Donne e motori? Gioie e basta
Curiosità, equilibrio e merito. La forza gentile che costruisce squadra
Febbraio 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
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Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Elena Merli
Massimiliano Lualdi
Elena Merli
Da Rimini alla leadership in LKQ Rhiag: Elena Merli racconta la scelta che le ha cambiato la vita, tra consulenza, coraggio e inclusione vera. Ha affrontato stereotipi senza perdere lucidità, trasformando curiosità e merito in un metodo. E il suo “HeForShe” dimostra che la squadra vale più dell’eroe.
Massimiliano Laudi
Dalla passione per gli aerei al ruolo di CFO in LKQ Rhiag, il suo è stato un percorso fuori dagli schemi, tra soccorso aereo, leadership collaborativa e inclusione. Scopriamo perché è diventato un punto di riferimento per HeForShe e per la valorizzazione dei talenti, donne in primis.
Elena Merli e il suo amore per la montagna
Elena Merli al tramonto sul mare
Elena Merli: curiosità, equilibrio e merito. La forza gentile che costruisce squadra
Regional Director of Branch Operations Development, LKQ Rhiag
Origini e scintilla iniziale1. Origini e scintilla iniziale
Pragmatica, concreta, positiva, determinata. Sono i quattro aggettivi che emergono dall’intervista con Elena Merli. Cresce a Rimini, frequenta il liceo classico e poi si trasferisce a Milano. La Bocconi, però, non era nei suoi piani. «Volevo fare mille cose, nessuna di stampo economico. Poi ho passato il test e mi sono detta: sarà destino». Gli anni universitari non sono semplici, soprattutto con le materie matematiche. Ma è lì che capisce qualcosa di sé.
«Mi rendevo conto che preferivo entrare in contatto con la realtà lavorativa piuttosto che studiare teoria. E infatti nel lavoro ho trovato la mia dimensione». Dopo quattro anni in consulenza, sente il bisogno di vedere i risultati di quello che fa. Arriva in Rhiag nell’internal audit, viaggia per l’Europa, osserva dinamiche diverse, accumula esperienza. Poi decide di fermarsi in Italia per «entrare nel vivo delle attività». Col senno di poi, quel ruolo, a metà tra revisione dei processi e contatto diretto con le filiali, era esattamente quello che cercava. «Ogni momento della carriera, ogni realtà aziendale ha qualcosa da offrire. Sta a noi spremerne tutto il potenziale». Un approccio che guarda sempre avanti, senza fermarsi.
Sfide e stereotipi di genere: restare dritte, senza irrigidirsi
Lo sguardo rivolto avanti è una sua cifra. Nelle filiali che segue gli uomini sono ancora l’80%, ma la presenza femminile sta crescendo e l’azienda si muove «in modo molto all’avanguardia». Gli episodi più duri risalgono agli anni della consulenza. Come quel cliente che si rifiutò di parlarle “perché ero donna e oltretutto bambina”. Una scena umiliante, che racconta senza enfasi.
«Il problema, se c’è, non è mio. Posso non essere preparata su un tema, certo, ma l’appunto va fatto sul contenuto, non sul fatto che sia donna». E attenzione alle compensazioni! «Tante volte si tende ad assumere atteggiamenti difensivi, a fingere di sapere tutto. Invece bisogna rimanere con la barra dritta». Nel quotidiano sceglie un’altra strada, con curiosità genuina, ascolto, rispetto reciproco. «Quello che ci consente di andare d’accordo, con chiunque mi interfacci e a tutti i livelli, è il fatto che io chieda con curiosità vera. Lo si percepisce». Non enfatizza mai quando una donna ricopre un ruolo tecnico. Per lei la normalità è il vero traguardo e questo è qualcosa che la accomuna alla visione di Massimiliano, il suo “He”.
L’appunto va fatto sul contenuto, non sul fatto che sia donna
Valori e visione personale: fiducia, non pietismo
Un’esperienza particolare segna il suo percorso di crescita personale. È uno stage in India, presso una ONG che lavora sull’empowerment femminile. «È stato bello vedere, anche in contesti lontanissimi dal nostro, quanta energia e proattività nascano quando si dà fiducia alle donne. Senza pietismi, senza assistenzialismo».
Fiducia e non protezione. Un principio che guida anche le sue scelte private. Suo figlio ha origini miste e su questo è netta: «Non gli dirò mai che potrebbe avere difficoltà per via del colore della pelle». Lo stesso vale per le donne nei settori a prevalenza maschile, che non devono «partire svantaggiate», caricate di pregiudizi prima ancora che si manifestino.In azienda ha trovato coerenza tra parole e fatti, una parità certificata, un Women Network attivo a livello corporate, maternità vissuta senza penalizzazioni. La sua carriera «non si è interrotta, anzi. Il diventare madre è stato considerato un valore aggiunto, non un ostacolo». Una normalità evoluta, dove inclusione significa riconoscere il merito. Nient’altro.
Momenti di svolta e resilienza: scegliere l’equilibrio
Il passaggio più difficile è stato lasciare la consulenza, che è sicuramente un ambiente “dinamico e premiante“, ma poco compatibile con l’idea di famiglia, che per lei conta davvero. Eppure, non l’ha vissuta come una rinuncia, ma come una scelta di coerenza. Se ne deduce che per Elena la resilienza non significhi resistere ad ogni costo, quanto trovare una traiettoria sostenibile nel tempo. Un’altra freccia positiva nel suo arco.
