Donne e motori? Gioie e basta
Camilla & Emilio: un’alleanza reale
Marzo 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Camilla Ronchi
Emilio Guizzetti
Camilla Ronchi
Dalla neve alle piste da corsa, Camilla Ronchi è la giornalista che ha trasformato ogni dubbio in carburante. Cresciuta tra sci, snowboard e hockey, ha conquistato il mondo dei motori un passo alla volta, studiando il doppio di chiunque altro. Atleta, cronista, donna coraggiosa, la sua storia personale vale più di qualsiasi traguardo.
Emilio Guizzetti
Emilio Guizzetti si muove tra la moda e il cinema con una libera lettura delle regole del gioco che gli consente di scegliere solo progetti virtuosi. Regista premiato e alleato concreto delle donne, trasforma le sue opere in strumenti di cambiamento. Ecco perché è stato scelto per HeForShe e cosa lo rende diverso da tutti gli altri
Camilla Ronchi tra le “sue” montagne
Camilla Ronchi: la disciplina della montagna e il coraggio delle nuove sfide
Giornalista sportiva, ex atleta snowboard – in TV racconta i motorsport a 360° e gli sport invernali
Origini e scintilla iniziale: la montagna come scuola di vita
Camilla viene dalla montagna, e si vede. È un dato biografico che dice tutto sul suo carattere. Crescere in un piccolo paese d’alta quota significa fare i conti ogni giorno con la concretezza, con la fatica, con la misura esatta delle cose. Lo sport arriva presto e arriva serio (sci, snowboard fino alle competizioni europee, hockey in nazionale femminile), ma più che i risultati conta quello che lascia.
La sveglia alle cinque, il freddo, il rischio, la caduta e la risalita sono elementi che temprano, soprattutto se affrontati dalla giovane età, quando la personalità prende forma. «La disciplina e la capacità di cadere e rialzarsi mi hanno aiutata molto». C’è qualcosa di specifico nella durezza degli sport invernali che li distingue dagli altri: «Hanno l’aggravante del freddo», spiega. Giocarsi tutto in una discesa di pochi secondi, dopo una preparazione lunga e in condizioni estreme, è un’educazione alla pressione che lascia il segno. È lì, in quella combinazione di fatica e freddo e concentrazione assoluta, che nasce la resilienza.
A rafforzare questa impronta c’è il padre, alpinista, ancora attivo a ottantotto anni. Con lui Camilla ha arrampicato a lungo, e quella pratica le ha trasmesso una lezione semplice e definitiva: in montagna, quando arrampichi, non puoi sbagliare. Se ti molli, ti fai male. Nessuna possibilità di correggere a metà strada, nessun margine per la distrazione. È un principio che, nel tempo, ha finito per orientare tutto il resto.
Eppure, accanto a questa “montanità” quasi severa, c’è qualcosa di inatteso, una solarità naturale, quasi istintiva, che lei stessa riconosce come una delle sue risorse fondamentali: «Sono responsabile, ma anche stordita, molto sulle nuvole, grande sognatrice“, dice ridendo. Ed è così che il passo da “montanità” a “mondanità” è breve!
Sfide e stereotipi di genere: costruire credibilità senza scorciatoie
Entrare nel giornalismo sportivo, e in particolare nel motorsport e negli sport invernali, significa fare i conti con ambienti che hanno una storia lunga e un’apertura spesso limitata. Camilla lo sa, e la sua risposta non è mai stata la rivendicazione, ma il lavoro. «Ci sarà sempre chi dirà che non sei abbastanza preparata, ma io ho sempre studiato, ancora di più quando qualcosa mi veniva riferita». È una frase che dice molto di lei, che non nega la pressione, ma la trasforma in carburante. Studiare di più, mettersi in discussione, riconoscere i propri limiti senza usarli come alibi.
Quando si avvicina al motorsport, un mondo che non conosceva affatto, lo fa con un’onestà disarmante verso se stessa. Capisce subito di dover partire da zero, chiede aiuto a chi ne sa di più, costruisce la propria credibilità mattoncino dopo mattoncino. Il suo approccio è quasi metodologico: umiltà prima, competenza poi, autorevolezza alla fine. In un ambiente dove la tentazione di sopravanzare a tutti i costi è forte, la sua scelta di rallentare e costruire davvero rappresenta un suo elemento distintivo.
