{"id":783,"date":"2016-10-29T16:22:58","date_gmt":"2016-10-29T14:22:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.museofratellicozzi.com\/web\/?p=783"},"modified":"2021-02-22T17:21:32","modified_gmt":"2021-02-22T16:21:32","slug":"le-partenze-deficienti-ricordi-alfisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museofratellicozzi.com\/news\/le-partenze-deficienti-ricordi-alfisti\/","title":{"rendered":"Le partenze deficienti&#8230;ricordi alfisti"},"content":{"rendered":"\n\n\n[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221; make_fullwidth=&#8221;off&#8221; use_custom_width=&#8221;off&#8221; width_unit=&#8221;on&#8221; use_custom_gutter=&#8221;off&#8221; padding_mobile=&#8221;off&#8221; background_color=&#8221;rgba(255,255,255,0)&#8221; allow_player_pause=&#8221;off&#8221; parallax=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;off&#8221; make_equal=&#8221;off&#8221; parallax_1=&#8221;off&#8221; parallax_method_1=&#8221;off&#8221; column_padding_mobile=&#8221;on&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_font_size=&#8221;16&#8243; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; background_color=&#8221;rgba(0,0,0,0)&#8221; header_font_size=&#8221;30&#8243; header_font_size_tablet=&#8221;30&#8243; header_font_size_phone=&#8221;30&#8243; header_letter_spacing=&#8221;0&#8243; header_letter_spacing_tablet=&#8221;0&#8243; header_letter_spacing_phone=&#8221;0&#8243; header_line_height=&#8221;1&#8243; header_line_height_tablet=&#8221;1&#8243; header_line_height_phone=&#8221;1&#8243; text_letter_spacing=&#8221;0&#8243; text_letter_spacing_tablet=&#8221;0&#8243; text_letter_spacing_phone=&#8221;0&#8243; text_line_height=&#8221;1.7&#8243; text_line_height_tablet=&#8221;1.7&#8243; text_line_height_phone=&#8221;1.7&#8243; border_width=&#8221;1&#8243;]\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Le ricordo ancora le partenze deficienti. Tutti si partiva il primo di agosto, non c&#8217;erano santi! Quelli che partivano a luglio erano gente un po&#8217; strana, a met\u00e0 tra lo snob e il lazzarone, quelli di giugno, poi, non ne parliamo!<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\"> Se partivi a giugno o eri tanto ricco da avere una casa in montagna o al mare (e allora passavi le estati con i nonni) o eri cos\u00ec povero e malaticcio da finire in un terribile \u201csoggiorno climatico\u201d organizzato da qualche prete o qualche scuola. Dite quello che volete ma a me \u201csoggiorno climatico\u201d \u00e8 sempre parso una cosa a met\u00e0 tra un luogo di tortura e un ospedale. E quindi niente, quelli \u201cnormali\u201d partivano ad agosto,<strong> il primo agosto di qualunque anno.<\/strong> <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Gi\u00f9 le serrande, fuori i cartelli \u201cChiuso per ferie\u201d, in tv pubblicit\u00e0 di Tassoni e cornetti e qualche servizio del telegiornale che parlava di arsura e citt\u00e0 deserte (che poi sono gli stessi di adesso).\r\n<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">A casa i giorni prima della partenza era uno spettacolo preciso e immutabile che iniziava con i pranzi fatti in cantina. Oggi la chiamerebbero taverna, locale hobby o, meglio ancora, open space, ma io la chiamo ancora cantina. Era l&#8217;unico luogo fresco della casa e mamma preparava sul tavolone di legno dei pranzi che potessero dare a pap\u00e0 un minimo di ristoro dopo la mattinata in cantiere. Era una gara a riempire il frigorifero: non c&#8217;era acqua, coca, menta, birra che potesse idratare quella pelle bruciata dal sole e arsa dalla polvere. Erano<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i> \u201ci tempi buoni per scoperchiare i tetti, tirare gi\u00f9 le facciate, sistemare le lattonerie\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"> dicevano i clienti e i progettisti, ma le facce degli operai dopo giornate di sole a picco sulla schiena raccontavano un&#8217;altra storia.