Donne e motori? Gioie e basta
Silvia Bagliani & Valerio Di Natale
Giugno 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Silvia Bagliani
Valerio Di Natale con il cartello #HeForShe
Silvia Bagliani
La sua è una leadership nata dal desiderio di comunicare con il mondo e cresciuta tra marketing, esperienze internazionali e responsabilità apicali. Dalla Bocconi a Mondelēz, il suo percorso unisce visione analitica, cura delle persone, resilienza e alleanze decisive. Una mente aperta, elastica, capace di trasformare ogni sfida in crescita.
Valerio Di Natale
In pensione, dopo una carriera di grande spessore in Kraft e Mondelēz, tra marketing, vendite, logistica e incarichi internazionali. Per decenni dedizione al lavoro, attenzione alle persone e parità di genere intesa come valore etico e leva competitiva sono stati elementi caratterizzanti della sua leadership. Il dono che ha fatto a chi ha avuto la fortuna di incrociarlo? Fiducia, alleanza e opportunità di far crescere il proprio talento.
Silvia Bagliani, evento Mondelez
Silvia Bagliani: la leadership elastica di chi sa trasformare ogni passaggio in crescita
Presidente e Amministratore Delegato Mondelez Italia – 100 Donne Forbes Italia 2025
Origini e scintilla iniziale: comunicare con il mondo
«Da bambina volevo fare il veterinario». È una delle prime cose che ha detto quando ha iniziato a raccontare di lei.
Attenzione, capacità di osservare ciò che non viene detto, cura concreta, senso di responsabilità verso chi dipende dalle tue decisioni e una naturale predisposizione a proteggere, comprendere e far crescere. Sono tutte qualità importanti per chi vuol essere un buon veterinario.
Bene, come scoprirete da questa intervista, sono anche le caratteristiche che definiscono Silvia e il suo modo di approcciare la vita e una carriera professionale completamente diversa da quella del veterinario. Cosa c’è in comune? L’avere a cuore il benessere umano di coloro che da lei dipendono.
«Io amo comunicare col mondo, tessere relazioni e tenerle insieme». La comunicazione come “modo di stare nelle situazioni”, di leggerle, di attraversarle. Prima i viaggi in Interrail, poi uno scambio negli Stati Uniti da giovanissima, quindi la Bocconi, Economia e Commercio. Il marketing arriva quasi naturalmente: «Mi è sempre sembrata la parte più divertente e più vicina a me come persona, essendo il lato più aperto e comunicativo».
Nel 1993 inizia a lavorare nel Gruppo Benckiser, poi passa da Henkel a Parigi e nel 1997 entra in Kraft, oggi Mondelēz. Da lì parte una traiettoria lunga, costruita con ruoli crescenti, esperienze internazionali e passaggi decisivi. Ma ciò che colpisce è il modo in cui Bagliani interpreta gli snodi della carriera: non come scalini da conquistare, piuttosto come occasioni da comprendere, abitare e far fruttare.
Sfide e stereotipi di genere: accorgersi dell’anomalia
Nel suo racconto, il tema del genere entra con una sfumatura interessante, la presa d’atto di una realtà che emerge soprattutto quando il ruolo diventa più visibile. «Io non mi sono mai accorta di essere donna in questa azienda. Solo diventando AD mi sono resa conto di questa anomalia guardando un po’ le relazioni con l’esterno».
All’interno di Kraft (ora Mondelēz), spiega, l’ambiente era già avanti: «Nel ’97 la mia azienda, di stampo americano, aveva già obiettivi di percentuale di donne in posizione di leadership».
Fuori, però, lo scenario cambia. Nei consigli, nelle associazioni, nei luoghi di rappresentanza, le capita spesso di essere l’unica donna. «In Italia effettivamente non esiste una parità di ruoli apicali tra uomini e donne». Invece di irrigidirsi, Silvia sembra aver mantenuto negli anni una forma di elasticità lucida: vedere le cose per come sono, senza negarle, ma senza lasciare che diventino un limite identitario. È una postura concreta, che tiene insieme consapevolezza e azione, perché non arretra, non enfatizza, non si autodefinisce attraverso l’ostacolo, ma lo riconosce e continua a costruire.
