Alfa Romeo 1900

Duralfa racconta…

Alfasud Sprint, il nuovo nella tradizione

“Duralfa è il nome di una lega brevettata dall’Alfa Romeo e utilizzata prima sui motori aeronautici, poi anche sui motori automobilistici, uno pseudonimo che da solo è un indicatore dello spirito, dell’anima e del cuore Alfa Romeo. Scoprite un viaggio attorno alle vetture del nostro museo attraverso racconti che nascono da un punto di vista mai banale, arricchiti da immagini che mostrano forme sempre affascinanti. Grazie Duralfa!” Elisabetta Cozzi

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<p>Foto 1.9: la scritta posteriore della “Giulietta t.i.” del museo Cozzi.

foto 1: il logotipo “Alfasud” posteriore, realizzato con il classico e inconfondibile corsivo liberty dellascritta “Alfa Romeo”

Foto 1.10: un primo piano della plancia della Giulietta del museo F.lli Cozzi realizzato dal lunotto posteriore.

foto 2: una tra le pubblicità realizzate per il lancio dell’Alfasud: la Casa del Biscione vuole rassicurare la clientela che si trova davanti un’auto completamente nuova, appartenente ad un segmento inedito per gli “alfisti”, ma che mantiene lo spirirto e i contenuti tecnici delle “vere” Alfa

foto 3: le vetture equipaggiate col motore “boxer” a 4 cilindri, nato appositamente per l’Alfasud, nella prima metà degli anni ’80 che sono realizzate completamente o in parte nello stabilimento di Pomigliano d’Arco

Duralfa

Lo scrittore “segreto” con l’Alfa nel cuore, nell’anima e negli occhi, racconterà un’interpretazione particolare delle vetture Alfa Romeo del museo, perché ogni auto ha dietro di sé un mondo da scoprire e raccontare.

Alfasud Sprint, il nuovo nella tradizione

 

L’Alfa Romeo alla fine degli anni Sessanta ha nei suoi obiettivi strategici il progetto Alfasud (foto 1): una vettura completamente nuova, una base meccanica inedita, un motore progettato da zero, uno stabilimento creato ad-hoc. L’Alfasud va ad occupare un segmento di mercato mai esplorato dalla Casa Milanese, si presenta con un design molto moderno e fa debuttare la trazione anteriore nella gamma del Biscione (foto 2). L’impianto produttivo che realizza l’Alfasud è a Pomigliano d’Arco (foto 3), in provincia di Napoli: per l’Alfa Romeo è una sorta di ritorno in grande stile, dopo l’espansione dell’aeronautica degli anni Trenta e il ridimensionamento nel dopoguerra. La nascita dello stabilimento Alfasud, posto sotto la legal entity “INCA Alfa Romeo Alfasud” (Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli) (foto 4) ha anche l’obiettivo socio-economico di implementare lo sviluppo industriale del Meridione d’Italia (foto 5). Per inciso: sono noti i problemi di gestione e di avviamento dello stabilimento stesso, ma concentriamoci sul prodotto, cioè l’Alfasud, e le sue innumerevoli qualità e caratteristiche distintive (foto 6).

Foto 1.7: il motore a 4 cilindri bialbero di 1290 cc della Giulietta, in questo caso una “t.i.” del 1960 del museo F.lli Cozzi.

foto 4: il logotipo “Alfasud” posteriore reinterpretato appositamente per la “Sprint” del 1976

foto 5: un articolo di “Quattroruote” che enfatizza la “mission” economica dell’Alfasud per lo sviluppo del meridione d’Italia, anche se Pomigliano d’Arco non è un luogo produttivo inedito per la Casa Milanese

foto 6: l’Alfasud viene anche impiegata nelle competizioni, rally inclusi, in cui ha l’occasione di sfruttare la sua base tecnica di alto livello

La gamma dell’Alfasud, dopo il debutto prima della quattro porte, poi della versione più sportiva “t.i.” (Turismo Internazionale, sigla cara all’Alfa) (foto 7) e in seguito della “giardinetta” (una originale station wagon a due porte) (foto 8), si amplia ulteriormente con il lancio, nel settembre del 1976, della variante coupé a 3 porte, la “Sprint” (foto 9).

foto 7: l’Alfasud in versione “ti”, presentata nel 1973

foto 8: l’Alfasud in configurazione “giardinetta”, lanciata nel 1975

foto 9: l’Alfasud Sprint, che quest’anno compie i 50 anni, presentata nel settembre del 1976

Innanzitutto la scelta della denominazione: “Sprint” (foto 10) si rifa’ alla tradizione delle coupè del Biscione, dalla 1900 Sprint alla Giulietta Sprint fino alla Giulia Sprint e Sprint GT. Il termine “Sprint”, di origine anglosassone, tradotto in italiano ha i significati di “scatto”, “volata”, “velocità”, perfetto per la nuova versione dell’Alfasud (foto 11-12), rivolta soprattutto a un pubblico giovane e dinamico (foto 13).

