Donne e motori? Gioie e basta

Caterina De Bartolo & Fernando Crosta 

Luglio 2026

RITA PAPARELLA

Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D

Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!  

Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato. 

La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti. 

Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno. 

Caterina De Bartolo durante un’asta

Fernando Crosta con il cartello #HeForShe

Caterina De Bartolo

Dalla storia dell’arte alle aste milionarie di RM Sotheby’s: Caterina De Bartolo racconta un percorso costruito tra cultura, lingue, adrenalina e relazioni internazionali. Ma dietro il successo resta una verità scomoda: «Le donne devono ancora lavorare il doppio». La sua risposta passa da credibilità, educazione e nuove alleanze.

Fernando Crosta 

Numeri e adrenalina, la faccia nascosta della professione del commercialista. Fernando Crosta racconta una carriera costruita tra rigore, arte e automotive. Ma è nel rapporto con le persone che emerge la sua vera cifra: riconoscere il talento, creare autonomia e sostenere le donne senza paternalismi.

Caterina De Bartolo… sullo sfondo pista automobilistica

Caterina De Bartolo: l’arte delle relazioni nel mondo delle automobili da collezione

Director of Client Development UK/EMEA RM Sotheby’s

Origini e scintilla iniziale: dall’arte al mercato internazionale del collezionismo

Caterina De Bartolo non è arrivata alle automobili da collezione seguendo il percorso più prevedibile. Ha studiato storia dell’arte e fotografia tra la Calabria e Parigi, ha vissuto in Turchia grazie a una borsa di studio europea e ha lavorato in Italia e nel Regno Unito. A Londra sono arrivate le esperienze nei musei, tra cui la National Gallery, e successivamente l’incontro con Sotheby’s. Nel 2018 entra nella casa d’aste e comincia un percorso che la porta a ricoprire ruoli diversi, fino alla responsabilità dello sviluppo commerciale nel Regno Unito e nell’area EMEA.

Si potrebbe pensare che la formazione umanistica sia soltanto una parentesi precedente alla carriera attuale, ma lei non la pensa così. Al contrario, è convinta che proprio quel bagaglio le abbia permesso di distinguersi in un ambiente nel quale non basta conoscere il valore di mercato di un bene. Occorre saperne leggere l’identità, interpretare le aspettative del cliente e comprendere la cultura di chi si ha di fronte.

«Il mio percorso mi ha resa molto più attenta alle necessità del pubblico». Le lingue hanno completato questa preparazione. Italiano, inglese, francese, spagnolo e turco sono strumenti di lavoro quotidiani in una professione che attraversa Paesi, sensibilità e consuetudini differenti.

Ciò che continua ad attrarla è il ritmo di un mestiere nel quale le giornate raramente si somigliano. «Viaggiare, scoprire il mondo e lavorare in modo molto dinamico, con anche moltissima adrenalina, è ciò che amo del mio lavoro».

Sfide e stereotipi di genere: conquistare credibilità in un ambiente maschile

Nel mercato delle automobili storiche le donne ci sono, ma la loro presenza continua a essere percepita, in alcuni contesti, come meno naturale di quella maschile. Questo significa che la competenza può non essere riconosciuta immediatamente e che una professionista debba spesso superare una fase iniziale di verifica più severa.

De Bartolo non cerca formule diplomatiche: «Le donne devono ancora lavorare il doppio per dimostrare ciò che gli uomini fanno per la metà». E non parla di un problema teorico. Le è accaduto di incontrare persone che faticavano a confrontarsi con una donna in una posizione di responsabilità o che ne mettevano in dubbio l’autorevolezza prima ancora di conoscerne il lavoro. «Mi sono capitate manifestazioni di pregiudizio, ma mi sono imposta nella mia posizione». Imporsi, nel suo caso, non ha significato alzare la voce, ma padroneggiare le situazioni, condurre operazioni complesse, seguire clienti internazionali e gestire beni dal valore di milioni.

La sua riflessione, però, non si ferma alla capacità individuale di reagire, perché le donne non dovrebbero essere costrette a dimostrare continuamente di meritare il posto che occupano. Per questo individua nell’educazione il punto dal quale iniziare. «Il lavoro non cambia per le quote rosa, ma per l’educazione. Il passo avanti lo si fa cominciando a educare i bambini ad avere rispetto per le donne, attraverso la scuola, un’educazione sentimentale».

