Donne e motori? Gioie e basta
Valeria & Attilio: rigenerazione urbana… e sociale
Aprile 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Valeria Lorenzelli
Attilio Di Cunto
Valeria Lorenzelli
Dalla sperimentazione precoce al mobbing, fino alla rinascita in EuroMilano: Valeria Lorenzelli rivoluziona il concetto di città trasformando UpTown in una comunità viva. Tra resilienza, marketing etico e battaglie per l’equità, la sua storia svela cosa serve davvero per cambiare il sistema dall’interno.
Attilio Di Cunto
Dalla finanza alla rigenerazione urbana, Attilio Di Cunto rompe gli schemi e guida città pensate per le persone, non per il profitto. Tra crisi affrontate come “guerre” e scelte radicali sull’inclusione, la sua leadership svela perché il cambiamento reale passa anche dagli uomini.
Nella foto: Diana De Marchi, consigliera delegata della Città metropolitana di Milano, Elisabetta Cozzi e Valeria Lorenzelli
Valeria Lorenzelli: progettare comunità, attivare visioni
District Manager Uptown Milano – Responsabile Marketing Near Res Srl & ESG Ambassador | 100 Forbes Women 2025
Origini e scintilla iniziale: la sperimentazione come metodo
Il percorso di Valeria Lorenzelli è caratterizzato sin da bambina dal gusto per la sperimentazione come metodo di lavoro e di pensiero. È un imprinting che poi non l’abbandona più. Studia urbanistica al Politecnico di Milano, ma la disciplina, presa da sola, le va stretta fin da subito. C’è già, in quegli anni, una spinta a contaminare i linguaggi, a non restare dentro un solo confine.
L’esperienza nell’unità urbanistica di Confcommercio è la prima palestra vera, in cui impara ad ascoltare i territori, a costruire ponti tra istituzioni e comunità, a fare un lavoro capillare. Ed è lì che affina la capacità di progettare visioni a partire dai bisogni concreti.
Sfide e stereotipi di genere: resistere e ridefinire il proprio spazio
A venticinque anni è vittima di gravi comportamenti di mobbing, senza che nessuno intervenga o la sostenga. Con un senso di sgomento difficile da contenere, si trova a dover respingere richieste a sfondo sessuale da parte di un superiore, allusioni e pretese che nulla hanno a che vedere con il lavoro e, al suo rifiuto, seguono ostacoli, velate ritorsioni, tentativi di colpevolizzazione e una progressiva, mortificante svalutazione.
Una ferita che la spinge verso la libera professione, ma che porta con sé anche una consapevolezza più dura da digerire: ossia il fatto che il sistema, in certi contesti, non sia affatto neutro. Nel settore immobiliare e urbanistico, il peso si fa ancora più concreto. «Fare la libera professionista da donna significa dover fare cinque volte quello che gli altri fanno una volta sola».
Le parole di Valeria ricordano subito quelle di Charlotte Whitton: «Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile». È una visione forse cinica, ma la crescita personale e professionale di Valeria denota anche la sua capacità di rimanere fedele a se stessa, di non cedere su ciò che conta, di ridefinire il proprio spazio senza chiedere il permesso.
Valeria Lorenzelli ed Elisabetta Cozzi
Valeria Lorenzelli
Valori e visione personale: etica, comunità e senso del progetto
Il filo che attraversa tutto il suo lavoro è etico, prima ancora che tecnico. Fare cose che abbiano valore e senso non è per Valeria un principio astratto da enunciare, ma un criterio operativo da applicare ogni volta che si prende una decisione. Il progetto UpTown Milano lo dimostra meglio di qualsiasi dichiarazione. In esso, il marketing immobiliare diventa un modo per costruire identità, relazioni, appartenenza. «Un marketing etico, autentico e fattivo, non solo slogan».
Attorno a questo principio si dispiegano eventi, iniziative culturali, attività per famiglie, attenzione al verde e alla biodiversità. Lo spazio urbano non è un contenitore, ma un organismo che vive se c’è una comunità a tenerlo in vita e quella comunità non è un effetto collaterale del progetto ma è IL PROGETTO.
Momenti di svolta e resilienza: trasformare le crisi in direzione
Nel 2017 entra in EuroMilano (dal 2026 Near Res) con un compito preciso: costruire un quartiere a partire da un foglio bianco. È il contesto in cui il suo approccio trova la sua forma più compiuta, nell’attivare spazi, generare partecipazione, dare senso a un luogo prima ancora che esista davvero. Poi arriva il lockdown, e invece di fermarsi, reinventa.
Le 100 sedie rosse nascono come strumento di distanziamento e diventano qualcosa di più, un luogo di incontro, un presidio educativo, un simbolo contro la violenza di genere. Un piccolo esempio di come la progettazione etica sia fattibile e non aleatoria e di come sappia adattarsi senza perdere la rotta. Nel frattempo, nella vita privata, la scelta di prendere in affido una ragazza adolescente racconta la stessa coerenza, mostrando una visione della cura che non resta a parole, ma si traduce in responsabilità quotidiana.
