Duralfa racconta…
Dall’aristocratica “6C 2500” alla berlina disegnata dal vento
“Duralfa è il nome di una lega brevettata dall’Alfa Romeo e utilizzata prima sui motori aeronautici, poi anche sui motori automobilistici, uno pseudonimo che da solo è un indicatore dello spirito, dell’anima e del cuore Alfa Romeo. Scoprite un viaggio attorno alle vetture del nostro museo attraverso racconti che nascono da un punto di vista mai banale, arricchiti da immagini che mostrano forme sempre affascinanti. Grazie Duralfa!” Elisabetta Cozzi
foto 1.1: il volante in bachelite della “6C 2500” cabriolet del Museo F.lli Cozzi, una tra le vetture più prestigiose dell’immediato dopoguerra
foto 1.2: il particolare della lavorazione del coprimozzo delle due razze del volante della “6C 2500” cabriolet del Museo F.lli Cozzi
foto 1.3: il volante dell’esemplare della “1900” del Museo Cozzi
Duralfa
Lo scrittore “segreto” con l’Alfa nel cuore, nell’anima e negli occhi, racconterà un’interpretazione particolare delle vetture Alfa Romeo del museo, perché ogni auto ha dietro di sé un mondo da scoprire e raccontare.
Volanti Alfa Romeo – parte 1
I volanti che equipaggiano le vetture della Casa Milanese iniziano ad avere una propria identità stilistica negli anni ’50, tra la scia delle ultime “6C 2500” realizzate (foto 1.1), ancora con tecnologia anteguerra e telaio a longheroni (foto 1.2), e le prime serie della berlina “1900”, la prima vettura progettata con scocca portante e prodotta al Portello su una vera e propria linea di assemblaggio.
Il volante che equipaggia la 1900 berlina è molto semplice e con un design e una funzionalità definibili come “convenzionali” nei primi anni ’50 (foto 1.3): diametro ampio, bachelite, corona sottile (foto 1.4), bicolore, anello cromato che interseca a metà le due razze (foto 1.5).
Immancabile (anche se in futuro ci saranno interessanti eccezioni) lo stemma Alfa Romeo al centro, ben visibile, circondato dalla corona d’alloro (foto 1.6), testimone dei successi nelle competizioni, a maggior ragione quando la “millenove” è coeva dei due Mondiali di F.1 (i primi due della storia) conquistati dall’”Alfetta 158/159” (1950-’51).
foto 1.4: il dettaglio della corona bicolore del volante della “1900”, secondo i canoni attuali estremamente sottile, ma convenzionale negli anni Cinquanta
foto 1.5: l’anello cromato del clacson che interseca le due razze del volante della “1900”
foto 1.6: lo Stemma dell’Alfa Romeo al centro del coperchio copri-mozzo del volante della “Millenove”: croce, biscione e corona d’alloro per celebrare i successi sportivi della Casa Milanese
foto 1.7: il volante della “Giulietta T.I.” del Museo F.lli Cozzi
La 1900 inaugura il filone delle “berline sportive” – product package inventato dalla Casa Milanese ed elemento che ha contribuito al successo delle sue “tre volumi” – e cinque anni più tardi viene esteso al modello d’ingresso della gamma con la “Giulietta”, vettura che trasforma l’Alfa Romeo in un grande costruttore (circa 180.000 esemplari prodotti a fine carriera, numeri mai visti al Portello).
Siamo a metà degli anni Cinquanta e il volante della Giulietta è molto simile a quello della sorella maggiore 1900 (foto 1.7), con qualche variazione: il Marchio Alfa posto al centro, oltre ad essere circondato dalla “solita” corona d’alloro, è, nella porzione esterna, contornato dal nome del modello (sopra) e della versione specifica nella parte inferiore (foto 1.8). Quasi a sottolineare con orgoglio che chi guida non deve mai dimenticarsi cosa guida.
foto 1.8: lo Stemma Alfa Romeo sul coperchio del mozzo del volante della “Giulietta T.I.”: c’è anche la denominazione del modello e della versione specifica
foto 1.9: il volante, da vera ammiraglia per dimensioni, della “2600”, berlina all’apice della gamma della Casa Milanese
foto 1.10: corona sottile, sempre bicolore e con l’anello del clacson, ma con diametro “importante”, per minimizzare lo sforzo del conducente e per sottolineare il rango del modello: la “2600” è la berlina che ricopre il ruolo di ammiraglia dell’Alfa Romeo
foto 1.11: il volante della “2600 Spider” del Museo F.lli Cozzi: rispetto alla berlina, qui ritroviamo uno stile consono ad una sportiva di alto livello dei primi anni Sessanta
Prima dell’arrivo della “Giulia T.I.
