Alfa Romeo 1900

Nel “Reparto Corse” con il papà… della Formula Boxer

Ottavio e Gianni Tonti raccontano “il papà dell’Alfa Boxer”

A volte le storie sono giri di pista che passano, si doppiano, scambiano al bivio. Qualcuna resta ai box, altri provano a rincorrere record ma tutte, sanno fermarsi davanti davanti a una bella auto da contemplare e, soprattutto, alla storia che ha da raccontare.

È quello che abbiamo immaginato ascoltando prima la voce dell’Ing. Gianni Tonti, per noi il “papà dell’Alfa Boxer” e Voce dell’Alfa Romeo , e poi quella di Ottavio, suo figlio, pilota collaudatore per Quattroruote e Ruote Classiche.

Nel suo canale Youtube Ottavio, ama raccontare il Reparto Corse: «La vita che viviamo, registrata, salvata, ricordata. Questo mi piace fare: ascoltare. Perché prima di tutto è per me e poi è per chi vuole e sa ascoltare».

Tra le tante storie che ha raccontato non potevano mancare quelle vissute e scritte di pugno, dal padre Gianni, storico ingegnere di Lancia che ha regalato emozioni sportive anche ai cuori alfisti.

Questa volta sarà quindi Ottavio “alla guida” della chiacchierata in cui l’Ing. Tonti racconta al nostra Alfa Boxer. 

Clicca e ascolta l’intervista nel “Reparto Corse” realizzata da Ottavio Tonti

Una passione “spudoratamente trasferita”

Una bella storia, vero? Per una volta, però, abbiamo voluto mettere “dall’altra parte del microfono” Ottavio e così lui, abituato a fare domande, ha raccontato la sua storia di pista, passione e motori e di come l’ha condivisa con il padre. Buona lettura…

Come è nata la tua passione per le auto?

«La passione per le auto è stata spudoratamente trasferita – racconta sorridendo –  Mio papà è entrato nella Lancia nel ’67, io sono nato nel ’74 e quindi arrivavano a casa i modellini, leggevo il giornale, come ad esempio Autosprint; lo sfogliavo e trovavo la foto di mio papà con il pilota di turno, quindi il mio sogno è sempre stato quello di lavorare nel mondo delle auto e di correre in macchina o di fare il pilota, insomma, di guidare. Anche la bicicletta diventava un’automobile! Quando andavamo in gita guidavo: il papà guidava bene e aveva a che fare con persone che sapevano guidare. Io, col mio volantino, mi mettevo nel sedile dietro e facevo le stesse manovre che faceva lui sull’autostrada, in mezzo alle colline, quando andavamo al lago …».

Insomma, un forte imprinting che hai fatto tuo…

«Sì, un trasferimento di interesse anche se lui ha un approccio al mondo dell’automobile molto più ingegneristico e tecnico, mentre per me la componente fisica, cioè quella legata alla guida, è stata fondamentale. Se so come funziona una macchina, devo anche poterla sapere e poterla guidare».

A un certo punto le vostre carriere si sono incrociate e poi si sono divise…

«Si sono incrociate nel momento in cui ho cominciato a lavorare a Quattroruote come collaudatore, ventidue anni fa, e lui ha partecipato alla realizzazione del circuito, ma in realtà non ero direttamente legato alle sue auto».

Spoiler: la prossima primavera potrebbe far realizzare a Ottavio un piccolo grande sogno, quello di arrivare in pista con cinque Lancia su cui ha lavorato il padre Gianni. «Qualcuna l’ho già guidata, come la Stratos e la LC2 ma mi mancano la Fulvia, la MonteCarlo Turbo e la LC1» e, aggiungiamo noi, la Formula Boxer.

Foto 1.7: il motore a 4 cilindri bialbero di 1290 cc della Giulietta, in questo caso una “t.i.” del 1960 del museo F.lli Cozzi.

Ottavio con la sorella e il modellino della Formula Boxer

Alfa Boxer presentazione Monza

 Alla guida…dell’intervista

Provate a immaginare di poter intervistare vostro padre, trovando l’equilibrio tra affetto e informazione, tra la voglia di ricordare insieme e quella di porre il giusto distacco “giornalistico”. Cosa provereste? L’abbiamo chiesto a Ottavio.

Essere tu alla guida dell’intervista, raccontare quella storia, come è stato?