HeForShe: la squadra prima dell’eroe
Nel suo percorso, Massimiliano è un punto di riferimento. «Una persona posata, moderata, che guarda davvero solo al merito. Nei momenti di pressione sa riconoscere il valore in modo diretto: “Meno male che ci sei, meno male che mi dai una mano». Un modo semplice ed efficace per far sentire una persona indispensabile.
Elena apprezza soprattutto la naturalezza con cui chiede supporto, con la quale valorizza le competenze, lavorando con team femminili senza forzature. Perché «nessuno diventa eroe da solo. Il tema della squadra è fondamentale». La sua scelta di “He” nasce da qui, dalla convinzione che il cambiamento non sia mai individuale. Esso si costruisce su alleanze quotidiane, rispetto concreto, merito riconosciuto e con la serenità di chi sa che il progresso, quando è condiviso, diventa naturale.
Massimiliano Lualdi
Massimiliano Laudi: la leadership dell’ascolto che crea valore
Group Chief Financial Officer LKQ Rhiag
L’incontro: una scelta di pancia che diventa metodo
«Le scienze sono sempre state la mia passione», racconta. Perito nucleare con il sogno del volo e dell’Accademia Aeronautica, sceglie la strada militare: prima l’esercito, poi l’aeronautica nel ruolo di ufficiale coordinatore del soccorso aereo. Un periodo che definisce “decisamente formativo”, passato a intervenire anche tra i civili quando il 118 ancora non esisteva. È lì che qualcosa si cristallizza: «Mi piace vedere persone felici intorno a me. Aiutare gli altri mi dà energia».
Quando arriva il momento di lasciare la divisa, cambia rotta e punta sull’economia. «Volevo tornare a essere indipendente, come quando volavo». Consulenza, bilanci, distribuzione con Metro Cash&Carry, fino all’approdo in Rhiag come CFO nel 2017. Il filo conduttore resta lo stesso: autonomia, responsabilità, squadra. Dall’esperienza militare porta con sé qualcosa di preciso: «La mutualità, l’abitudine al lavoro di team, una leadership collaborativa». Un’eredità che oggi si traduce in un modo di guidare fatto di empatia e confronto diretto.
La riflessione: vedere le persone, non le etichette
A capo di un team dislocato in diverse località, Laudi affronta il tema della diversità partendo da un punto fermo: «Io non vedo diversità, vedo persone». Cresciuto in una famiglia molto umile, ha imparato presto a non giudicare per apparenza o categorie, ma per il valore concreto che ciascuno porta.
Eppure, allargando lo sguardo, riconosce che “nella diversità ci sono dei plus”. Nel suo team le donne sono la maggioranza, un equilibrio che ha contribuito a costruire con convinzione: serve armonia “da ambo le parti”. Il risultato si vede nella governance, attraverso più prospettive, più sfumature, decisioni più solide.
La condizione perché funzioni? Un ambiente dove nessuno abbia paura di esporsi. «Sono umano, sbaglio tantissimo ogni giorno». Ed è proprio per questo che crede negli spazi sicuri, in luoghi dove ognuno possa esprimersi liberamente, senza timore. Per lui è lì che si gioca davvero la crescita dell’organizzazione.
Massimo Lualdi
Dal pensare al fare: mentoring, equilibrio e rimozione dei pregiudizi
La leadership di Laudi si vede nel quotidiano. Fa mentoring «a prescindere da uomo o donna», affiancando chi deve superare i propri timori. «Il bello è sedersi accanto a una persona e capire che può andare oltre, senza paura di sbagliare». L’immagine che usa è quella dell’allenatore che guarda l’atleta crescere. Una metafora che dice molto sul suo approccio, fatto di fiducia, ascolto e responsabilità condivisa.
Sulla questione dell’accesso femminile ai ruoli apicali non gira intorno al tema, ammettendo che la maternità possa essere un passaggio delicato, ma conta il contesto. Riconoscere che esistono “fasi diverse” nella vita delle persone evita di trasformare una differenza in un muro. Come presidente del D&I Committee dice chiaramente di aver percepito pregiudizi nel settore automotive, definendoli “qualcosa che io odio”. La sua risposta non è programmatica ma concreta, puntando a valorizzare i talenti, sostenere i percorsi, togliere di mezzo ostacoli tecnici o culturali.
La sua stessa esperienza, segnata dalla scelta difficile di lasciare una carriera militare che amava, rafforza questa sensibilità, perché chi ha dovuto reinventarsi sa cosa significa aiutare gli altri a farlo.
HeForShe, il motore dell’alleanza
«Sono stato scelto, credo, perché sono molto aperto al confronto, all’ascolto, e perché nella ‘diversità’, in senso ampio, vedo sempre qualcosa in più». Così Massimiliano Laudi spiega la decisione di Elena di coinvolgerlo nel progetto HeForShe. «Mi piace essere coerente, e questo è stato un apprezzamento di quell’impegno».
Per lui l’alleanza dovrebbe essere una pratica quotidiana. Gli uomini, dice, dovrebbero “mettere l’ego da parte” e combattere “schemi e stereotipi di machismo”. Questo vuol dire capire che la leadership non è affermazione personale, ma costruzione collettiva.
In quest’ottica, valorizzare le donne, e chiunque altro, non è una concessione, ma una scelta insieme strategica e umana. HeForShe diventa così il naturale prolungamento di un percorso iniziato anni prima, tra piste di atterraggio e prime responsabilità manageriali, affrontate con l’obiettivo di mettere le persone al centro, ascoltarle davvero, e credere che dall’incontro tra differenze possa nascere qualcosa di più grande.
“Alla facoltà di ingegneria aeronautica c’era una sola donna”
Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!
La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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