Donne e motori? Gioie e basta

Bianca Arrighini

Settembre 2026

RITA PAPARELLA

Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D

Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!  

Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato. 

La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti. 

Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno. 

Bianca Arrighina durante un talk

Bianca Arrighini

A 23 anni vede ciò che molti professionisti dell’informazione non hanno ancora capito. Da un’intuizione nata sui social, Bianca Arrighini costruisce Factanza, affrontando bias, diffidenza e una crescita rapidissima. Oggi guida una media company entrata nell’orbita Zanichelli, senza rinunciare alla propria visione.

Con Livia Viganò

Bianca Arrighini: la capacità di vedere prima degli altri, la responsabilità di crescere più in fretta del previsto

Factanza Media, CEO & Co-Founder | Forbes Under 30 | LinkedIn Top Voice Forbes Under 30 | LinkedIn Top Voice

Origini e scintilla iniziale: vedere un problema dove altri vedevano disinteresse 

Bianca Arrighini ha poco più di vent’anni quando, insieme a Livia Viganò, inizia a interrogarsi su una convinzione piuttosto diffusa, secondo la quale i giovani sono semplicemente poco interessati all’attualità. Essendo lei stessa parte di quella generazione, la spiegazione non le torna del tutto. Il problema può essere altrove, nel modo in cui l’informazione viene costruita, distribuita e fatta arrivare a chi ormai vive gran parte della propria quotidianità sulle piattaforme digitali.

 

«Factanza nasce come un’esigenza più che un progetto strutturato». Due studentesse, Instagram e l’idea che sia necessario ripensare il rapporto tra notizie e nuove generazioni senza limitarsi a rendere più informale il linguaggio tradizionale: questa è la base di partenza.

 

La formazione economica ha, paradossalmente, un peso importante proprio perché Bianca non arriva da studi specifici in comunicazione. Dopo il liceo scientifico sceglie la Bocconi, poi arrivano Accenture e un Master in Management a Madrid. Strumenti gestionali, metodo, numeri. La parte creativa, invece, prende forma sul campo. «Non avere una formazione sui temi di comunicazione è stato un grande vantaggio». Le permette di partire dalle esigenze reali del pubblico più che da modelli già codificati.
Sfide e stereotipi di genere: essere giovani, donne e poco disposte ad aspettare legittimazioni 

Factanza cresce, il pubblico risponde, ma il riconoscimento da parte del sistema arriva più lentamente. «Non siamo state prese sul serio per molto tempo. L’audience giovane comprende immediatamente la proposta, mentre una parte del mondo editoriale e degli investitori molto meno».

 

Arrighini distingue con lucidità due livelli che spesso si sovrappongono, l’età e il genere. La poca esperienza rende più complesso essere riconosciute come interlocutrici autorevoli. Essere donne, soprattutto quando la conversazione si sposta su capitali, management e strategia d’impresa, aggiunge un’altra resistenza. «Ci sono BIAS e stereotipi che gravano sulle spalle delle donne».

 

Situazioni in cui colleghi uomini, anche con risultati meno rilevanti, vengono trattati diversamente sono frequenti. Bianca impara col tempo a riconoscere e segnalare comportamenti che inizialmente tende a lasciar passare. Questo è segno di una consapevolezza cresciuta insieme al ruolo.

 

Il tema parte molto prima di ciò che accade nelle sale riunioni o negli incontri con gli investitori, nasce dai modelli culturali disponibili. Libri di management scritti in larga parte da uomini, casi aziendali maschili, board nei quali la presenza femminile rimane minoritaria. Una condizione che può alimentare quella sensazione di estraneità che Bianca collega alla sindrome dell’impostore e alla tentazione, per alcune donne, di adeguarsi a comportamenti tradizionalmente maschili per sentirsi più credibili.

Un panel con Bianca Arrighini 

Valori e visione personale: quando il problema non è più soltanto far crescere un progetto 

La velocità con cui Factanza cresce obbliga Bianca a cambiare quasi continuamente mestiere. Prima creatrice e organizzatrice, poi founder, quindi manager, responsabile di persone, processi e decisioni che riguardano ormai un’impresa strutturata.

 

«Sento molto la responsabilità del mio ruolo». Le difficoltà maggiori, oggi, non coincidono necessariamente con quelle degli inizi. Gestire collaboratori, capire come farli crescere, imparare a delegare, creare condizioni nelle quali le persone possano lavorare bene insieme sono diventate questioni centrali. Dalle sue parole emerge un concetto di leadership empatica, che tenta di costruire un modello di guida diverso da quelli più tradizionali, senza dover assumere atteggiamenti aggressivi per essere riconosciuta come autorevole.

