Donne e motori? Gioie e basta

Creatività, cultura e cambiamento inclusivo: la storia di Sofia e Guido

Marzo 2026

RITA PAPARELLA

Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D

Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!  

Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato. 

La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti. 

Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno. 

Sofia Veronesi

Guido Gambassi #HeForShe

Sofia Veronesi 

Il percorso sorprendente di Sofia Veronesi coglie vene poetiche e artistiche tra la gomma e la meccanica. Puntando su formazione e visione culturale, porta creatività in un mondo tecnico, cercando di influenzare e cambiare il modo di vedere le donne nelle officine, prima ancora che il seme del pregiudizio germogli.

Guido Gambassi

Guido Gambassi rompe gli schemi partendo dal vertice, per cominciare a guardare la parità non più come un ideale, ma come una leva di competitività. Tra scelte concrete e leadership inclusiva, sta cambiando le regole del gioco. E il riconoscimento in HeForShe svela perché il suo approccio fa davvero la differenza.

Sofia Veronesi & Guido Gambassi all’assemblea generale Federpneus

Sofia Veronesi: creatività e visione culturale in un settore tecnico

Coordinatrice attività formative Scuola Nazionale Federpneus

Origini e scintilla iniziale

La vita è imprevedibile e, proprio quando si pensa di aver tutto pianificato, ci prende per il naso facendo apparire sul nostro percorso deviazioni e strade impensabili. E così, il percorso di Sofia parte da un altrove inaspettato, da studi artistici, dalla storia dell’arte, dalle pratiche curatoriali e la museologia: un mondo fatto di estetica, narrazione culturale e interpretazione del patrimonio. Niente che, almeno in apparenza, lasciasse presagire un futuro tra pneumatici, officine e formazione tecnica.

Eppure, c’è una ragione per tutto ed è proprio questa distanza a rivelarsi decisiva! L’ingresso nel settore automotive arriva quasi per caso, nel 2022, attraverso la partecipazione all’organizzazione di Autopromotec, una delle principali fiere internazionali dell’aftermarket. Da lì il ritmo cambia e l’anno successivo è già al lavoro su Futurmotive, evento dedicato alle innovazioni della mobilità. Quello che sembrava un’incursione occasionale comincia a prendere la forma di qualcosa di più solido.

Il momento in cui tutto diventa chiaro arriva con la mostra fotografica realizzata per celebrare i sessant’anni di Autopromotec, quando Sofia capisce di avere qualcosa di specifico da offrire a un settore fortemente strutturato e abituato a parlare un linguaggio tutto suo. «La realizzazione della mostra mi ha dato molta soddisfazione perché ho potuto portare ciò che sono io nel settore, accorciando la distanza tra ciò che sono stati i miei studi e ciò che svolgo ora». In quel progetto emerge con nitidezza il filo conduttore del suo lavoro: la capacità di far dialogare storia, estetica, cultura e tecnologia, senza forzature, con la naturalezza di chi ha trovato il sedile giusto passando dalla portiera sbagliata.

Sfide e stereotipi di genere

Il coraggio imparato passo dopo passo. Il mondo automotive porta con sé un’eredità culturale precisa: tecnico, gerarchico, storicamente maschile. Un settore che ha costruito nel tempo le proprie liturgie interne e che non sempre ha dimostrato permeabilità verso sguardi diversi.

La presenza femminile, soprattutto nei ruoli tecnici o decisionali, continua a scontrarsi con resistenze che non sono mai del tutto esplicite, ma che si avvertono. «Ho avuto la fortuna di entrare in un ambiente virtuoso». Autopromotec e Federpneus rappresentano un contesto che ha fatto propri i temi dell’empowerment femminile. Trovarsi in un posto simile, però, non significa non vedere cosa succede altrove. Anzi, questa posizione privilegiata le ha restituito una prospettiva più lucida su ciò che accade fuori.

Nel contatto quotidiano con officine e professionisti del settore, gli stereotipi affiorano con una certa regolarità e l’idea che una donna sappia meno di meccanica, il presupposto che la cura dell’auto sia, per natura, una faccenda maschile, sono segnali piccoli, a volte quasi impercettibili, ma persistenti. È qui che entra in gioco la formazione come strumento concreto di contrasto ai bias ancestrali che ci portiamo tutti dietro, spesso dormienti, ma non estinti. Attraverso il lavoro con la Scuola Nazionale Federpneus e con i giovani gommisti, Sofia punta a intervenire prima che certi schemi diventino abitudini sedimentate. L’obiettivo, lo dice con una formula semplice e diretta, è “piantare il seme del rispetto”: agire sulle persone quando sono ancora in formazione, quando i cattivi modelli non si sono ancora svegliati.

