Donne e motori? Gioie e basta

Ingegneria d’eccellenza e visione umana nel cuore della Motor Valley 

Febbraio 2026

RITA PAPARELLA

Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D

Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!  

Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato. 

La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti. 

Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno. 

Angelica Dallara

Giampaolo Dallara

Angelica Dallara

Vicepresidente di Dallara Automobili, Angelica Dallara è un perfetto esempio di come competenza, imprenditorialità, maternità e visione umana possano convivere. Una leadership fuori dagli stereotipi, fondata su meritocrazia, passione, impegno, dove il successo non è perfezione ma crescita condivisa.

Giampaolo Dallara 

Da Ferrari a Miura fino alla nascita di Dallara: Giampaolo Dallara racconta una carriera leggendaria vissuta con curiosità “da ragazzo” e la voglia di migliorarsi sempre, imparando anche dagli errori. Meritocrazia assoluta, inclusione reale e parità senza slogan: per lui la competenza non ha genere.

Taglio del nastro dell’Accademy Dallara

Angelica Dallara: ingegneria d’eccellenza e visione umana nel cuore della Motor Valley 

Vicepresidente Dallara Automobili – Co-Fondatrice e Vicepresidente Fondazione Caterina Dallara 

Origini e scintilla iniziale

Angelica Dallara nasce a Modena e cresce a Parma, in un territorio che respira meccanica, velocità e cultura tecnica. Dopo il biennio di Ingegneria a Parma, sceglie una strada impegnativa e ancora poco battuta dalle donne: Ingegneria Aeronautica al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1988.

Quella scelta rappresenta un gesto di identità che si rafforzerà nel corso degli anni, nello sviluppo di una personalità fatta anche di autostima e valori. Angelica racconta di aver vissuto l’università con orgoglio e lucidità, consapevole del valore di essere una presenza femminile in un ambiente dominato da uomini. «Mi è rimasta una certa fierezza per aver intrapreso quella strada pioneristica».

È una forma di orgoglio totalmente scevra da aggressività e presunzione, una forza naturale e tranquilla che nasce dalla competenza e si traduce in una sensibilità costante verso le persone e i contesti.

Sfide e stereotipi di genere

Il coraggio imparato passo dopo passo. Parlando con me, mi conferma il fatto che durante il percorso universitario, la sua presenza venisse notata, essendo solo 2 ragazze su 100 ragazzi. Ma lo racconta con un tono privo di vittimismo e pieno di realismo. «Certamente c’era da parte dei compagni di studi una sorta di gentile riguardo per il fatto di essere di genere femminile».

Allo stesso tempo, sottolinea come la dimensione scientifica abbia rappresentato un terreno di meritocrazia concreta. «Una penalizzazione a ingegneria io onestamente non l’ho sentita perché il bello delle facoltà scientifiche è che vieni valutata su dati oggettivi». In questo equilibrio tra consapevolezza e determinazione emerge la sua cifra più autentica, un’intelligenza tecnica che non perde mai contatto con la dimensione umana.

Anche la sua capacità di stare in ambienti maschili diventa un’abilità costruita nel tempo, con rispetto e fermezza. «Ho acquisito una maggiore sicurezza e ho portato con me anche la capacità di stringere amicizie in ambito maschile, facendomi rispettare». E poi c’è il valore familiare, fondamentale nella sua storia. «Avevo un padre che non ha mai fatto alcuna differenza sul mio essere una ragazza e mi ha incoraggiato a seguire questa strada, se lo desideravo».

Angelica Dallara all’Indianapoli Speed Speedway

Angelica Dallara

Valori e visione personale: la forza di una leadership non convenzionale

Dopo la laurea, Angelica entra in Dallara Automobili, l’azienda fondata dal padre Giampaolo Dallara. Il suo contributo è fattivo e concreto: lavora nei reparti tecnici, occupandosi di aerodinamica in galleria del vento e di analisi strutturale dei telai da competizione, fino a diventare vicepresidente della società. La sua visione strategica è ampia, moderna, non chiusa nel mito del motorsport come unica direzione possibile. «Puntiamo su una diversificazione e non solo sul motorsport, ma anche sulle vetture ad alte prestazioni e sull’aerospace». 

Ma ciò che colpisce è come la sua idea di innovazione non sia mai solo tecnologia, perché è cultura d’impresa. Parla di sostenibilità e stabilità aziendale legandole direttamente al benessere interno. «È importante creare un ambiente di lavoro per cui le persone sentano di essere parte di una comunità». È qui che emerge la sua sensibilità quasi eterea, ma concretissima, la capacità di leggere ciò che non si misura in numeri, eppure determina il futuro di un’organizzazione.

Momenti di svolta e resilienza: metterci la faccia, sempre

Anche a questi livelli, ci si ritrova ad affrontare con sincerità e sensibilità uno dei temi più delicati per molte donne lavoratrici, ossia la maternità e la gestione dei tempi. L’ing. Dallara mi racconta senza filtri la complessità del rientro dopo la nascita dei quattro figli, e la fatica di riottenere piena credibilità dirigenziale. Mi colpisce la sua visione filosofica, che si riassume in un pensiero limpido: la vita è fatta di cicli e fasi. Angelica lo dice con una frase che suona come un consiglio potente e necessario: «La vita è divisa in capitoli e questo non è inconciliabile con la propria carriera, l’importante è leggere tutto il libro». Questa è resilienza vera: non l’idea di fare tutto sempre, ma la capacità di scegliere, rallentare o fermarsi e ripartire. E soprattutto, di vivere la propria umanità come un valore aggiunto.

