Donne e motori? Gioie e basta
Linda & Felipe: curiosità, quella vera
Aprile 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Linda Villano
Felipe Vergara
Linda Villano
Dalla curiosità al design, fino a Forbes 100 Women: la storia di Linda Villano ribalta gli stereotipi dell’automotive. Tra molestie, resilienza e scelte radicali contro il pink washing, nasce AIDA, la rete che vuole cambiare davvero il settore. Ecco come ha trasformato le difficoltà in una rivoluzione concreta.
Felipe Vergara
Nato tra tre culture, Felipe Vergara trasforma l’automotive in un laboratorio di inclusione. Dai musei Ferrari a WORDS Srl, sfida stereotipi e costruisce team dove conta solo la competenza. HeForShe come pratica quotidiana e non soltanto uno slogan, è questo a fare la differenza.
Linda Villano con la rivista “Forbes” che la ritrae
Linda Villano: creatività e visione culturale in un settore tecnico coraggio delle nuove sfide
Presidente & Co-founder AIDA Associazione Italiana Donne per l’Automotive | Designer & ESG Ambassador | 100 Forbes Women 2025
Origini e scintilla iniziale: la curiosità che accende un percorso inatteso
Considerando il fuoco nelle sue vene, la dedizione e la passione in tutto ciò che concerne l’automotive e il design, verrebbe da pensare che Linda giunga nel mondo dei motori partendo da una famiglia di appassionati, ma in realtà non è così. La curiosità, quella vera, la stessa che spinge a smontare le cose per capire come funzionano, è ciò che la conduce sino a questo settore.
Prima le arti figurative, poi la moda, poi quasi per caso il design industriale, dove scopre che l’automobile non è solo un mezzo ma un sistema complesso, denso di storia e tecnica, capace di raccontare molto sul rapporto tra oggetti e persone. «Vedevo l’auto come qualcosa che volevo imparare a progettare». Ecco riassunta la voglia di entrare nel meccanismo, una fame di conoscenza che non si quieta facilmente, e che lei stessa riconosce come motore continuo del suo percorso.
Sfide e stereotipi di genere: attraversare un sistema che non è ancora neutro
Come tutte le nostre testimonials, ma ancora di più per il settore, si trova a fare i conti con un ambiente che non è, ancora, neutro. Per Linda questo diventa chiaro presto, attraverso un’esperienza diretta, in una concessionaria, che le ha mostrato il lato più duro del sistema. Molestie, esclusioni, una cultura del lavoro ancora segnata da dinamiche difficili da scardinare, sono nel rovescio della medaglia. La sua risposta non è l’allontanamento, ma l’osservazione.
Sceglie di stare, di capire, di attraversare anche i contesti più contraddittori per leggerli meglio. Gli stereotipi si manifestano nei dettagli, nei gruppi che cercano una guida uomo, nell’errore che pesa di più se sei donna, nella sfiducia implicita nelle competenze femminili. Invece di adattarsi, Linda sceglie la preparazione come forma di risposta concreta. «Cerco sempre di pormi in modo puntuale per abbattere il doppio stereotipo». Non è una postura ideologica, è una strategia.
Linda Villano al volante
Linda Villano ai Ceo Awards
Valori e visione personale: migliorarsi per migliorare ciò che ci circonda
Il filo che cuce tutto il lavoro di Linda è uno solo, quello della crescita, per poter incidere. La curiosità smette di essere solo una caratteristica personale e diventa responsabilità, un modo di stare nel proprio mestiere con onestà intellettuale. Questo si riflette nelle scelte professionali, a partire da quelle che rifiuta: non vuole prestare il proprio nome a brand che usano la diversità come operazione di facciata senza un cambiamento reale dietro. Il pink washing, per lei, non è un’opzione.
Il tema della terza edizione della Mostra era la sorellanza, quello della quarta è un po’ “l’unione fa la forza”, e anche Linda pensa che la sua visione non possa rimaner individuale. Il progetto più grande è costruire una rete di persone, donne capaci di incidere concretamente nel settore, una community, inclusiva, che risponda alle esigenze delle aziende e che contribuisca a trasformare la cultura del lavoro dall’interno.
Momenti di svolta e resilienza: trasformare le difficoltà in direzione
Da quell’esperienza negativa degli inizi nasce AIDA, progetto costruito insieme ad altre sette persone che hanno riconosciuto la stessa necessità di cambiamento. È il momento in cui una difficoltà personale smette di essere solo tale e diventa un’iniziativa collettiva, con una struttura, un’identità, una direzione.Il riconoscimento di Forbes arriva dopo, e Linda lo accoglie con lucidità: utile, sì, perché dà visibilità al progetto e più forza alla causa, ma non è il punto. «Dietro di me c’è un importante lavoro di squadra», tiene a precisare. La resilienza, nel suo percorso, da resistenza silenziosa evolve in capacità di trasformare le esperienze, anche quelle più dure, in qualcosa che abbia senso oltre se stesse.