Silvia Bagliani, evento Mondelez
Silvia Bagliani, evento Mondelez
Valori e visione personale: leggere i segnali, unire le persone
La sua formazione nel marketing resta una matrice forte. Silvia la descrive come capacità di diagnosi, cioè di mettere insieme dati, segnali, fenomeni e contesto per arrivare a una strategia. «La capacità di leggere nei numeri, di lettura dei fenomeni per poi trarre delle conclusioni che mi permettano di applicare la soluzione e la migliore strategia di risposta al problema» è, dice, una delle doti che più l’hanno aiutata.
Ma nel tempo a questa capacità analitica si è aggiunta una dimensione più relazionale: «La capacità di unire le persone intorno a un obiettivo e allinearle sulle intenzioni aziendali». È qui che emerge una leadership non respingente, come lei stessa la definisce. Una leadership capace di tenere il risultato dentro una cornice umana.
Quando parla dei brand di Mondelēz, presenti “in circa 9 famiglie su 10”, non insiste soltanto sul fatturato o sulla penetrazione commerciale. Dice che quella presenza nelle dispense e nei frigoriferi è motivo di orgoglio, ma la responsabilità più forte la sente verso le persone che lavorano con lei e intorno all’azienda. «Il mio obiettivo è di lasciarla, in futuro, almeno sana tanto quanto me l’hanno affidata, possibilmente meglio». La sua visione si fonda su un equilibrio preciso: performance, cura, sostenibilità, ambiente accogliente, come criteri di gestione quotidiana.
Momenti di svolta e resilienza: prendere il meglio anche dalle fasi difficili
La carriera della nostra testimonial è segnata da alcuni passaggi netti. L’Australia, nel 2002, è uno di questi. Vi arriva per lavorare nel marketing del mondo dei formaggi in un grande mercato e lì conosce anche quello che sarebbe diventato suo marito. Ma il dettaglio più rivelatore è un consiglio ricevuto da un responsabile: visitare il più possibile il Paese, perché il tempo sarebbe volato. Lei lo fa. Trasforma un trasferimento professionale in apertura, scoperta, crescita personale.
Questa capacità di cogliere il meglio dalle situazioni ritorna più volte. Anche nei momenti complessi. Racconta che il suo attaccamento all’azienda nasce in una fase personale difficile, durata mesi, in cui non si sentiva al massimo. Invece di trovarsi davanti freddezza o giudizio, incontra umanità. «La direzione e le persone che avevo intorno mi hanno dimostrato un’umanità impensabile in un’azienda tanto grande». È un’esperienza che lascia traccia e che probabilmente alimenta il suo modo di guidare gli altri.
Un altro snodo riguarda Valerio Di Natale, sua scelta come He nella mostra e figura professionale di riferimento. È lui a dirle che stanno cercando una persona in Australia, aggiungendo, conoscendola forse meglio di quanto Silvia fosse consapevole di se stessa: «So che se te lo dico tu parti». È lui, anni dopo, a proporla per la direzione generale Italia dei prodotti Snack. Quando nel 2020 diventa AD dell’intera azienda, Silvia sente il peso del confronto, ma non si limita a ereditare un modello. «Ho costruito la mia credibilità e la mia leadership basandomi sulle mie caratteristiche e sui miei valori».
La resilienza, nel suo caso, non è resistenza muscolare, ma adattamento intelligente che si traduce nell’imparare, assorbire, distinguere, poi trovare una propria forma. Lei stessa attribuisce alle esperienze internazionali una qualità decisiva: «Aiutano ad essere più ponderati, inclusivi e flessibili». E ancor, l’esposizione a culture diverse dona «una particolare elasticità mentale che aiuta a comprendere il mondo in tutte le sue sfaccettature».
HeForShe: alleati, cura e responsabilità condivisa
Nel percorso appena raccontato, il tema HeForShe si esprime come esperienza concreta di alleanza. La figura di Valerio è centrale proprio perché mostra quanto, nella crescita professionale di una donna, possano contare capi capaci di vedere il potenziale, proporre, sostenere, aprire porte senza sostituirsi.