Sofia Veronesi: scene di quotiana parità

Sofia Veronesi: scene di quotiana parità

Valori e visione personale: la forza di una leadership non convenzionale

C’è un filo che attraversa tutto il lavoro di Sofia, ossia la convinzione che l’innovazione nasca dove i mondi si incontrano e non dove si somigliano. La sua formazione artistica non è un dettaglio biografico da mettere tra parentesi, ma è la lente attraverso cui legge il settore, il punto da cui parte ogni ragionamento. «Per me fondamentali sono la creatività e la contaminazione di idee trasversali. Io guardo il mondo dell’automotive con occhi esterni e vedo cose che a chi è da sempre inserito possono sfuggire».

È una posizione che richiede una certa dose di consapevolezza, sapere che la propria distanza, invece di essere un limite, può diventare un vantaggio. Quello sguardo esterno le permette di intercettare dimensioni che nel settore tendono a restare sullo sfondo, come la memoria storica, il patrimonio culturale legato all’automobile, il valore simbolico delle vetture d’epoca. Per Sofia le auto storiche non sono semplicemente oggetti meccanici giunti fino a noi, ma sono manufatti culturali, con la stessa complessità e la stessa capacità di racconto di un’opera d’arte. Questa è proprio una prospettiva che viene dritta dagli anni universitari, e che nell’automotive ha trovato un terreno inaspettatamente ricco. Da questa visione nasce anche la sua collaborazione editoriale con Pneurama, rivista di riferimento del settore, e l’idea di sviluppare contenuti dedicati, tra cui una rubrica sugli pneumatici d’epoca, dove tecnica e cultura materiale dialogano con spontaneità.

Momenti di svolta e resilienza: metterci la faccia, sempre

Tra le esperienze che hanno lasciato il segno c’è il lavoro alla Scuola Nazionale Federpneus, dove oggi Sofia coordina le attività formative. Un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del mestiere, sul cambiamento nelle officine, sul modo in cui le nuove tecnologie stanno ridisegnando competenze e ruoli. È qui che è successo qualcosa di apparentemente ordinario, ma che le è rimasto addosso. Durante un corso di smontaggio e montaggio pneumatici, tra i partecipanti c’è anche una giovane donna su cui cade il suo sguardo. «La sola differenza nello svolgimento del corso era negli occhi di chi guardava. La gommista era completamente al pari dei colleghi uomini, tecnicamente, praticamente, in tutto». Una cosa tanto naturale da sembrare strana.

HeForShe: L’alleanza che fa crescere

Non tutti gli alleati si trovano dove ci si aspetta. Nel percorso di Sofia, una presenza ha fatto la differenza in modo concreto e silenzioso, è quella di Guido Gambassi che lei stessa indica come il suo “He”, una figura che ha sostenuto il suo lavoro senza filtri, senza riserve legate alla provenienza o al genere. «Non ho mai sentito preconcetti pur essendo arrivata con studi diversi, in un settore maschile. Non ho mai avvertito un senso di inferiorità e ho sempre avuto responsabilità importanti». Ritorniamo al semplice concetto di “naturalezza”. Ciò che Sofia vuole è contribuire a trasmettere l’autenticità di ciò che oggi viene ancora percepito come insolito, la presenza femminile nell’automotive, in ruoli tecnici, formativi, decisionali. Questo settore, con una trasformazione culturale attuata aprendo le porte a competenze, visioni e sensibilità diverse, ha tutto da guadagnare.

Guido Gambassi ad Autopromotec

Guido Gambassi: visione industriale e impegno concreto per un cambiamento inclusivo

Segretario Generale AIRP e Federpneus

L’incontro: un percorso ai vertici di un settore ancora maschile

Guido Gambassi si muove da anni ai vertici di un mondo che non ha ancora del tutto smesso di guardarsi allo specchio con occhi del passato. Segretario Generale di AIRP e Federpneus, presidente di BIPAVER, l’associazione europea dei ricostruttori di pneumatici, il suo percorso racconta una carriera costruita per gradi, attraverso ruoli di crescente responsabilità e un’esposizione costante ai tavoli che contano: normative, sostenibilità, economia circolare, dialogo con l’industria automotive e con le istituzioni europee. Un ambiente in cui, come ammette senza infingimenti, “le persone con cui mi interfaccio sono prevalentemente maschili.”

