Duralfa racconta…
Giulia Mon Amour
“Duralfa è il nome di una lega brevettata dall’Alfa Romeo e utilizzata prima sui motori aeronautici, poi anche sui motori automobilistici, uno pseudonimo che da solo è un indicatore dello spirito, dell’anima e del cuore Alfa Romeo. Scoprite un viaggio attorno alle vetture del nostro museo attraverso racconti che nascono da un punto di vista mai banale, arricchiti da immagini che mostrano forme sempre affascinanti. Grazie Duralfa!” Elisabetta Cozzi
foto 1.1: il volante in bachelite della “6C 2500” cabriolet del Museo F.lli Cozzi, una tra le vetture più prestigiose dell’immediato dopoguerra
foto 1.2: il particolare della lavorazione del coprimozzo delle due razze del volante della “6C 2500” cabriolet del Museo F.lli Cozzi
foto 1.3: il volante dell’esemplare della “1900” del Museo Cozzi
Duralfa
Lo scrittore “segreto” con l’Alfa nel cuore, nell’anima e negli occhi, racconterà un’interpretazione particolare delle vetture Alfa Romeo del museo, perché ogni auto ha dietro di sé un mondo da scoprire e raccontare.
Volanti*********
Nel 1963 l’Alfa Romeo ritorna ufficialmente nelle competizioni attraverso la struttura dell’ “Autodelta” (foto 2.1), la factory che progetta e prepara le vetture del Biscione, prima in provincia di Udine poi nella sede definitiva di Settimo Milanese (foto 2.2). Questa soluzione tecnico-organizzativa nasce grazie ad un’intuizione del Presidente Giuseppe Luraghi, che elabora una struttura staccata fisicamente dalla fabbrica ma con un elevato grado di autonomia decisionale, a capo c’è l’Ing. Carlo Chiti. L’Alfa Romeo torna sui circuiti, dopo i Mondiali dell’Alfetta in F.1, le partecipazioni “pre-era Giulietta” alla Mille Miglia e dopo il rilancio produttivo – necessario alla sopravvivenza dell’Azienda – che si consolida con l’avvio dello stabilimento di Arese. La prima vettura sfornata dall’Autodelta è la “Giulia TZ” (1963) (foto 2.3): telaio tubolare, meccanica della Giulia, carrozzeria a coda tronca realizzata da Zagato. La TZ comincia a vincere e fa capire al mondo che la Casa Milanese fa sul serio. I suoi piloti stringono la corona in legno di un volante classico per le vetture sportive (foto 2.4), con tre razze in cui ciascuna presenta tre fori di differenti dimensioni, lo stemma Alfa Romeo sul coprimozzo è cromato in campo nero lucido: un insieme decisamente racing.
L’anno successivo la Giulia è già la best seller del Biscione, una vettura talmente innovativa e moderna che proietta l’Alfa Romeo verso numeri di produzione ancora più elevati di quelli della Giulietta e la “Sprint GT” (foto 2.5) – variante coupé della berlina “disegnata dal vento” – contribuisce indubbiamente a consolidare il successo commerciale della serie 105.
foto 1.4: il dettaglio della corona bicolore del volante della “1900”, secondo i canoni attuali estremamente sottile, ma convenzionale negli anni Cinquanta
foto 1.5: l’anello cromato del clacson che interseca le due razze del volante della “1900”
foto 1.6: lo Stemma dell’Alfa Romeo al centro del coperchio copri-mozzo del volante della “Millenove”: croce, biscione e corona d’alloro per celebrare i successi sportivi della Casa Milanese
foto 1.7: il volante della “Giulietta T.I.” del Museo F.lli Cozzi
La Giulietta (foto 2.6), che continua ad essere presente nel listino “sotto” la Giulia, comincia ad accusare il peso degli anni e al Portello studiano una soluzione per sostituirla, per non perdere la clientela di una cilindrata più contenuta del “millesei” ma che vuole uno “standing” da Alfa Romeo. Così l’11 maggio 1964 viene presentata a Monza la “Giulia 1300”, versione di accesso alla gamma, con allestimento semplificato, adotta il volante, molto originale, ma poco sportivo, della “T.I.” (foto 2.7).
L’anno successivo, al salone di Ginevra, l’Alfa presenta invece l’ampliamento verso l’alto della gamma Giulia con la “Super”, che ha un allestimento molto curato, con dettagli esterni differenti e con un volante che – finalmente – ha un disegno e una funzionalità “molto-Alfa Romeo”: quello della “T.I. Super” (foto 2.8), che “arreda” un interno più ricco e di classe (foto 2.9), con una strumentazione che ritorna a ricchi strumenti circolari contornati da anelli cromati.
