Donne e motori? Gioie e basta
Elena Penazzi & Andrea Pontremoli
Giugno 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Elena Penazzi
Andrea Pontremoli con il cartello #HeForShe
Elena Penazzi
Una donna che ha scelto di seguire le proprie passioni oltre i percorsi prestabiliti. Dai motori al giornalismo, dalla comunicazione alle istituzioni, ha costruito la sua credibilità con autenticità, studio e determinazione. In un mondo spesso dominato dagli uomini, ha conquistato spazio attraverso competenza e risultati, senza compromessi, e il suo sguardo punta sempre avanti.
Andrea Pontremoli
Commercialista per quarant’anni, amministratore delegato per scelta: Marco Pesce conosce il valore di rimettersi in gioco. La sua leadership punta su responsabilità e merito, non su controllo. Quando scopre che una collaboratrice ha una laurea in informatica tenuta nel cassetto, le apre subito uno spazio. Per lui HeForShe non è una dichiarazione, è già il modo in cui lavora.
Elena Penazzi
Elena Penazzi: una leadership fuori dagli schemi tra motori, comunicazione e visione del futuro
Passato Assessore Autodromo, Turismo e Grandi eventi Comune di Imola. Giornalista, esperta di comunicazione e marketing
Origini e scintilla iniziale: quando la passione segue una strada diversa
Laureata in Farmacia, sino a maggio scorso assessora del Comune di Imola con deleghe ad Autodromo, Turismo e Grandi Eventi, Elena ha costruito la propria identità professionale seguendo passioni e intuizioni che l’hanno portata ben oltre il percorso accademico intrapreso.
A segnare profondamente la sua storia è stata la figura del padre, farmacista e appassionato di motori, capace di trasmetterle libertà, fiducia e curiosità.
Se la farmacia rappresentava una tradizione familiare, la scrittura e la comunicazione hanno presto conquistato il centro della scena. «Io di base ho sempre amato scrivere». Da giovanissima entra nelle sale stampa del motorsport, incontra giornalisti e professionisti del settore e scopre una dimensione che sente immediatamente sua. L’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti è stata «la mia vera soddisfazione, non quella all’Ordine dei Farmacisti». Sarà un caso che proprio Enzo Ferrari fosse convinto che il futuro appartenesse a chi aveva il coraggio di inseguire la propria visione, senza lasciarsi imprigionare dai percorsi già tracciati.
Sfide e stereotipi di genere: conquistare spazio con i risultati
Entrare nel motorsport negli anni Novanta significava muoversi in un ambiente prevalentemente maschile. A quel tempo, le donne erano rarissime e il pregiudizio poteva manifestarsi in modi più o meno espliciti.
«In alcune sale stampa non c’entravo proprio niente. Non ricordo che ci fossero delle donne nel motomondiale”. Ma per lei i limiti non esistono! “Io giravo con tutto il gruppo di uomini ma mi divertivo e me ne fregavo». Sicuramente avrebbe molti aneddoti da raccontare, anche di compromessi a cui non ha ceduto, e forse qualcuno lo ha anche confidato, ma il punto vero da evidenziare non è la circostanza negativa, quanto piuttosto il fatto che Elena si sia sempre affidata alla sua competenza e alla sua concretezza. «Mi hanno sempre presa sul serio, se non al minuto zero al minuto uno».
Valori e visione personale: autenticità, studio e coraggio
Uno degli aspetti più evidenti della sua testimonianza è il rifiuto di costruire un personaggio. La credibilità, per Elena nasce dalla coerenza tra ciò che si è e ciò che si fa.
«Ho creato questa credibilità con la naturalezza. Io sono così come mi si vede». Aggiungerei che questa aderenza perfetta la si percepisce nitidamente. È un approccio che lei stessa considera un punto di forza, ma anche una possibile fragilità, quando si trova fuori dai propri contesti abituali.
Accanto all’autenticità emerge il valore dello studio. Alle giovani donne che desiderano affermarsi in settori competitivi consiglia innanzitutto di evitare imitazioni e scorciatoie, sempre in coerenza col suo diniego dei compromessi. «Studiare, studiare, studiare». Ma, ovviamente, la preparazione deve essere accompagnata dal coraggio di mettersi in gioco. Le opportunità non arrivano da sole, vanno cercate e bisogna avere il coraggio di salire su un treno anche quando non si conosce con certezza la destinazione, perché “se quel treno si rivela sbagliato si può sempre scendere e prenderne un altro”.