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<p>Foto 1.9: la scritta posteriore della “Giulietta t.i.” del museo Cozzi.

foto 10: la “1300 Sprint” del Museo F.lli Cozzi, ultima versione della “Giulietta Sprint” che chiude la carriera di questo modello intramontabile

Foto 1.10: un primo piano della plancia della Giulietta del museo F.lli Cozzi realizzato dal lunotto posteriore.

foto 11: il ritorno della denominazione “Sprint” con l’Alfasud, coupé sportiva di accesso alla gamma Alfa Romeo della seconda metà degli anni Settanta

foto 12: il frontale dell’Alfasud Sprint con il suo scudetto essenziale ed inconfondibilmente Alfa Romeo, differente nel disegno da quello delle altre varianti del modello Alfasud

foto 13: dopo la gloriosa “GT 1300 Junior”, ecco la nuova coupè che la sostituisce con soluzioni tecniche nuove e innovative: motore anteriore “boxer” a 4 cilindri collocato “a sbalzo”, trazione anteriore, “piattaforma” (come si dice oggi) completamente inedita

La coupé della gamma Alfasud, variante già prevista a monte nell’impostazione generale del progetto. viene realizzata sul pianale della berlina (foto 14) mantenendo lo stesso passo, così da garantire un’ottima abitabilità e – non meno rilevante – per consentire un investimento industriale relativamente contenuto. Il motore ovviamente è il quattro cilindri boxer (foto 15) – che in futuro beneficerà di aumenti di cilindrata e potenza – e le sospensioni le stesse della quattro porte, con un fine-tuning in funzione delle prestazioni.

Lo stile della “Sprint” viene affidato alla Italdesign (foto 16) del duo Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani, gli stessi che hanno ideato la berlina fast-back e la particolarissima “Giardinetta” (foto 17): la carrozzeria della coupé, al di là della sua fisiologica configurazione (foto 18), si differenzia completamente dalla quattro porte originaria, i pannelli esterni non condividono nulla con la berlina (foto 19).

foto 14: l’Alfasud Sprint ha lo stesso passo della berlina, in modo tale da garantire un contenimento dei costi e un’ottima abitabilità, “l’utile e il dilettevole”; la maestria dell’Italdesign ha creato una coupè che maschera benissimo il “vincolo” dell’interasse condiviso

foto 15: il motore a 4 cilindri “boxer” montato longitudinalmente a sbalzo: questo propulsore nasce con l’Alfasud e terminerà la sua carriera a metà degli anni Novanta sulla “145” e “146”

foto 16: lo stile dell’Alfasud Sprint, così come la berlina di qualche anno prima, viene affidato all’Italdesign, che si occupa anche dell’ingegnerizzazione della carrozzeria. Due anni dopo la “Alfetta GT”, Giugiaro crea la coupé dell’Alfasud

foto 17: la station wagon dell’Alfasud, denominata “Giardinetta”, è stata una vettura molto particolare: a due porte più il portellone posteriore, quasi una “shooting-brake”, forse troppo in anticipo sui tempi

foto 18: l’Alfasud Sprint si caratterizza anche per una coda molto inclinata e filante, con il portellone che ingloba il lunotto, leggermente avvolgente sul fianco

foto 19: i pannelli esterni della carrozzeria della “Sprint” sono completamente differenti da quelli della originaria berlina a due volumi, e ovviamente non hanno nulla a che fare con l’altra variante in gamma, la “Giardinetta”

Dopo questa introduzione che illustra il contesto in cui nasce l’Alfasud Sprint, nel prossimo appuntamento cominceremo ad osservare con attenzione il design della “Sprint”, iniziando dal muso, lineare ed aggressivo (foto 20).

Foto 1.7: il motore a 4 cilindri bialbero di 1290 cc della Giulietta, in questo caso una “t.i.” del 1960 del museo F.lli Cozzi.

foto 20: il muso dell’Alfasud Sprint, dalle linee essenziali e nitide, aggressivo e sportivo

Ottobre 2026