È una posizione che sposta la questione dalla semplice rappresentanza numerica alla qualità delle relazioni. Il cambiamento, secondo De Bartolo, avverrà quando la presenza femminile in ruoli tecnici, commerciali e dirigenziali non richiederà più spiegazioni.

Caterina De Bartolo… al volante di un’auto d’epoca

Valori e visione personale: il cliente prima della transazione

Un’automobile da collezione non è soltanto un oggetto costoso. Può essere il risultato di una ricerca durata anni, un investimento, una memoria familiare o il simbolo di una fase della vita. Chi la vende o l’acquista non porta al tavolo soltanto una disponibilità economica, ma aspettative, desideri e una precisa idea di sé. Il concetto può valere per qualunque bene sia protagonista di un’asta e in questo contesto il lavoro di Caterina non consiste semplicemente nel favorire una transazione. La relazione deve essere costruita con attenzione e mantenuta nel tempo.

«Non vendiamo opere che non siano adeguate a rientrare nella collezione di un cliente». Proporre il bene giusto alla persona giusta è, per lei, una questione di competenza e di onestà intellettuale. La stessa impostazione vale quando una richiesta non può essere soddisfatta immediatamente. «Il ‘no’ non esiste, esiste il ‘cercheremo di lavorare per lei’». Non è una promessa irrealistica, ma un modo di affrontare i problemi: approfondire, verificare, trovare una strada possibile oppure spiegare con precisione perché non lo sia.

Dietro il rapporto con il cliente si muove una macchina organizzativa articolata. Documenti, trasferimenti internazionali, dogane, specialisti, fotografi, trasportatori e consulenti devono procedere nella stessa direzione. Molte di queste fasi rimangono invisibili, ma è proprio lì che si gioca la qualità dell’esperienza. «Il nostro lavoro non è soltanto vendere o consegnare qualcosa». La vendita è il momento finale. Prima vengono la fiducia, l’ascolto e la capacità di non far percepire al cliente la complessità che si sta gestendo.

Momenti di svolta e resilienza: l’adrenalina dietro il successo di un’asta

Il momento dell’asta è rapido, le offerte si susseguono, il banditore detta il ritmo e in pochi minuti un oggetto può cambiare proprietario. La preparazione, invece, richiede mesi. In alcuni casi la ricerca e la costruzione di una vendita iniziano con anni di anticipo.

Tra le esperienze che la nostra testimonial ricorda con maggiore intensità c’è l’asta organizzata da RM Sotheby’s ad Abu Dhabi, la prima della casa in Medio Oriente. Un ambiente nuovo, aspettative elevate e un pubblico più ampio di quanto lei stessa avesse immaginato. «Ho scoperto quanto questo mondo possa attirare tantissima gente, cosa non facilmente comprensibile a chi non frequenta questo ambiente».

La parte che continua a coinvolgerla maggiormente non è soltanto il risultato economico. È la tensione che cresce durante il lavoro preparatorio. «L’adrenalina arriva al picco durante l’asta e poi scende». Nel corso degli anni ha svolto compiti diversi, dalla gestione dei clienti in sala all’organizzazione delle offerte telefoniche. Chi segue un acquirente al telefono deve ascoltare, comunicare rapidamente con il team e aiutare la persona a partecipare all’asta senza sentirsi distante dall’azione.

Caterina De Bartolo in un momento di grande concentrazione. Sullo sfondo pista automobilistica

HeForShe: educare al rispetto per cambiare davvero il settore

Caterina De Bartolo ha scelto Fernando Crosta come compagno di ritratto per la quarta edizione di “Donne e Motori? Gioie e basta”. La scelta nasce da un rapporto professionale e dalla qualità del confronto costruito nel tempo. Un alleato non è qualcuno che parla al posto di una donna o che le concede uno spazio. È una persona che riconosce il valore della sua competenza e si comporta di conseguenza, anche quando la situazione è complessa o le responsabilità sono elevate.