 

Anche il rapporto con il digitale diventa nel tempo più complesso. Factanza cresce proprio grazie alle piattaforme che oggi Bianca osserva con maggiore cautela. Sono una piazza indispensabile, ma portano con sé dipendenza dall’attenzione, sovraccarico informativo, appiattimento. Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale. «L’AI nata per liberarci tempo ci porta solo a fare più cose e peggio», dice, indicando un rischio preciso nel delegare proprio quelle attività creative e riflessive che dovrebbero rimanere umane.
Momenti di svolta e resilienza: una crescita che costringe a cambiare scala 

Il passaggio da esperimento universitario a impresa non avviene senza sacrifici. «La rinuncia maggiore è stata quella di dedicare tutto il nostro tempo a questo progetto ed eliminare tutto quello che era intorno». Ma la scelta non è dettata dall’ambizione di costruire un’azienda milionaria, quanto, invece, dal credere fortemente che Factanza serva e che sia necessario provare a portarla a più persone possibile.

 

Ad un certo punto la scala cambia davvero, quando arrivano gli investimenti, nuovi formati, l’Academy, l’allargamento del team, fino all’ingresso nel capitale di ZNext, piattaforma di Zanichelli Holding, che nell’aprile 2026 acquisisce la maggioranza di Factanza in un’operazione da 5,1 milioni di euro.

 

Per una founder significa anche accettare che ciò che si è costruito entri in una dimensione industriale. La discriminante tra i diversi interessati è la compatibilità culturale. Altri interlocutori si fanno avanti, ma il rapporto con Zanichelli nasce su presupposti differenti, sulla qualità dei contenuti, sulla formazione, sull’impatto, sul mantenimento della piena libertà editoriale.

 

È forse il passaggio che rende più evidente quanto sia cambiato il suo ruolo in pochissimi anni. Dalla gestione di un progetto nato sui social alla responsabilità di guidare una società entrata nell’orbita di uno dei gruppi più riconoscibili dell’editoria italiana.

HeForShe: il valore degli alleati senza trasformarli in una condizione necessaria 

Quando parla di sostegno maschile alla parità, Bianca evita una lettura troppo accomodante. Gli uomini capaci di sostenere davvero le donne esistono e hanno un ruolo importante, ma non dovrebbero diventare il presupposto attraverso cui una donna misura la possibilità di riuscire.

 

È essenziale avere alleati anche fuori dalle relazioni sentimentali, nei luoghi professionali, nelle reti sociali, nei contesti in cui si costruiscono opportunità e reputazione. Allo stesso tempo Bianca insiste su un punto che considera parte della propria responsabilità come possibile role model: mostrare che l’indipendenza non è un ripiego e che la realizzazione di una donna non dovrebbe dipendere dalla presenza di un uomo disposto a sostenerla.

 

La sua esperienza imprenditoriale la mette di fronte proprio alle contraddizioni di questo passaggio culturale. Molto è cambiato, ma non abbastanza, soprattutto quando le donne continuano a essere poche nei luoghi in cui si prendono decisioni, si raccolgono capitali, si guida un’azienda.

 

L’evidenza del suo successo e del suo essere un role model è nel fatto che in meno di un decennio Bianca, oggi ventinovenne, sia passata dall’interrogarsi su come i suoi coetanei si informassero, alla guida di una media company diventata abbastanza grande da attirare l’interesse di un gruppo industriale. Nel mezzo ha dovuto imparare rapidamente a gestire persone, investitori, credibilità, bias, responsabilità editoriale e una tecnologia che cambia più in fretta dei modelli con cui proviamo a comprenderla.

Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!

La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche. 

In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.  

Vuoi saperne di più? Clicca qui

Camilla Albertini – foto di Paolo Carlini

CAMILLA ALBERTINI

Camilla Albertini è fotografa, videomaker, illustratrice e giornalista. Nata a Milano, si è laureata nel 2017 in fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e conta come freelance già una lunga esperienza di lavoro in diversi ambiti: dallo still life in studio al reportage, dall’automotive al corporate, dal ritratto al food. È appassionata di disegno e di arti visive in genere. Ama viaggiare e cogliere nelle sue immagini l’essenza dei luoghi con immagini mai scontate e di ricercata emozione. Con l’occhio e il cuore sempre attenti alle tematiche femminili, ha realizzato nel 2019 un reportage sulle donne islandesi e nel 2022, 23, 24 e 25 una mostra fotografica, in collaborazione con il Museo Fratelli Cozzi, di ritratti di donne e automobili, per scardinare gli stereotipi legati a “donne e motori”. Diverse le sue immagini e testi pubblicati nelle pagine del Corriere della sera di Milano e da riviste quali Quattroruote, Ruoteclassiche, Donna Moderna, Gardenia, il Bagno. Nel 2021, per Silvana Editoriale, ha pubblicato, con il collega Paolo Carlini, il libro fotografico “Italia Cost to Coast”.