<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\"> Comunque luglio passava, lento e accecante&#8230; ma passava. La casa piano piano svuotava le dispense, sistemava le piante in giardino, impilava \u201c<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i>cose da portare via<\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\">\u201d, come se non dovessimo far pi\u00f9 ritorno in quella casa. <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Ricordo bene il primo esodo sull&#8217;<strong>Alfetta blu<\/strong>. Pap\u00e0 ogni volta diceva \u201cAlfetta duemila\u201d e a me, che sono cresciuta guardando con ansia Spazio 1999, sembrava che quel dueeemiiiillaaaa fosse qualcosa di fantascientifico! Le tre bocchette dell&#8217;aria, tutte quelle spie sul cruscotto, il sedile dietro con il poggiabraccio, la radica e quel volante che per suonare il clacson usavi tutta la mano, a me sembrava giusto un gradino pi\u00f9 gi\u00f9 dell&#8217;Enterprise. <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Nel baule mamma riusciva a farci stare la casa, compresa la televisione, il ventilatore, la pentola del rag\u00f9, i giochi della spiaggia e, ovviamente, le valige. C&#8217;era un metodo, lei lo sapeva e non erano ammesse deroghe o obiezioni, la macchina si carica cos\u00ec! Pap\u00e0 tornava il 31 di luglio, trovava la casa pronta, la macchina carica, due bimbe pronte con la valigia di Barbie sul sedile dell&#8217;Alfetta e una moglie organizzata di <strong>borsa termica<\/strong> per il Viaggio: qualcosa di dolce e qualcosa di salato da mangiare in caso di nausea, bibite fresche e succhi di frutta per le piccole. <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Ci si svegliava presto \u201c<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i>cos\u00ec ci portiamo avanti mentre le bambine dormono\u201d <\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\">e in un limbo senza tempo e spazio, ti vestivi, tiravi su il letto, chiudevi e controllavi ogni imposta, rubinetto, contattore e via. Chiuso il cancello, pap\u00e0 al volante. Aveva la mia et\u00e0 di oggi mentre scrivo, forse qualche anno in meno. Era bellissimo. <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Quando pap\u00e0 guidava io ero tranquilla. Non ho mai pensato che potesse accaderci qualcosa di brutto, ma ripercorrendo oggi quei viaggi senza cintura di sicurezza, airbag e abs e alle velocit\u00e0 che il motore Alfa ci regalava, un po&#8217; mi vengono i brividi. Ma in quei primi di agosto di qualunque anno, in quell&#8217;auto un po&#8217; spaziale, sopra quei sedili di tessuto vero e non di pelle finta, c&#8217;era tutto il mio mondo: mamma, pap\u00e0, mia sorella, il mio orso Klin, i vestiti di Barbie, il televisore della cucina, il ventilatore e la pentola per il rag\u00f9. <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Le regole erano chiare: tutta una tirata fino alle Gallerie, poi fermi al primo autogrill. Al ritorno, tutta una tirata fino a Brescia, poi autogrill. Mia sorella ed io non vedevamo l&#8217;ora di arrivare. Dormire non bastava a far passare quelle ore. Un po&#8217; giocavamo, un po&#8217; contavamo le macchine (vince chi ne vede di pi\u00f9 con la targa straniera), un po&#8217; ascoltavamo le cassette nel <strong>mangianastri<\/strong> (poi walkman, poi stereo). <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Alla Torre di Bergamo eri davvero in vacanza, i capannoni delle fabbriche non c&#8217;erano pi\u00f9 e potevi sentire la malinconia silenziosa di pap\u00e0 quando passava dalla sua terra bergamasca e poi lasciava il posto a quella di mamma, quando all&#8217;uscita di Verona sud leggevamo sul cartello \u201cLegnago\u201d. Poi basta. Via la malinconia, dentro la voglia di arrivare, attenzione alle Gallerie e tappa! E&#8217; quasi vacanza. Il thermos, un giro dentro all&#8217;autogrill senza comprare niente \u201c<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i>perch\u00e9 costano tanto e ti fregano<\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\">\u201d e i turni per andare in bagno, per non lasciare incustodita l&#8217;auto carica.