Prima dell’arrivo della “Giulia T.I.” (1962), la gamma si amplia verso l’altro con la “2000” berlina seguita dalla grossa “2600” (6 cilindri), a tutti gli effetti l’ammiraglia della gamma: il volante di queste due “berlinone” rispecchia ancora i canoni stilistici (e funzionali) della seconda metà degli anni Cinquanta, con un diametro ancora più “importante” (foto 1.9), se vogliamo proporzionato al rango della vettura e, pragmatismo funzionale, per agevolare lo sforzo delle braccia di chi guida (foto 1.10).
All’epoca il cosiddetto “servosterzo” non era previsto. A fianco delle berline al top di gamma ci sono le rispettive versioni coupé – 2000 e 2600 “Sprint” – e roadster – 2000 e 2600 “Spider” – equipaggiate con un volante (finalmente) sportivo ed elegante (foto 1.11), da vera gran turismo all’italiana, che ritroveremo su coupè e spider della prima gamma della “Giulia”.
Dal 27 giugno del 1962, all’Autodromo Nazionale di Monza, il mondo dell’automobile subisce un sussulto: il Presidente dell’Alfa Romeo Giuseppe Luraghi presenta la “Giulia T.I.”, nuova interpretazione del concetto di berlina sportiva, ma non solo. La Giulia accelera lo sviluppo della Casa Milanese negli anni Sessanta, grazie alle sue caratteristiche fuori dall’ordinario – come la precedente “Giulietta” negli anni ’50 – “scioccante” nell’estetica, decisamente innovativa e “di rottura”, con un design personale e riconoscibile tra mille modelli, con un coefficiente aerodinamico efficace, tanto da essere celebrata con il claim pubblicitario “disegnata dal vento”.
foto 1.12: il volante della “Giulia T.I.”, anch’esso, come la vettura, dal disegno insolito
foto 1.13: il volante a tre razze, molto sportivo, della “Giulia T.I. Super” del Museo Cozzi, uno dei due esemplari realizzati in “grigio grafite”
foto 1.14: il volante a tre razze della “Giulia Spider” della collezione Cozzi
Ma la Giulia si apprezza ancora meglio al posto guida e, inevitabilmente, l’attrezzo da impugnare per divertirsi tra le curve è un volante che ha una forma\ nuova rispetto a quello della Giulietta: è un trait d’union tra stile anni Cinquanta (quindi Giulietta) e la funzionalità sportiva degli anni ’60.
Corona nera in plastica, due razze bianche, che formano una “V” nella parte centrale, reclinate verso l’interno, anello del clacson solo nella parte inferiore delle razze stesse (foto 1.12). Ma è il trattamento grafico dello Stemma Alfa Romeo ad apparire originale: iscritto in una sorta di coprimozzo esagonale – inizialmente di colore nero poi variato in bianco – con i lati verticali più corti. Quindi originalità anche nel volante, coerentemente con le soluzioni estetiche della vettura nel suo complesso.
foto 1.15: la “T.I. Super” mostra un volante con le razze in metallo leggermente inclinate verso l’interno
foto 1.16: le fessure sulle razze del volante della “Giulia T.I. Super”
foto 1.17: lo Stemma Alfa Romeo in color alluminio al centro del copri-mozzo del volante della “Giulia T.I. Super” con l’immancabile corona d’alloro
foto 1.18: il volante della “Giulia Sprint GT” del 1963
Uno stile pulito, sportivo… perfetto
Con la “T.I. Super” del 1963, versione realizzata per essere impiegata nelle competizioni, la Giulia propone il volante a tre razze (foto 1.13), molto simile a quello apparso l’anno precedente su “Giulia Spider” (foto 1.14) e “Giulia Sprint”, con una leggera inclinazione delle razze stesse verso il coprimozzo (foto 1.15): uno stile pulito, molto caratteristico, immediatamente recepito come sportivo, perfetto per la berlina sportiva del biscione. Corona in plastica nera lucida, razze in metallo e su ciascuna una fessura al centro (foto 1.16) – per alleggerimento ed estetica – coperchio coprimozzo centrale anch’esso nero lucido con corona d’alloro e Stemma Alfa Romeo in color alluminio (foto 1.17). Questo comincia ad essere considerato dal pubblico, e dagli alfisti, una tipologia di volante “molto-Alfa Romeo”.
Sempre nel 1963 arriva sul mercato la versione coupé della berlina sportiva milanese, cioè la “Giulia Sprint GT”, vettura di grande successo, che esalta le caratteristiche tecniche di base della “serie 105” (cioè Giulia) e che nel cuore degli appassionati e degli alfisti sostituisce un “mostro sacro” come la Giulietta Sprint. La “Sprint GT” adotta da subito il volante a tre razze della “T.I. Super” (foto 1.18), sottolineando il profilo da Gran Turismo – al di là della denominazione “GT” – prestigiosa e performante.
Dicembre 2025