Giampaolo Dallara

Giampaolo Dallara: leadership, equità ed empatia che generano valore

Presidente Dallara Group – Co-Fondatore e Presidente Fondazione Caterina Dallara

L’incontro: storia e visione condivisa

Incontrare Giampaolo Dallara significa trovarsi davanti a una figura che ha attraversato la storia dell’ingegneria automobilistica mondiale senza mai perdere la leggerezza dello sguardo di chi è ancora curioso. Dall’ingresso in Ferrari nel 1959, accolto da un biglietto di Enzo Ferrari con scritto “Più ordine, prego”, fino alle esperienze in Maserati e Lamborghini, dove contribuisce alla nascita della Miura, il suo percorso professionale è di una levatura rara.

Ma ciò che colpisce non è solo l’elenco dei successi, è l’energia quasi fanciullesca con cui racconta ogni fase, come se fosse sempre la prima volta. Il mondo delle corse, per lui, non è mai diventato routine, ma un luogo di scoperta continua, dove la tecnica è inseparabile dall’emozione.

La riflessione: leadership al femminile come leva di crescita

Dallara ha vissuto un settore storicamente maschile e ne osserva l’evoluzione con lucidità, senza concessioni ideologiche. Ricorda che ai suoi tempi «alla facoltà di ingegneria aeronautica c’era una sola donna», e che l’assenza femminile non era nemmeno messa in discussione. Oggi, però, il suo sguardo è netto, non esistono differenze di genere quando il criterio è il merito. È convinto che la trasformazione tecnologica abbia cancellato ogni presunta distinzione. Per Dallara la parità è una conseguenza naturale di un sistema che funziona davvero.

Giampiero Dallara

Dal pensare al fare: inclusione nel settore metalmeccanico. Rompere muri, creare opportunità. Cultura d’impresa e meritocrazia

La sua vita professionale è segnata da una tensione costante tra entusiasmo e disciplina. Racconta di essere “sempre stimolato dall’esame del lunedì”, quello in cui si analizzano le prestazioni del weekend di gara. È lì che l’errore diventa motore di crescita. Non a caso ricorda con forza la lezione appresa in Ferrari, dove non erano esposti trofei ma ciò che non aveva funzionato. Un invito implicito a sbagliare una sola volta e imparare. Anche dopo decenni di esperienza, Dallara continua a essere “eccitato” dalla sfida, dall’inseguire gli avversari, dal migliorarsi. Per questo ha introdotto in azienda la figura del failure manager, perché cadere fa parte del mestiere, purché serva a rialzarsi meglio.

Fondata nel 1972 nel garage di casa a Varano de’ Melegari, Dallara Automobili è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento globale, ma ha mantenuto un’idea precisa di comunità. Dallara insiste sul creare un ambiente in cui nessuno si senta escluso a priori, «facendo comprendere che non ci sono obiettivi che qualcuno a priori non sia in grado di raggiungere».

Giovani ingegneri arrivano da tutta Italia, da università diverse, e ciò che conta è la disponibilità a imparare. Lui stesso si definisce un “apprendista a vita”, consapevole che la vera competenza nasca dall’umiltà e dalla curiosità e non dall’esperienza accumulata come un trofeo.

HeForShe, il motore dell’alleanza

Il motivo per cui Giampaolo Dallara è stato scelto come partner del progetto HeForShe è racchiuso nella sua storia personale e professionale. Non ha mai pensato che alle donne potesse non spettare uno spazio equivalente a quello degli uomini, in qualunque settore.

Avere due figlie ingegnere lo ha reso ancora più consapevole, ma il principio era già chiaro: la competenza non ha genere. HeForShe è un comportamento quotidiano, che si attua lavorando insieme, riconoscendosi pari, crescendo grazie alle differenze. È questa alleanza concreta, fondata sulla meritocrazia e sulla fiducia reciproca, che rende Giampaolo Dallara una testimonianza autentica e credibile del cambiamento.

“Alla facoltà di ingegneria aeronautica c’era una sola donna”

Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!

La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche. 

In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.  

Vuoi saperne di più? Clicca qui

Camilla Albertini – foto di Paolo Carlini

CAMILLA ALBERTINI

Camilla Albertini è fotografa, videomaker, illustratrice e giornalista. Nata a Milano, si è laureata nel 2017 in fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e conta come freelance già una lunga esperienza di lavoro in diversi ambiti: dallo still life in studio al reportage, dall’automotive al corporate, dal ritratto al food. È appassionata di disegno e di arti visive in genere. Ama viaggiare e cogliere nelle sue immagini l’essenza dei luoghi con immagini mai scontate e di ricercata emozione. Con l’occhio e il cuore sempre attenti alle tematiche femminili, ha realizzato nel 2019 un reportage sulle donne islandesi e nel 2022, 23, 24 e 25 una mostra fotografica, in collaborazione con il Museo Fratelli Cozzi, di ritratti di donne e automobili, per scardinare gli stereotipi legati a “donne e motori”. Diverse le sue immagini e testi pubblicati nelle pagine del Corriere della sera di Milano e da riviste quali Quattroruote, Ruoteclassiche, Donna Moderna, Gardenia, il Bagno. Nel 2021, per Silvana Editoriale, ha pubblicato, con il collega Paolo Carlini, il libro fotografico “Italia Cost to Coast”.