<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Proprio mentre ormai vedevi i cartelli che annunciavano Venezia e ti sentivi gi\u00e0 l\u00ec all&#8217;ombrellone in quarta fila, sempre in quarta fila, iniziava il vero esodo. La transumanza. La mattina si faceva calda, non c&#8217;era il condizionatore, l&#8217;Alfa ruggiva il suo disappunto a ogni ripresa. Prima e stop. Prima, seconda, stop. Gi\u00f9 tutto il finestrino a fare la gara degli ultimi con i tedeschi in coda nel furgoncino in prima corsia. Quando iniziavi a vedere gente a motore spento e portiere aperte era la fine. Eri, inesorabilmente arrivato a Mestre. Tutti con la stessa idea di fare la partenza intelligente, quando fa fresco, tutti a pensare di portarsi avanti mentre le bambine dormono.<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Un anno \u00e8 rimasto nella storia. Legnano- Caorle, 376 Km in otto ore, quattro delle quali passate insieme agli altri intelligenti <strong>in coda a Mestre.<\/strong> Ricordo che a un certo punto pap\u00e0 abbass\u00f2 il finestrino e si mise a parlare con il tizio dell&#8217;auto vicina. E rideva, parlava, sembrava lo conoscesse da un pezzo. E infatti lo conosceva! Era il garzone dell&#8217; idraulico, anche lui intelligentemente in coda a Mestre. Perch\u00e9 insieme al televisore della cucina, alla pentola del rag\u00f9 e al ventilatore, in quei primi di agosto di un anno qualunque ci si portava davvero via un po&#8217; di casa e di paese che avresti trovato come vicino di ombrellone.<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\"> Quelli che andavano al mare erano<strong> tutti l\u00ec, tra il casello di Mestre e l&#8217;Adriatica,<\/strong> qualche ardito si spingeva fino a Roncobilaccio&#8230; in coda. Poi c&#8217;erano quelli che partivano per il Sud, ma erano una categoria a parte. Loro partivano di notte. <strong>Loro partivano<\/strong>! Ritrovarli a settembre non era cosa garantita, ma se tornavano portavano sempre un regalo di verdure e cose buone da mangiare. Esodo e contro esodo. <\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Oggi ho rivisto quell&#8217;Alfetta in un Museo della mia citt\u00e0 e tra poco sar\u00e0 di nuovo il primo agosto di un anno qualunque. Viagger\u00f2 su quell&#8217;autostrada partendo in un orario intelligente, viaggiando su un&#8217;auto sicura nella mia vita sicura, ripercorrer\u00f2 col pensiero le tappe e mezze tappe che da sempre scandiscono il Viaggio, sul sedile dietro dormir\u00e0 mio figlio, avr\u00f2 una borsa termica che nemmeno aprir\u00f2, perch\u00e9 376 Km li faccio in una tirata, perch\u00e9 quelle Gallerie, sono poco pi\u00f9 di un sottopasso, perch\u00e9 a Mestre non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un casello, ma un passante intelligente. Ma sempre e per sempre, penser\u00f2 a quell&#8217;Alfetta spaziale, carica di tutto il mio mondo e pensando a quanto \u201cbagaglio\u201d ho perso per strada, <strong>mi sentir\u00f2 un po&#8217; deficiente, viaggiando sulla mia auto intelligente.<\/strong>\u00a0<\/span><\/p>\r\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Laura, giornalista e speaker, ha trovato l&#8217;ispirazione a bordo di una Alfetta 2000 blu<\/p>\r\n[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":5,"featured_media":774,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Le ricordo ancora le partenze deficienti. Tutti si partiva il primo di agosto, non c'erano santi! Quelli che partivano a luglio erano gente un po' strana, a met\u00e0 tra lo snob e il lazzarone, quelli di giugno, poi, non ne parliamo!<\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\"> Se partivi a giugno o eri tanto ricco da avere una casa in montagna o al mare (e allora passavi le estati con i nonni) o eri cos\u00ec povero e malaticcio da finire in un terribile \u201csoggiorno climatico\u201d organizzato da qualche prete o qualche scuola. Dite quello che volete ma a me \u201csoggiorno climatico\u201d \u00e8 sempre parso una cosa a met\u00e0 tra un luogo di tortura e un ospedale. E quindi niente, quelli \u201cnormali\u201d partivano ad agosto,<strong> il primo agosto di qualunque anno.<\/strong> <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Gi\u00f9 le serrande, fuori i cartelli \u201cChiuso per ferie\u201d, in tv pubblicit\u00e0 di Tassoni e cornetti e qualche servizio del telegiornale che parlava di arsura e citt\u00e0 deserte (che poi sono gli stessi di adesso).