HeForShe: costruire alleanze reali per cambiare davvero il sistema
AIDA non parla solo a un pubblico femminile. Coinvolgere gli uomini è una scelta precisa, non simbolica, perché il cambiamento culturale funziona solo se è condiviso. Linda sa distinguere subito chi partecipa in modo autentico da chi aderisce in superficie, e sa che la difficoltà principale sta nel linguaggio. Spesso il dialogo si inceppa prima ancora di cominciare, bloccato da pregiudizi o da modalità comunicative che non si incontrano. Per questo adatta l’approccio all’interlocutore, mettendo in evidenza, quando serve, anche il valore strategico della diversità.La figura che ha scelto come riferimento per il suo HeForShe la dice lunga: Felipe non ha espresso nessun pregiudizio, e l’ha accolta come avrebbe fatto con un collega qualsiasi. Un gesto semplice, che va a concretizzare i piccoli equilibri quotidiani che ci consentono di capire, costruire, cambiare.
Felipe Vergara
Felipe Vergara: radici, sguardo e alleanza
Director e Co-founder WORDS Srl
L’incontro: dalle radici internazionali alla costruzione di un progetto
Felipe Vergara porta nel suo nome una storia già cosmopolita: nato in Messico da padre italiano e madre colombiana, cresce in mezzo a lingue diverse, abitudini che si sovrappongono, prospettive che non collimano mai del tutto. È proprio questa continua negoziazione tra culture a formare il suo sguardo sul mondo. Dopo anni di formazione tra Italia, Germania e Spagna, il punto di svolta arriva quando automotive e patrimonio museale si incontrano nella sua traiettoria professionale.
Insieme alla madre fonda WORDS Srl, con un obiettivo preciso: offrire servizi di guida museale ai marchi che vogliono raccontare la propria storia con la stessa cura con cui l’hanno costruita. Da lì in poi, il percorso si consolida attraverso collaborazioni con Musei Ferrari, Lamborghini, Maserati e Stellantis Heritage HUB. Un intreccio riuscito tra impresa, cultura e capacità di costruire relazioni che durano.
La riflessione: parità come leva competitiva, non come concessione
Lavorare nell’automotive significa fare i conti con un immaginario ancora molto marcato. Felipe lo capisce sul campo, osservando le reazioni dei visitatori nei musei: l’aspettativa implicita, quasi automatica, che la guida sia un uomo. Episodi di pregiudizio esplicito, che in altri contesti passerebbero inosservati, diventano qui occasioni per fermarsi e riflettere.
Non si tratta, nelle sue parole, di una discriminazione sistemica nel senso più rigido del termine, ma di qualcosa di più sottile e pervasivo. È un insieme di abitudini cognitive e comportamenti sedimentati che richiedono attenzione costante. Il suo approccio resta concreto e lui si impegna costantemente nell’osservare, intervenire quando serve, e lavorare perché la competenza sia l’unico metro di misura realmente valido.
Felipe Vergara
Dal pensare al fare: pratiche concrete, risultati misurabili
La dimensione operativa, per Felipe, non è mai separata da quella etica. Gestire team numerosi e articolati, spesso a maggioranza femminile, lo porta, nel tempo, a sviluppare una leadership fatta di ascolto e responsabilità condivisa. «Abbiamo i nostri meriti nella selezione del personale e nel creare un ambiente di lavoro sicuro e pulito per tutti».
Le esperienze personali, dal periodo barcellonese al confronto con contesti familiari già sensibili a questi temi, contribuiscono a rafforzare una visione organizzativa centrata sulla persona. «Siamo raccontastorie, e bisogna trasmettere la passione». E’ una frase che mi ha molto colpita perché dice molto nel suo superare qualsiasi distinzione di genere e mettere al centro qualcosa di più semplice e insieme più esigente, ossia autenticità, competenza, empatia.
HeForShe, il motore dell’alleanza: il ruolo degli uomini nel cambiamento reale
Con Linda, il racconto cambia registro e diventa più intimo. Non si tratta di una collaborazione costruita a tavolino, ma del risultato naturale di un rapporto edificato nel tempo, su basi di rispetto reciproco e affidabilità. «Dal momento zero», c’è stato qualcosa che ha fatto tenuta tra loro e che non aveva bisogno di essere contrattato. La sostanza di quell’alleanza sta in un dettaglio che dice tutto: «In WORDS abbiamo cercato di valorizzare Linda in quanto professionista, senza mai farla sentire come se avesse qualcosa di meno». HeForShe, in questo senso, non è per lui un’etichetta da indossare né uno slogan da citare, ma una pratica quotidiana, fatta di presenza, ascolto e sostegno concreto. Ed è probabilmente questa coerenza, silenziosa e continua, a renderlo un alleato davvero credibile nella costruzione di una cultura più equa.
Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!
La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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