“HeForShe”, nel suo caso, significa anche questo: uomini che riconoscono il talento femminile e lo mettono nelle condizioni di esprimersi, senza paternalismo, ma con tanta fiducia e responsabilizzazione. Lei lo racconta con gratitudine e lucidità: «Ha creduto in me e ha fatto in modo che arrivassi».
C’è poi un’altra forma di alleanza, più ampia, che riguarda il modo di prendere decisioni difficili. Silvia ricorda una frase pronunciata da Valerio durante una riorganizzazione complessa: «So che se lo faccio io, lo faccio meglio di chiunque altro». Il senso era chiaro: se una scelta difficile va fatta, può essere fatta con più cura, più rispetto, più attenzione agli impatti sulle persone. E questa è una lezione che lei porta ancora con sé.
Anche quando parla alle giovani donne, il suo messaggio resta pragmatico, diretto, lontano dalle formule motivazionali. «Alle ragazze che vogliano intraprendere una carriera professionale consiglierei di provarci sempre, perché si può fare, anche avendo una famiglia e figli. Ci sono stati momenti in cui effettivamente la fatica l’ho fatta, quella di dover tenere insieme tutto». Però invita a non fermarsi prima ancora di iniziare: «Non devono tirarsi indietro, se lo desiderano devono buttarsi senza autolimitarsi».
In questa frase c’è forse il nucleo più vero del suo percorso: una mente aperta, allenata a cambiare contesto senza perdere direzione; una leadership elastica, capace di adattarsi senza snaturarsi; una forza che non ha bisogno di irrigidirsi per essere autorevole. Silvia Bagliani sembra avere costruito così la propria crescita, guardando avanti, ma senza dimenticare ciò che ogni passaggio, anche il più difficile, poteva insegnarle
Valerio Di Natale e la passione per la montagna …
e per il mare: Valerio Di Natale in modalità Skipper
Valerio Di Natale: il valore di chi sa aprire strade e far crescere talenti
Past President Mondelez International for Southern Europe
L’incontro: una lunga storia d’impresa, lavoro e persone
Valerio Di Natale racconta la propria carriera con il tono di chi ha attraversato da protagonista decenni di trasformazioni aziendali senza perdere il gusto del lavoro ben fatto. Past President Mondelēz International for Southern Europe, ex Amministratore Delegato di Kraft Foods Italia e poi di Mondelēz Italia, ha costruito il suo percorso interamente dentro lo stesso gruppo, passando da marketing, vendite e logistica fino alla guida di mercati e divisioni internazionali.
Studi classici, laurea in Economia alla Bocconi, ingresso in azienda nel 1982. Il suo primo desiderio è lavorare in una realtà solida, dove imparare, crescere, fare esperienze professionali e umane. La scelta cade su Kraft, perché gli offre il marketing, una scuola formidabile per chi vuole capire consumatori, prodotti, marca, distribuzione. «Erano gli anni ’80 e chi faceva marketing in una azienda multinazionale americana aveva tanto da imparare».
Da assistente a direttore marketing, poi direttore vendite, direttore logistica, direttore generale della business unit più importante in Italia, capo vendite Europa e Sud Europa, fino all’ultimo anno vissuto a Zurigo alla guida del Sud Europa. Un percorso lineare solo in apparenza, perché dentro la stessa azienda Di Natale attraversa categorie, mercati, responsabilità e cambiamenti profondi: formaggi, carni, caffè, cioccolato, biscotti, caramelle. Una carriera di grande levatura, sostenuta da una dedizione evidente, ma anche da un legame umano forte con l’organizzazione. “«Sono stato molto fortunato entrando in un’azienda con una dimensione multinazionale, con tante opportunità, ma anche un ambiente umano e personale molto ricco e piacevole. Mi sono quasi sempre divertito».
La riflessione: parità, inclusione e competitività
Nel suo racconto la parità di genere non entra come tema accessorio o concessione morale. Per Valerio è sempre stata qualcosa di più concreto. «L’inclusività e la parità di genere rappresentavano sicuramente un fondamento etico, ma soprattutto una questione di competitività». È una frase che definisce bene il suo sguardo manageriale: i valori contano davvero quando diventano criteri organizzativi, scelte, obiettivi, prassi.