«Sono nata in un piccolo paese della provincia di Verona, ho avuto un’infanzia felice». Un’introduzione semplice, genuina, lineare. La passione per la matematica arriva presto e la porta a scegliere Ingegneria Informatica a Padova. Purtroppo, però, il percorso si interrompe per ragioni personali, ma lei non cede e lo riprende molti anni dopo, quando decide di tornare sui banchi mentre lavora. «Ho pensato di rimboccarmi le maniche studiando e lavorando contemporaneamente». Lo fa per chiudere un cerchio aperto con se stessa, una scelta sicuramente non comoda.
L’ingresso nell’automotive avviene quasi per caso, perché non ha mai avuto la passione per le auto, eppure, è proprio lì che la sua curiosità trova terreno fertile. Francesca guarda la concessionaria come un sistema operativo, da capire, smontare, ottimizzare. Un approccio tecnico e analitico che trasforma un lavoro in uno spazio di innovazione continua e va ben oltre quella che ormai è diventato una moda chiamare “resilienza”.
Sfide e stereotipi di genere: sentirsi eccezione senza lasciarsi definire da questo
Nel raccontare la propria esperienza in ambienti ancora prevalentemente maschili, Francesca non parla di discriminazioni esplicite, ma della sensazione ricorrente di essere “un’eccezione”, all’università come nel lavoro. Una percezione che non la paralizza, ma la tiene vigile.
La sua riflessione va oltre il vissuto personale. Con grande lucidità, individua nel rapporto tra donne e tecnologia una questione che non riguarda solo la formazione, ma «libertà, rappresentazione, indipendenza economica e potere decisionale nel mondo che verrà». Il rischio, per lei concreto, è che le donne restino ai margini proprio mentre l’intelligenza artificiale, i dati e il software ridisegnano interi settori produttivi.
Di fronte a contesti non sempre accoglienti, la sua risposta è la curiosità, trasformata in metodo. «Ogni processo voglio smontarlo per comprenderlo pienamente e, se possibile, migliorarlo».La prima impressione ritorna quindi a confermare una mente analitica, concreta, e tenacemente appassionata.
Elena Penazzi
Elena Penazzi
Momenti di svolta e resilienza: imparare senza fermarsi
La determinazione rappresenta uno dei tratti distintivi del suo percorso. Ad essa aggiungerei l’acume, la capacità di vedere strade laddove gli altri vedono boscaglia.
Quando si pone un obiettivo, tende a investirvi tutte le proprie energie. «Quando voglio ottenere un risultato mi ci butto a capofitto e do il 100%».
Anche il rapporto con gli errori riflette questa impostazione. Di fronte alle difficoltà non si concentra sul fallimento, ma sull’apprendimento: «Non sto sbagliando, sto imparando, risalgo subito a cavallo». La sua capacità di guardare avanti emerge anche in un’altra immagine molto efficace: «Io metto dei muri dietro di me ma non davanti a me». Il passato viene elaborato e lasciato alle spalle, mentre lo sguardo resta orientato verso idee, progetti e nuove possibilità.
Una resilienza che si traduce in energia operativa e nella volontà costante di non deludere prima di tutto se stessa. È questo approccio che l’ha accompagnata nei diversi passaggi professionali, dal giornalismo alla comunicazione, dall’imprenditoria farmaceutica fino all’impegno istituzionale.
HeForShe: Andrea Pontremoli come esempio di leadership autentica
Nel progetto HeForShe, Elena ha scelto Andrea Pontremoli come figura maschile di riferimento. «Perché è fuori da ogni schema, e io rifuggo la banalità». Nelle sue parole, Pontremoli rappresenta una guida capace di ispirare attraverso l’esempio, la visione e la capacità di trasmettere insegnamenti autentici. Il loro rapporto si è costruito nel tempo attraverso confronti, esperienze condivise e una reciproca stima.
In questa scelta si ritrova uno dei fili conduttori dell’intera storia di Elena, la ricerca di persone capaci di indicare nuove direzioni senza imporre percorsi prestabiliti. Una filosofia che ha imparato fin da giovane e che continua a guidare il suo modo di vivere la leadership, fondata su libertà, responsabilità, passione e capacità di immaginare il futuro.