Nel mondo del lavoro le alleanze servono soprattutto nei passaggi meno visibili. Quando si attribuisce fiducia, quando si ascolta un’opinione senza pregiudizi, quando si sostiene una decisione corretta senza chiedersi se sia stata proposta da un uomo o da una donna. «Non posso cambiare la testa delle persone». Può però scegliere come reagire, quale esempio offrire e quale ambiente contribuire a costruire per chi arriverà dopo.

Il suo messaggio alle nuove generazioni è privo di scorciatoie: «Studiare per scoprire qualcosa di nuovo, non per avere un pezzo di carta. Studiare ed essere curiosi, viaggiare e imparare le lingue. Poi le cose arrivano. La posizione è solo un titolo su un pezzo di carta, su una mail».

La riflessione tocca profondamente le corde dell’autostima. Una qualifica può descrivere una responsabilità, ma non dice tutto della persona che la ricopre. Ciò che conta è avvicinarsi, attraverso le scelte quotidiane, alla persona e alla professionista che si desidera diventare.

Fernando Crosta alla guida di una Porsche

Fernando Crosta: la competenza che riconosce il talento e costruisce alleanze

Dottore Commercialista – Servizi legali – Esperto Settore Automotive e Arte

L’incontro: dalle società multinazionali alle grandi aste

Fernando Crosta ha studiato alla Bocconi e ha trascorso una parte importante della propria formazione professionale in PricewaterhouseCoopers. In seguito, ha lavorato come direttore generale di un gruppo industriale impegnato nella distribuzione commerciale in Italia e in Europa, prima di scegliere la libera professione e aprire il proprio studio.

Il periodo trascorso nella consulenza internazionale lo ha messo in contatto con società americane e anglosassoni, tra cui Sotheby’s. Crosta ne diventa sindaco e comincia a conoscere dall’interno un settore con regole, linguaggi e dinamiche molto particolari. Da lì si sviluppano le collaborazioni con gallerie, case d’asta e operatori del mercato dell’arte.

Il rapporto con l’automotive prende forma nella metà degli anni Novanta, quando partecipa all’organizzazione di una delle prime aste italiane di automobili da collezione capaci di ottenere grande risonanza. Si svolge a Fiorano e riguarda Ferrari. Crosta ricorda una battuta di Jean Todt: «Vendere le Ferrari a Maranello è come vendere oggetti sacri in Vaticano».

Da allora segue anche RM Sotheby’s, ad esempio partecipando all’organizzazione della vendita della collezione Versace e di un’asta legata a Franco Zeffirelli.
Il fascino per l’arte è nato dal contatto diretto con le opere. «Le prime volte in cui ho toccato con mano e visto con i miei occhi fisicamente le opere di arte moderna e contemporanea mi sono lasciato prendere e affascinare».

Il mercato, racconta, è popolato da personalità fuori dall’ordinario e da persone abituate a prendere decisioni economiche enormi con una naturalezza difficile da immaginare dall’esterno. Per un commercialista e consulente significa confrontarsi con valori elevati, ma anche con famiglie, storie e patrimoni molto complessi da gestire.

Fernando Crosta alla guida di una Porsche

La riflessione: fiducia, empatia e rispetto delle differenze

Crosta lavora in settori nei quali riservatezza e precisione sono indispensabili. Una valutazione fiscale, una riorganizzazione societaria o una vendita milionaria non ammettono superficialità. La conoscenza tecnica, tuttavia, non basta.

Anni di collaborazione con Sotheby’s gli hanno permesso di incontrare imprenditori, collezionisti e famiglie di rilievo internazionale. Il valore di queste relazioni, per lui, non risiede soltanto nel prestigio dei nomi, ma nella possibilità di osservare modi differenti di ragionare, decidere e affrontare il rischio.

«Tutte le esperienze lasciano qualcosa». Alcune operazioni si concludono, altre si interrompono per circostanze esterne o perché l’idea arriva troppo presto. Ricorda il caso di un cliente che, vent’anni fa, aveva intuito le potenzialità dei pagamenti tramite telefono. Il progetto non trovò interlocutori pronti a comprenderlo. Oggi quella stessa tecnologia appartiene alla quotidianità.