Quando comincia nel marketing, nel 1982, le donne sono pochissime. Ricorda di essere stato probabilmente «il primo product manager ad aver avuto una ragazza come assistente» nel 1985. Da lì osserva un cambiamento profondo, non solo nel marketing ma anche nelle vendite, area allora fortemente maschile. «Quando sono arrivato non c’erano donne nel board italiano, quando sono uscito più della metà erano donne». È il risultato di un’evoluzione culturale e organizzativa: più donne laureate, più professioniste interessate a carriere complesse, più attenzione aziendale al valore della diversità.
Valerio insiste su un punto: «Non si trattava di pink washing. L’azienda aveva trasformato già dagli anni Novanta i temi di diversity in obiettivi istituzionali, affidando ai senior manager anche la responsabilità di facilitare percorsi di crescita inclusivi». La parità, in questa visione, non è soltanto accesso numerico alle posizioni, ma capacità di creare condizioni reali perché il talento possa restare, maturare e arrivare ai vertici.
Valerio Di Natale, taglio torta con Silvia Bagliani
Valerio Di Natale, brindisi con Silvia Bagliani
Dal pensare al fare: pratiche, fiducia e valorizzazione delle persone
La parte più interessante del racconto di Valerio è forse il passaggio dalle idee alle pratiche. Inclusione, per lui, significa cambiare davvero il modo in cui un’azienda funziona. Ricorda, ad esempio, l’abolizione della timbratura del cartellino, scelta tutt’altro che banale per l’epoca. «Questo toglie tanto stress alle donne, soprattutto, che sono quelle che più frequentemente hanno il carico di portare i figli a scuola e che sono stressate dal dover timbrare in tempo». Non è solo una misura organizzativa, ma piuttosto un segnale di fiducia.
«La stessa logica si ritrova nell’attenzione al rientro dalla maternità, alla continuità dei percorsi femminili, allo smart working dopo la maternità quando ancora non era un tema diffuso. L’obiettivo era consentire alle donne di rientrare serene, senza sentirsi penalizzate o sospese».
Valerio parla di “leadership diffusa, a tutti i livelli”. Una formula che spiega molto del suo modo di intendere il comando: non accentramento, ma responsabilizzazione. I giovani vengono fatti sentire una risorsa, la formazione ha un peso, i capi sono maestri da cui apprendere. La richiesta da parte dell’azienda è alta e la restituzione è in termini di opportunità, fiducia, appartenenza. La valorizzazione delle persone non resta un principio astratto. Diventa capacità di individuare talenti, farli ruotare, esporli a contesti nuovi, anche quando il passaggio può generare fatica. È un’idea esigente di crescita: non proteggere le persone dal cambiamento, ma accompagnarle dentro esperienze che allarghino competenze, visione e sicurezza.
HeForShe, il motore dell’alleanza
Il rapporto con Silvia Bagliani dà corpo al senso più autentico di HeForShe: l’alleanza tra uomini e donne come pratica professionale concreta e fattiva, costruita con fiducia, porte aperte, riconoscimento del potenziale. Vedere prima, sostenere prima, credere prima che la persona abbia pienamente consolidato la propria consapevolezza.
Valerio racconta di averle fatto cambiare molti lavori, anche quando questo poteva essere stressante, «per darle la facoltà e la libertà di scegliere e di ampliare le capacità tecniche-professionali». Attenzione a non scambiarla per una protezione paternalistica, perché si tratta, nella realtà, di ma un investimento sul talento e sulla libertà di diventare.
In Silvia Bagliani riconosce non solo qualità professionali, ma anche caratteristiche umane e doti di leader decisionale. “Avevo già intravisto in lei, colei che avrebbe preso il mio testimone, anche quando lei stessa non era ancora sicura di poterlo fare”. È una frase che racchiude il senso più alto della sponsorizzazione professionale: non sostituirsi, non indirizzare dall’alto, ma creare le condizioni perché una persona possa riconoscere e assumere la propria forza.
La valorizzazione delle donne non procede senza uomini capaci di esercitare il potere in modo generativo. Di Natale lo ha fatto attraverso incarichi, responsabilità, fiducia e attenzione alle persone, con decisioni che hanno inciso sulle carriere e sulla cultura aziendale.
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La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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