«In realtà è stato molto, molto naturale. Lui ogni tanto racconta, viene fuori con “mi viene in mente quella volta che…”. Chiacchierando ci sono sempre mille interruzioni perché siamo in famiglia, perché è pronta la cena e allora mi sono detto: “l’ho convinto a scrivere il primo libro, perché non fare un’intervista”. E poi fare domande mi viene naturale. Alla fine l’intervista la fa lui, cioè io gli do il la e poi lui andrebbe avanti a raccontare anche il rapporto che aveva col fornitore delle turbinе che gli ha dato il bigliettino di viaggio…».

Il piacere di raccontare dell’Ing. Tonti è stato il motivo che ci ha fatto pensare subito a lui quando abbiamo pensato a “Le voci dell’Alfa Romeo“, ma abbiamo ancora una fondamentale domanda da fare…

 Foto 1.9: la scritta posteriore della “Giulietta t.i.” del museo Cozzi.

Il pilota Luigi “Nino” Bianco della Formula Boxer del Museo Fratelli Cozzi 

Foto 1.10: un primo piano della plancia della Giulietta del museo F.lli Cozzi realizzato dal lunotto posteriore.

La Formula Boxer del museo esposta al Motor Show nel 2018

La mitica valigia dell’Ingegnere e il “dettaglio pazzesco”

Da quando abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona l’Ing. Tonti, qui al museo non smettiamo di chiederci: ma cosa ci sarà dentro la sua mitica valigetta di cuoio? 

«Ci sono sempre degli appunti – ci confessa sorridendo Ottavio – perché la cosa impressionante è che lui ha sempre una cartellina con un contenuto sempre diverso in base all’argomento di cui dovrà parlare. Si segna sempre tutto! Io ho fatto un video in cui spiega i famosi “quaderni”. Per ogni Fulvia su cui ha lavorato, lui ha scritto il numero di telaio e di targa sulla copertina e poi, per risparmiare, l’ha girato sottosopra e ha scritto al contrario, come si faceva una volta, e gara per gara c’è scritto chi ha guidato, che rapporti del cambio c’erano, il numero del motore… poi, ovviamente, gara per gara è indicato il primo classificato assoluto, il secondo assoluto… a vederli così, sono degli appunti scritti a penna molto ordinati, ci sono pochissime correzioni, cosa che io non riesco a capire come fa uno a scrivere senza fare correzioni».

E c’è un dettaglio pazzesco: di tutte queste cose, uno poi va a vedere e quello che c’è scritto lì a penna e trova, non so, il Montecarlo del ’72 vinto da Munari con la Fulvia contro Alpine, contro Porsche. Una vittoria che è entrata nella storia, tanto che la Lancia rimise in catena di montaggio delle Fulvia, perché aveva realmente fatto il botto dal punto di vista mediatico, e hanno deciso di riavviare la produzione. Cioè, quella vittoria lì ha riportato in fabbrica gli operai! Eppure io vedo quattro righe scritte così…».

Una ricordo che ispira una riflessione su quanto i motori in pista,  possano essere anche motori dell’economia e, nel nostro caso, della cultura.

Martina Rabbolini alle paraolimpiadi Paris 2024

Ottavio Tonti, mentre intervista il papà Gianni

Ottavio Tonti 

Ho iniziato a lavorare molto presto, a 17 anni, mentre terminavo gli studi, in un’officina meccanica dove costruivamo i motori Alfa Romeo dell’Alfacorse, quelli cha facevano il DTM, il campionato tedesco turismo. È stata un’esperienza estremamente formativa, non solo per il tipo di competenze acquisite, ma soprattutto per l’approccio al lavoro, fatto di passione e cura dei dettagli.

Nel 2000, grazie alla seconda mia grande passione, l’informatica, ho partecipato alla redazione di MotorShowOnline.it. In piena new economy, un sito sulla mobilità a 360° diretto da Mauro Coppini, allora già ex direttore di Quattroruote che si esaltava nella scoperta del “write&publish”. Dopo un paio di anni, nel 2002, si libera un posto di collaudatore presso il Centro Prove Quattroruote e riesco a fare il lavoro che ho sempre sognato.

Gli anni di formazione sono tanti, prima di poter dare la mia opinione ed iniziare ad essere “autorevole”, come la rivista richiede. Da oltre dieci anni mi occupo anche dell’analisi dati e della gestione degli strumenti, progettando nuove metodologie di prova per avere risultati sempre più ripetibili, affidabili, solidi.

L’ultima sfida è la realizzazione e l’ottimizzazione della nostra banca dati prove. Un vero “istituto di credito” dove raccogliere i dati degli ultimi quindici anni, per poterli comparare, classificare e analizzare.

 

Gennaio 2026