Andrea Pontremoli ed Elisabetta Cozzi guardano le foto della mostra
Andrea Pontremoli durante lo shooting fotografico con Elena Penazzi ed Elisabetta Cozzi
Andrea Pontremoli: il valore delle persone oltre i motori
EO and General Manager Dallara Group, Presidente Motor Valley Association
L’incontro: dalle radici professionali alla sfida manageriale
Nato nel 1957 e cresciuto professionalmente in IBM, dove entra come tecnico di manutenzione per arrivare fino alla carica di Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia, ha poi scelto nel 2007 una sfida completamente diversa, quella di affiancare Giampaolo Dallara alla guida di una delle realtà più innovative del motorsport mondiale. Da allora il suo nome è diventato uno dei punti di riferimento dell’automotive italiano, non soltanto per i risultati industriali raggiunti, ma per una visione manageriale che mette al centro il valore delle persone, della conoscenza e della responsabilità sociale.
Alla guida di Dallara Automobili, Pontremoli ha accompagnato l’azienda in una fase di forte crescita internazionale, consolidandone il ruolo nei campionati più prestigiosi del motorsport e sviluppandone le competenze tecnologiche in ambiti che spaziano dall’aerodinamica alla simulazione, fino alle applicazioni per l’aerospazio.
Parallelamente ha assunto incarichi di grande rilievo nel sistema industriale italiano, contribuendo alla nascita e allo sviluppo di MUNER (Motorvehicle University of Emilia-Romagna) e diventando presidente di Motor Valley Development, l’associazione che rappresenta uno dei distretti motoristici più importanti al mondo. In tutte queste esperienze emerge la convinzione che il vantaggio competitivo nasca dalla collaborazione. Non è un caso che Pontremoli abbia spesso descritto la Motor Valley come il passaggio da un “ego-sistema” a un “eco-sistema”, dove aziende concorrenti collaborano su formazione, ricerca e sviluppo del territorio, generando valore per l’intera comunità.
Andrea Pontremoli durante lo shooting fotografico con Camilla Albertini
Andrea Pontremoli con Elisabetta Cozzi
Andrea Pontremoli durante lo shooting fotografico con Elena Penazzi ed Elisabetta Cozzi
Dal pensare al fare: scovare talenti e aprire strade
La sua idea di sostenibilità va ben oltre gli aspetti ambientali, pur riconoscendone l’importanza. Nelle sue riflessioni più recenti la sostenibilità aziendale coincide soprattutto con la capacità di creare futuro. Significa investire nella formazione anche quando il ritorno economico non è immediato; significa considerare le competenze un patrimonio collettivo e non una risorsa da trattenere gelosamente; significa costruire organizzazioni che siano profittevoli ma anche utili alla società.
In più occasioni Pontremoli ha sostenuto che le imprese debbano produrre utili, ma debbano soprattutto essere utili, contribuendo a dare uno scopo alle persone e un senso più ampio all’attività economica. È una visione che attribuisce all’impresa una responsabilità civile precisa, quella di generare sviluppo senza dimenticare la crescita umana, culturale e professionale delle comunità in cui opera.
In questo quadro trova spazio anche il tema della parità di genere e della valorizzazione del talento femminile. Pontremoli sostiene iniziative che mirano a ridurre il gender gap nelle professioni tecniche e scientifiche. Il suo coinvolgimento nei progetti WOW Women Motor, di cui è il dea ex machina è Elena Penazzi, e nelle attività promosse dalla Motor Valley, testimonia la convinzione chiara che l’innovazione non possa essere pienamente tale se non è inclusiva.
In occasione del protocollo “Imola Living Lab – WOW Women Motor”, ha definito la promozione dei talenti femminili nelle discipline STEM un passaggio fondamentale per rafforzare un’innovazione che sia non soltanto tecnologica, ma anche culturale e sociale. L’attenzione alla presenza delle donne nell’automotive, nel motorsport e nei percorsi tecnico-scientifici si inserisce così in una visione più ampia, dove il merito e le competenze devono trovare spazio indipendentemente dal genere e dove la diversità rappresenta una risorsa strategica per le organizzazioni.
Forse è proprio questa capacità di unire performance e responsabilità a rendere Andrea Pontremoli una figura atipica nel panorama manageriale contemporaneo. Nelle sue parole ricorrono spesso concetti come fiducia, apprendimento, errore, crescita e restituzione. Ai giovani chiede coraggio e curiosità; alle aziende chiede di essere luoghi in cui le persone possano continuare a imparare e a costruire i propri sogni; ai leader chiede la capacità di mettere il bene comune accanto agli obiettivi economici. È una visione esigente, che nasce da una lunga esperienza professionale ai massimi livelli e da una dedizione al lavoro riconosciuta da chiunque abbia incrociato il suo percorso. Una visione che ci ricorda come la vera eccellenza sia nel valore delle persone e dell’eredità positiva che saremo in grado di lasciare alle generazioni che verranno.
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La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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