<br \/> <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">A casa i giorni prima della partenza era uno spettacolo preciso e immutabile che iniziava con i pranzi fatti in cantina. Oggi la chiamerebbero taverna, locale hobby o, meglio ancora, open space, ma io la chiamo ancora cantina. Era l'unico luogo fresco della casa e mamma preparava sul tavolone di legno dei pranzi che potessero dare a pap\u00e0 un minimo di ristoro dopo la mattinata in cantiere. Era una gara a riempire il frigorifero: non c'era acqua, coca, menta, birra che potesse idratare quella pelle bruciata dal sole e arsa dalla polvere. Erano<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i> \u201ci tempi buoni per scoperchiare i tetti, tirare gi\u00f9 le facciate, sistemare le lattonerie\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"> dicevano i clienti e i progettisti, ma le facce degli operai dopo giornate di sole a picco sulla schiena raccontavano un'altra storia.<\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\"> Comunque luglio passava, lento e accecante... ma passava. La casa piano piano svuotava le dispense, sistemava le piante in giardino, impilava \u201c<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i>cose da portare via<\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\">\u201d, come se non dovessimo far pi\u00f9 ritorno in quella casa. <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Ricordo bene il primo esodo sull'<strong>Alfetta blu<\/strong>. Pap\u00e0 ogni volta diceva \u201cAlfetta duemila\u201d e a me, che sono cresciuta guardando con ansia Spazio 1999, sembrava che quel dueeemiiiillaaaa fosse qualcosa di fantascientifico! Le tre bocchette dell'aria, tutte quelle spie sul cruscotto, il sedile dietro con il poggiabraccio, la radica e quel volante che per suonare il clacson usavi tutta la mano, a me sembrava giusto un gradino pi\u00f9 gi\u00f9 dell'Enterprise. <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Nel baule mamma riusciva a farci stare la casa, compresa la televisione, il ventilatore, la pentola del rag\u00f9, i giochi della spiaggia e, ovviamente, le valige. C'era un metodo, lei lo sapeva e non erano ammesse deroghe o obiezioni, la macchina si carica cos\u00ec! Pap\u00e0 tornava il 31 di luglio, trovava la casa pronta, la macchina carica, due bimbe pronte con la valigia di Barbie sul sedile dell'Alfetta e una moglie organizzata di <strong>borsa termica<\/strong> per il Viaggio: qualcosa di dolce e qualcosa di salato da mangiare in caso di nausea, bibite fresche e succhi di frutta per le piccole. <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Ci si svegliava presto \u201c<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i>cos\u00ec ci portiamo avanti mentre le bambine dormono\u201d <\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\">e in un limbo senza tempo e spazio, ti vestivi, tiravi su il letto, chiudevi e controllavi ogni imposta, rubinetto, contattore e via. Chiuso il cancello, pap\u00e0 al volante. Aveva la mia et\u00e0 di oggi mentre scrivo, forse qualche anno in meno. Era bellissimo. <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Quando pap\u00e0 guidava io ero tranquilla. Non ho mai pensato che potesse accaderci qualcosa di brutto, ma ripercorrendo oggi quei viaggi senza cintura di sicurezza, airbag e abs e alle velocit\u00e0 che il motore Alfa ci regalava, un po' mi vengono i brividi. Ma in quei primi di agosto di qualunque anno, in quell'auto un po' spaziale, sopra quei sedili di tessuto vero e non di pelle finta, c'era tutto il mio mondo: mamma, pap\u00e0, mia sorella, il mio orso Klin, i vestiti di Barbie, il televisore della cucina, il ventilatore e la pentola per il rag\u00f9. <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Le regole erano chiare: tutta una tirata fino alle Gallerie, poi fermi al primo autogrill. Al ritorno, tutta una tirata fino a Brescia, poi autogrill. Mia sorella ed io non vedevamo l'ora di arrivare. Dormire non bastava a far passare quelle ore. Un po' giocavamo, un po' contavamo le macchine (vince chi ne vede di pi\u00f9 con la targa straniera), un po' ascoltavamo le cassette nel <strong>mangianastri<\/strong> (poi walkman, poi stereo). <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Alla Torre di Bergamo eri davvero in vacanza, i capannoni delle fabbriche non c'erano pi\u00f9 e potevi sentire la malinconia silenziosa di pap\u00e0 quando passava dalla sua terra bergamasca e poi lasciava il posto a quella di mamma, quando all'uscita di Verona sud leggevamo sul cartello \u201cLegnago\u201d. Poi basta. Via la malinconia, dentro la voglia di arrivare, attenzione alle Gallerie e tappa! E' quasi vacanza. Il thermos, un giro dentro all'autogrill senza comprare niente \u201c<\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\"><i>perch\u00e9 costano tanto e ti fregano<\/i><\/span><span style=\"font-family: Ebrima;\">\u201d e i turni per andare in bagno, per non lasciare incustodita l'auto carica.<\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Proprio mentre ormai vedevi i cartelli che annunciavano Venezia e ti sentivi gi\u00e0 l\u00ec all'ombrellone in quarta fila, sempre in quarta fila, iniziava il vero esodo. La transumanza. La mattina si faceva calda, non c'era il condizionatore, l'Alfa ruggiva il suo disappunto a ogni ripresa. Prima e stop. Prima, seconda, stop. Gi\u00f9 tutto il finestrino a fare la gara degli ultimi con i tedeschi in coda nel furgoncino in prima corsia. Quando iniziavi a vedere gente a motore spento e portiere aperte era la fine. Eri, inesorabilmente arrivato a Mestre. Tutti con la stessa idea di fare la partenza intelligente, quando fa fresco, tutti a pensare di portarsi avanti mentre le bambine dormono.<\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Un anno \u00e8 rimasto nella storia. Legnano- Caorle, 376 Km in otto ore, quattro delle quali passate insieme agli altri intelligenti <strong>in coda a Mestre.<\/strong> Ricordo che a un certo punto pap\u00e0 abbass\u00f2 il finestrino e si mise a parlare con il tizio dell'auto vicina. E rideva, parlava, sembrava lo conoscesse da un pezzo. E infatti lo conosceva! Era il garzone dell' idraulico, anche lui intelligentemente in coda a Mestre. Perch\u00e9 insieme al televisore della cucina, alla pentola del rag\u00f9 e al ventilatore, in quei primi di agosto di un anno qualunque ci si portava davvero via un po' di casa e di paese che avresti trovato come vicino di ombrellone.<\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\"> Quelli che andavano al mare erano<strong> tutti l\u00ec, tra il casello di Mestre e l'Adriatica,<\/strong> qualche ardito si spingeva fino a Roncobilaccio... in coda. Poi c'erano quelli che partivano per il Sud, ma erano una categoria a parte. Loro partivano di notte. <strong>Loro partivano<\/strong>! Ritrovarli a settembre non era cosa garantita, ma se tornavano portavano sempre un regalo di verdure e cose buon\r\ne da mangiare. Esodo e contro esodo. <\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Ebrima;\">Oggi ho rivisto quell'Alfetta in un Museo della mia citt\u00e0 e tra poco sar\u00e0 di nuovo il primo agosto di un anno qualunque. Viagger\u00f2 su quell'autostrada partendo in un orario intelligente, viaggiando su un'auto sicura nella mia vita sicura, ripercorrer\u00f2 col pensiero le tappe e mezze tappe che da sempre scandiscono il Viaggio, sul sedile dietro dormir\u00e0 mio figlio, avr\u00f2 una borsa termica che nemmeno aprir\u00f2, perch\u00e9 376 Km li faccio in una tirata, perch\u00e9 quelle Gallerie, sono poco pi\u00f9 di un sottopasso, perch\u00e9 a Mestre non c'\u00e8 pi\u00f9 un casello, ma un passante intelligente. Ma sempre e per sempre, penser\u00f2 a quell'Alfetta spaziale, carica di tutto il mio mondo e pensando a quanto \u201cbagaglio\u201d ho perso per strada, <strong>mi sentir\u00f2 un po' deficiente, viaggiando sulla mia auto intelligente.<\/strong>\u00a0<\/span><\/p><p class=\"western\" align=\"justify\">[author] [author_image timthumb='on']https:\/\/media.licdn.com\/mpr\/mpr\/shrinknp_200_200\/AAEAAQAAAAAAAAZoAAAAJDNjMjkzZDljLTQ1OGMtNDVkZC1iOWVlLTA0ZjkxMGQ3MDRiZQ.jpg[\/author_image] [author_info]Laura, giornalista e speaker, ha trovato l'ispirazione a bordo di una Alfetta 2000 blu[\/author_info] 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