HeForShe: alleanze, sostenibilità e futuro condiviso
Come afferma fermamente la mostra “Donne e Motori? Gioie e basta”, anche per Valeria, il cambiamento non si costruisce da soli. Tra le figure che hanno segnato il suo percorso c’è un uomo che, in un ambiente non sempre favorevole, ha scelto di creare condizioni di equità reale, dando spazio alle persone indipendentemente dal genere.
Un gesto che lei riconosce come raro e che indica una direzione. Il tema non appartiene solo alle donne, è una questione sistemica. Sul fronte della sostenibilità, il ragionamento è altrettanto netto e fare le cose bene, con una visione di lungo periodo, non è semplice idealismo, ma è buon senso. Il degrado urbano nasce quasi sempre dalla mancanza di chi si prenderà cura di uno spazio nel tempo. Progettare significa anche questo, pensare a chi verrà dopo.
Attilio Di Cunto
Attilio Di Cunto: leadership, visione e responsabilità sociale nel costruire comunità
CEO Near Res Srl
L’incontro: un percorso fuori dagli schemi
Il racconto di Attilio Di Cunto sicuramente non segue una traiettoria dritta. Somiglia piuttosto al circuito del Mugello, e la scelta dell’autodromo toscano come paragone non è casuale. La formazione in scienze economiche e bancarie a Siena si intreccia presto con una passione per l’agroalimentare, coltivata lavorando in quel settore già durante gli anni universitari.
Un legame con le radici che non scomparirà mai del tutto, nemmeno quando il percorso lo porta lontano. Dalle assicurazioni alla consulenza in Arthur Andersen, poi alla Fondazione Monte dei Paschi, fino alla guida di EuroMilano, attraversando contesti diversi, spesso complessi, in cui Attilio ha costruito un profilo manageriale capace di tenere insieme rigore analitico e visione strategica. A unire tutto c’è una costante, che parlando con lui si legge nella ricerca di un senso nel lavoro, la tendenza a scegliere strade non obbligate.
La riflessione: costruire città per le persone
Dietro ogni progetto di rigenerazione urbana, una domanda c’è la di fondo: per chi lo stiamo facendo? La risposta non è mai solo economica. «La rigenerazione urbana è progettata per le persone che vanno ad abitare i luoghi, che devono essere pensati non per profitto ma per essere accoglienti e funzionali». Una posizione che suona quasi controcorrente in un settore dove i margini tendono a guidare le scelte, ma che per Attilio è semplicemente il punto di partenza.
In questa visione la città è un organismo vivo e non un insieme di metrature da valorizzare. Mixité sociale e culturale, sostenibilità, senso di appartenenza, sono i criteri con cui valuta un progetto prima ancora di ragionare sui numeri. Questo è un approccio in cui il valore delle persone, delle loro relazioni e dei loro bisogni, precede sempre quello delle strutture.
Attilio Di Cunto
Dal pensare al fare: leadership nel momento della pressione
Ci sono passaggi nella carriera di Attilio in cui la posta in gioco era alta e le certezze poche. La crisi del Monte dei Paschi è uno di questi, un periodo che lui stesso ricorda come una guerra combattuta su più fronti. «Ci sono state molte situazioni in cui la partita era persa… il fatto di inventarsi strategie era l’unico modo per riuscire a superare quelle guerre».
Questa stessa capacità di agire sotto pressione si ritrova nel modo in cui ha costruito le sue organizzazioni. Da quando è amministratore delegato, ha portato la presenza femminile a rappresentare più del cinquanta per cento della popolazione aziendale, con donne anche in ruoli apicali. Un dato che potrebbe rappresentare un merito da esibire, eppure lui me lo snocciola come il risultato naturale di una scelta precisa, quella di valutare i talenti per ciò che sono e non per il genere di chi li porta.
HeForShe, il motore dell’alleanza: il motore dell’alleanza
Testimonial della mostra per una posizione, anche, ideologica ma soprattutto per una convinzione maturata nel tempo e verificata nella pratica. Il cambiamento culturale nelle organizzazioni non arriva da solo, richiede che chi ha potere decisionale lo usi consapevolmente, e che lo faccia con continuità, non solo quando conviene. «È fondamentale che l’uomo dia il suo contributo fattivo affinché le donne abbiano eguali possibilità ad ogni livello, soprattutto quando è l’uomo a decidere».
Quindi il suo coinvolgimento nel progetto HeForShe non è solo una scelta formale, ma si allinea perfettamente con lo sguardo etico che utilizza nel costruire spazi cittadini da lasciare in eredità a chi verrà dopo. In un settore storicamente a dominanza maschile, la sua esperienza mostra che l’alleanza tra uomini e donne non è soltanto uno slogan da apporre ai comunicati stampa, ma una pratica quotidiana fatta di scelte concrete, ascolto e, soprattutto, coerenza tra le parole e quello che succede davvero dentro un’organizzazione.
Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!
La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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