La sua attenzione alle persone emerge anche parlando delle donne incontrate nel lavoro, di cui ha una grandissima considerazione. Della compagna, che condivide la sua formazione economica ma ha costruito una carriera internazionale di grande rilievo, parla con una battuta eloquente: «Con lei è come giocare a tennis con Federer, al secondo scambio sono già fuori dal gioco».

Non c’è imbarazzo nel riconoscere che un’altra persona possa essere più rapida, più preparata o più efficace. Un vero “HeForShe”, come lui, lo considera un dato da apprezzare, non una minaccia da ridimensionare.

Fernando Crosta su aliante biposto

Dal pensare al fare: creare opportunità, autonomia e responsabilità

La maggioranza delle persone che lavorano nello studio di Fernando Crosta è composta da donne. Tra loro c’è anche sua figlia, ma il suo ingresso non è stato immediato. Dopo la laurea, Crosta ha preferito che lavorasse in strutture internazionali, costruendo un’esperienza autonoma prima di entrare nello studio di famiglia.

Non voleva che la parentela fosse la sua unica credenziale. Doveva arrivare con una preparazione acquisita altrove e con un’identità professionale già definita. È un modo concreto di sostenere una persona, e in particolare una donna, non evitandole il confronto con il mondo, ma mettendola nelle condizioni di affrontarlo con strumenti propri. La stessa impostazione si ritrova nella relazione con Caterina De Bartolo.

I due si sono conosciuti lavorando e hanno gestito insieme situazioni difficili. «Ci siamo sempre aiutati, e abbiamo gestito efficacemente insieme numerose situazioni molto articolate». È nei problemi risolti che si è consolidata la stima. «Quando i problemi si risolvono, le discussioni non si appesantiscono. Le sfide risultano anche divertenti, pur se complicate».

HeForShe, il motore dell’alleanza

Caterina De Bartolo ha scelto Fernando Crosta perché il loro rapporto non è nato intorno al tema della parità ma lavorando, ed è cresciuto tra problemi da risolvere, responsabilità condivise e situazioni nelle quali entrambi hanno potuto verificare le qualità dell’altro, senza alcun pregiudizio.

Nel modo in cui il protagonista maschile di questo scatto parla delle donne c’è ammirazione, a volte espressa con ironia, ma non c’è il bisogno di attribuirsi meriti per i loro risultati. Riconosce apertamente che alcune professioniste possiedono determinazione, intelligenza e rapidità superiori alle sue. Nel suo studio affida responsabilità alle donne, osserva il talento prima del genere e considera l’autonomia un elemento indispensabile della crescita.

Essere HeForShe non significa assumere una posa pubblica o lucidarsi l’immagine con belle parole. Significa non sentirsi minacciati dalla competenza di una donna, non trasformarne il successo in un’eccezione e non aver bisogno di occupare il centro della scena.

Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!

La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche. 

In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.  

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Camilla Albertini – foto di Paolo Carlini

CAMILLA ALBERTINI

Camilla Albertini è fotografa, videomaker, illustratrice e giornalista. Nata a Milano, si è laureata nel 2017 in fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e conta come freelance già una lunga esperienza di lavoro in diversi ambiti: dallo still life in studio al reportage, dall’automotive al corporate, dal ritratto al food. È appassionata di disegno e di arti visive in genere. Ama viaggiare e cogliere nelle sue immagini l’essenza dei luoghi con immagini mai scontate e di ricercata emozione. Con l’occhio e il cuore sempre attenti alle tematiche femminili, ha realizzato nel 2019 un reportage sulle donne islandesi e nel 2022, 23, 24 e 25 una mostra fotografica, in collaborazione con il Museo Fratelli Cozzi, di ritratti di donne e automobili, per scardinare gli stereotipi legati a “donne e motori”. Diverse le sue immagini e testi pubblicati nelle pagine del Corriere della sera di Milano e da riviste quali Quattroruote, Ruoteclassiche, Donna Moderna, Gardenia, il Bagno. Nel 2021, per Silvana Editoriale, ha pubblicato, con il collega Paolo Carlini, il libro fotografico “Italia Cost to Coast”.