Camilla Ronchi sulle piste con il figlio
Camilla Ronchi: tramonto sul mare
Valori e visione personale: curiosità, energia e desiderio di evoluzione
C’è qualcosa di volutamente aperto nel modo in cui Camilla guarda alla propria vita. «Non ho mai saputo cosa volessi fare… ho sempre la sensazione che la prossima sfida stia arrivando». Questa è la scelta consapevole di non volersi chiudere in un’unica definizione. Madre, giornalista, imprenditrice, abita tutti questi mondi senza sentirsi esaurita in nessuno. Anzi, aggiunge che spesso le cose le sono “capitate”, come se la disponibilità al nuovo avesse una forza attrattiva propria, capace di portare opportunità che un piano rigido avrebbe tenuto fuori campo.
A tenere insieme tutto c’è una solarità che lei stessa riconosce come una risorsa, qualcosa che l’ha aiutata anche nei momenti più difficili e ce ne sono stati. A volte la leggerezza la si appioppa a chi non vede i problemi, invece, in questo caso, è il valore aggiunto di chi li attraversa senza perdere la propria direzione. Ambizione e capacità di sognare, responsabilità e concretezza, un equilibrio che non si spiega a parole, ma che ho riconosciuto pienamente nel modo in cui mi ha raccontato la sua storia.
Momenti di svolta e resilienza: tra Olimpiadi, lavoro e vita reale
Le Olimpiadi invernali da inviata non lasciano margine all’approssimazione. Camilla ha lavorato per Eurosport tra i pochi giornalisti presenti, circondata per lo più da commentatori che erano stati atleti. «Non ti puoi permettere di essere poco precisa e scarsamente rigorosa». Il ritmo era serrato, un giorno il curling, il giorno dopo lo sci, la sera la diretta del bob, e la conoscenza completa su tutti questi sport non era data per scontata. Bisognava avere elasticità, flessibilità immediata, e soprattutto non mostrare le crepe. La fatica, racconta, è arrivata subito dopo, quando l’adrenalina è venuta a mancare.
Ma la resilienza più autentica emerge altrove, in un episodio che Camilla mi racconta con una semplicità che mi ha colpita più di qualsiasi enfasi, che ho interpretato come esito di un lungo e approfondito lavoro su se stessa e sul dolore, che ha trasformato da zavorra in risorsa, presente sicuramente, ma non come uno svantaggio alla partenza. Suo marito è morto il 17 agosto. Suo figlio aveva quattro anni.
Lei aveva già firmato per le Olimpiadi in Corea, con partenza prevista per gennaio. La domanda che si è trovata davanti non era semplice: partire, o restare? La risposta che ha trovato, e che ha scelto di dare anche a suo figlio, è quella di chi sa che i sogni e le responsabilità non si escludono a vicenda, e che fanno parte di quel dovere educativo e formativo che ogni genitore ha nei confronti dei propri figli. «Cosa dovevo fare? Ascoltare chi mi diceva che non potevo partire o insegnare al mio bambino che si possono avere sogni, che si hanno responsabilità?». Al primo segnale di difficoltà del bambino, sarebbe tornata, ovviamente. Ma non è successo. È tornata trovando un figlio cambiato, più autonomo, capace di stare anche senza di lei. Non un gesto eroico, ma una decisione sicuramente pesante, consapevole, forse la più difficile della sua vita.
HeForShe: una scelta di stima, valori condivisi e alleanza concreta
La parità di genere, per Camilla, non è un tema astratto. È qualcosa che ha osservato sul campo, nelle storie di chi non molla, una “resilienza” e una “testardaggine” che ha visto concretizzarsi proprio ai Giochi olimpici, dove le atlete hanno offerto una dimostrazione silenziosa e potente di cosa significhi essere forti. Da questa prospettiva nasce anche la scelta del partner per il progetto HeForShe, conosciuto per vie del tutto professionali: lui stava girando un cortometraggio sulla parità di genere, si intitola “Aspetti il prossimo?”, e cercava una figura femminile con competenze nel mondo dei motori. Un’alleanza fondata su stima reciproca e valori condivisi. Il modo più coerente, per chi ha sempre preferito costruire piuttosto che dichiarare.