La riflessione: parità come leva competitiva, non come concessione

È proprio da questa consapevolezza che prende forma il suo approccio alla parità di genere, pragmatico, sistemico, lontano da qualsiasi retorica. «Un punto centrale è nella competitività e nell’innovazione, che sono fattori che si possono avere solamente grazie alla piena parità di genere». Un’organizzazione che non sa valorizzare l’intero spettro dei talenti disponibili è, semplicemente, meno attrezzata ad affrontare il cambiamento. La meritocrazia, in questa lettura, è uno strumento concreto per aprire spazi che la tradizione ha tenuto chiusi troppo a lungo, e per permettere una contaminazione positiva tra esperienze e prospettive diverse.

 

Guido Gambassi

Guido Gambassi

 Dal pensare al fare: pratiche concrete, risultati misurabili

Questa visione non resta sul piano delle intenzioni, anzi, il criterio che Guido applica all’interno delle strutture che coordina è chiaro: «Massimizzare le opportunità offerte a tutte le persone, a prescindere da qualsiasi preconcetto». Un principio che ha già prodotto risultati tangibili, favorendo la crescita professionale di figure femminili e contribuendo a rendere meno eccezionale ciò che dovrebbe essere normale. Parallelamente, percorsi di certificazione della parità di genere e collaborazioni orientate al cambiamento culturale disegnano un impegno che va oltre la buona volontà individuale. Anche la sostenibilità, nel suo sguardo, acquista un significato più ampio, non solo ambientale, ma anche economica e sociale, una lettura integrata in cui l’empowerment femminile non è un capitolo a parte, ma una componente strutturale.

HeForShe, il motore dell’alleanza: quando il riconoscimento viene dal basso

Il coinvolgimento nel progetto HeForShe ha rappresentato per Guido qualcosa di più di una distinzione formale. «Mi ha fatto molto piacere… è stato uno splendido riconoscimento». Alla base della scelta della testimonial femminile, secondo lui, c’è la capacità di costruire contesti fondati su fiducia, autonomia e valorizzazione reale delle competenze.

«Ho sempre cercato di dare a Sofia la massima autonomia e indipendenza rispetto al lavoro che svolge» e sono proprio queste scelte quotidiane a definire un alleato credibile e concreto. Restano le barriere, i già citati bias impliciti radicati, una cultura di settore che cambia lentamente, e la necessità, che lui stesso riconosce, che gli uomini abbiano più coraggio nel contrastare i comportamenti discriminatori quando li incontrano.

Ma i segnali di un mercato in trasformazione ci sono e Guido li legge con attenzione: la crescente autonomia delle donne, la trasformazione tecnologica del lavoro, una generazione che sta ridefinendo le regole. La strada è in salita, ma la direzione è quella giusta.

HeforShe? «Uno splendido riconoscimento»

Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!

La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche. 

In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.  

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Camilla Albertini – foto di Paolo Carlini

CAMILLA ALBERTINI

Camilla Albertini è fotografa, videomaker, illustratrice e giornalista. Nata a Milano, si è laureata nel 2017 in fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e conta come freelance già una lunga esperienza di lavoro in diversi ambiti: dallo still life in studio al reportage, dall’automotive al corporate, dal ritratto al food. È appassionata di disegno e di arti visive in genere. Ama viaggiare e cogliere nelle sue immagini l’essenza dei luoghi con immagini mai scontate e di ricercata emozione. Con l’occhio e il cuore sempre attenti alle tematiche femminili, ha realizzato nel 2019 un reportage sulle donne islandesi e nel 2022, 23, 24 e 25 una mostra fotografica, in collaborazione con il Museo Fratelli Cozzi, di ritratti di donne e automobili, per scardinare gli stereotipi legati a “donne e motori”. Diverse le sue immagini e testi pubblicati nelle pagine del Corriere della sera di Milano e da riviste quali Quattroruote, Ruoteclassiche, Donna Moderna, Gardenia, il Bagno. Nel 2021, per Silvana Editoriale, ha pubblicato, con il collega Paolo Carlini, il libro fotografico “Italia Cost to Coast”.