foto 1.8: lo Stemma Alfa Romeo sul coperchio del mozzo del volante della “Giulietta T.I.”: c’è anche la denominazione del modello e della versione specifica
foto 1.9: il volante, da vera ammiraglia per dimensioni, della “2600”, berlina all’apice della gamma della Casa Milanese
foto 1.10: corona sottile, sempre bicolore e con l’anello del clacson, ma con diametro “importante”, per minimizzare lo sforzo del conducente e per sottolineare il rango del modello: la “2600” è la berlina che ricopre il ruolo di ammiraglia dell’Alfa Romeo
foto 1.11: il volante della “2600 Spider” del Museo F.lli Cozzi: rispetto alla berlina, qui ritroviamo uno stile consono ad una sportiva di alto livello dei primi anni Sessanta
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Il ’65 è anche la stagione dell’allargamento della gamma della “Giulia Sprint GT”: al salone di Amsterdam debutta la “Giulia Sprint GTA” (foto 2.10), la mitica “Alleggerita”. La GTA è la vettura che lancia l’Autodelta nell’olimpo delle corse internazionali: il coupè milanese vince in tutto il mondo (foto 2.11), diventando la vettura da battere. Il suo volante in legno, come quello che equipaggia la Giulia TZ, viene stretto anche da De Adamich e Zeccoli, che conducono un esemplare della GTA nella 6 ore del Nürburgring del 1966 dove, oltre ad aggiudicarsi la gara, girano sulla Nordschleife in meno di dieci minuti (9’ 59” 70), stabilendo il nuovo record per le vetture della categoria “turismo”.
foto 1.12: il volante della “Giulia T.I.”, anch’esso, come la vettura, dal disegno insolito
foto 1.13: il volante a tre razze, molto sportivo, della “Giulia T.I. Super” del Museo Cozzi, uno dei due esemplari realizzati in “grigio grafite”
foto 1.14: il volante a tre razze della “Giulia Spider” della collezione Cozzi
Oltre alle vittorie che infiammano la passione dei sostenitori dell’Alfa Romeo, la Giulia Sprint si consolida sul mercato come una tra le vetture più desiderabili. Nella primavera del ’66 viene presentata la “Giulia Sprint GT Veloce”: 3 cv di potenza in più, migliore erogazione del bialbero e, tra le modifiche estetica, c’è proprio il volante: corona in plastica nera, tre razze in alluminio con barre del clacson nere, coprimozzo nero lucido con “croce e biscione” ben visibili, dorati su fondo platino e, soprattutto, si accentua il calice (foto 2.12). Nel settembre dello stesso anno presso la pista di Balocco viene svelata la Sprint GT nella la sua versione d’accesso: la “GT 1300 Junior” diventa il sogno dei giovani della seconda metà degli anni Sessanta: sui poster nelle loro “camerette” c’è lei. Il volante della “GT Junior” ha uno stile estremamente particolare (foto 2.13), molto essenziale e minimalista: corona e razze sottili in plastica nera lucida, comando clacson cromato, inserito nella forma delle razze stesse. Il coprimozzo ha il marchio, leggermente incassato, che riproduce anche la scritta “ALFA ROMEO – MILANO” (foto 2.14), simboli e caratteri cromati in campo nero lucido: molto “minimal-cool” si direbbe oggi.
foto 1.15: la “T.I. Super” mostra un volante con le razze in metallo leggermente inclinate verso l’interno
foto 1.16: le fessure sulle razze del volante della “Giulia T.I. Super”
foto 1.17: lo Stemma Alfa Romeo in color alluminio al centro del copri-mozzo del volante della “Giulia T.I. Super” con l’immancabile corona d’alloro
foto 1.18: il volante della “Giulia Sprint GT” del 1963
Ma il pubblico giovanile, allora come oggi, è inevitabilmente attratto dalle auto sportive con prestazioni esuberanti e dallo stile affascinante: la “1600 Spider Duetto” del 1966 (foto 2.15) è il secondo asso calato dalla Casa di Arese nel 1966. Dal salone di Ginevra la “Duetto” ha il compito di sostituire un mostro sacro del Biscione, la “Giulietta Spider”, e anche in questa occasione Pininfarina va a segno. La Duetto, con la sua singolare linea a “osso di seppia” (foto 2.16), riconferma la leadership dell’Alfa, grazie anche al successo sul mercato americano anche per il ruolo da protagonista che interpreta nel film hollywoodiano “il Laureato”, in cui un brillante Dustin Hoffman è al posto guida di una Duetto rossa sulle strade della California, stringendone il volante (foto 2.17), lo stesso della “Giulia GT Veloce”.
Ad Arese sono pragmatici e non possono “dimenticare” la Giulia berlina, spina dorsale commerciale della line-up del Biscione e, nel contesto dei periodici miglioramenti e ritocchi estetici, la “T.I.” e la “1300 T.I.” adottano il volante minimalista della GT Junior (foto 2.18).
Sempre nel 1963 arriva sul mercato la versione coupé della berlina sportiva milanese, cioè la “Giulia Sprint GT”, vettura di grande successo, che esalta le caratteristiche tecniche di base della “serie 105” (cioè Giulia) e che nel cuore degli appassionati e degli alfisti sostituisce un “mostro sacro” come la Giulietta Sprint. La “Sprint GT” adotta da subito il volante a tre razze della “T.I. Super” (foto 1.18), sottolineando il profilo da Gran Turismo – al di là della denominazione “GT” – prestigiosa e performante.
Marzo 2025