Emilio Guizzetti durante la premiazione a Venezia del cortometraggio “Perdutamente”. In giuria Pupi Avati
Emilio Guizzetti: tra narrazione sociale, impegno creativo e alleanze per il cambiamento
Professionista della moda – Regista di cortometraggi e documentari a sfondo sociale
L’incontro: un autore tra arte, professione e libertà progettuale
L’incontro con Emilio Guizzetti restituisce immediatamente il profilo di un professionista poliedrico, capace di muoversi con naturalezza tra linguaggi e contesti diversi. Regista, autore, creativo, con una formazione solida al DAMS di Bologna e una lunga esperienza tra cinema, teatro e radio, Guizzetti affianca al percorso artistico un’attività concreta nel settore moda. «Ho un lavoro nel settore della moda, che mi permette di vivere, quindi, in ambito artistico scelgo sempre dei progetti che mi piacciono al di là dell’aspetto economico». Non tutti hanno questa libertà progettuale, che diventa anche responsabilità. Il suo curriculum parla di diverse opere premiate e di collaborazioni significative, ma ciò che colpisce è la coerenza con cui ha mantenuto una direzione precisa, utilizzando la narrazione come strumento di lettura del reale.
La riflessione: superare i pregiudizi attraverso consapevolezza ed esperienza
Nel suo percorso, la riflessione sulla parità di genere nasce da un’esperienza concreta e quotidiana, non da una posizione ideologica. «Mi sono sempre ritenuto una persona con pochi pregiudizi». Non avere pregiudizi non significa, però, non interrogarsi, anzi, la totale apertura del diaframma alla luce proveniente da ogni direzione deriva proprio da una continua riflessione, da una reiterata curiosità. Il suo approccio è lucido e privo di retorica, da cui emerge la convinzione che la discriminazione sia un insieme di micro-percezioni radicate. Ecco, quindi, che da qui nasce in lui un pensiero che mette al centro la competenza, oltre ogni etichetta. «Il genere non ha niente a che fare con la valutazione della professionalità, ma solo le conoscenze e competenze singole». Una visione che si traduce in una costante attenzione all’empatia, intesa come capacità di comprendere davvero l’altro, senza sovrastrutture.
Emilio Guizzetti al lavoro con la sua videocamera
Emilio Guizzetti al lavoro con la sua videocamera
Dal pensare al fare: progetti, metodo e inclusione concreta sul campo
Con il cortometraggio “Aspetti il prossimo?”, Emilio affronta la discriminazione di genere nel lavoro con ironia e profondità. «Anche dietro le quinte, la troupe e lo staff erano un po’ ribaltati rispetto agli stereotipi. Ad esempio, la segretaria di edizione era, in realtà, un segretario! E la produzione era quasi tutta al femminile». Il suo metodo di lavoro è segnato da un’attenzione costante alle persone e alle dinamiche relazionali, affinata anche attraverso l’esperienza commerciale. «Il fatto di lavorare in un’agenzia di rappresentanza mi ha anche insegnato come parlare con le persone, come spiegare un progetto». Questa capacità di mediazione diventa uno strumento essenziale per trasformare idee complesse in progetti reali, accessibili e condivisi.
HeForShe, il motore dell’alleanza: una scelta fondata su coerenza e visione condivisa
Nel contesto di HeForShe, la figura di Emilio emerge come quella di un alleato credibile e concreto. Camilla Ronchi lo ha scelto come partner per la sua capacità di mettere in discussione se stesso e il sistema in cui opera. Il suo percorso dimostra una sensibilità autentica verso la valorizzazione delle donne, maturata in ambienti dove la presenza femminile è centrale e riconosciuta. La sua attitudine a costruire contesti inclusivi, a ribaltare gli stereotipi nei fatti e non solo nei discorsi, lo rende un interlocutore affidabile. In lui si riconosce un approccio alla professione e, in generale, alle relazioni, fatto di ascolto, di rispetto, di attenzione, capace di contribuire a un’alleanza reale.
Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!
La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
Vuoi saperne di più? Clicca qui


