontaneamente cercato di mettere le donne in primo piano, segno di una stima reale, non costruita. 

Fuori dal set, la sua vita segue lo stesso ritmo misurato. Da qualche anno vive lontano da Milano, in un contesto che le permette di riscoprire il valore delle cose semplici: il cielo, il tempo, la natura a chilometro zero. Un’attitudine che si riflette anche nel lavoro, dove l’idea di crescita non coincide mai con l’accumulo, ma con l’approfondimento, la sottrazione, appunto, e la valorizzazione della semplicità, mai ingenua se guardata attraverso gli occhi e l’obiettivo di Camilla.  

Camilla ancora sulla scala … con Linda Villano e Felipe Vergara

Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!

La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche. 

In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.  

Camilla Albertini – foto di Paolo Carlini

CAMILLA ALBERTINI

Camilla Albertini è fotografa, videomaker, illustratrice e giornalista. Nata a Milano, si è laureata nel 2017 in fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e conta come freelance già una lunga esperienza di lavoro in diversi ambiti: dallo still life in studio al reportage, dall’automotive al corporate, dal ritratto al food. È appassionata di disegno e di arti visive in genere. Ama viaggiare e cogliere nelle sue immagini l’essenza dei luoghi con immagini mai scontate e di ricercata emozione. Con l’occhio e il cuore sempre attenti alle tematiche femminili, ha realizzato nel 2019 un reportage sulle donne islandesi e nel 2022, 23, 24 e 25 una mostra fotografica, in collaborazione con il Museo Fratelli Cozzi, di ritratti di donne e automobili, per scardinare gli stereotipi legati a “donne e motori”. Diverse le sue immagini e testi pubblicati nelle pagine del Corriere della sera di Milano e da riviste quali Quattroruote, Ruoteclassiche, Donna Moderna, Gardenia, il Bagno. Nel 2021, per Silvana Editoriale, ha pubblicato, con il collega Paolo Carlini, il libro fotografico “Italia Cost to Coast”.