Donne e motori? Gioie e basta
Elisabetta Cozzi & Claudio Nader
Ottobre 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Elisabetta al museo con le scuole
Claudio Nader con il cartello #HeForShe
Elisabetta Cozzi
Ha trasformato un’eredità familiare nell’occasione per mettere in discussione regole, stereotipi e abitudini del mondo automotive. Elisabetta Cozzi racconta il percorso che l’ha portata dalla ricerca della propria autonomia a HeForShe, passando per maternità, leadership, scelte difficili e una convinzione precisa: Non basta indignarsi, bisogna fare.
Claudio Nader
Claudio Nader ha scelto di fare una cosa insolita, di mettere gli uomini sotto la lente. Con Osservatorio Maschile prova a ridefinire identità, relazioni e parità in un tempo in cui i vecchi ruoli non reggono più. Un progetto che parte dal maschile per cambiare il rapporto tra uomini e donne, senza paternalismi e senza scorciatoie.
Elisabetta Cozzi: come la parità diventa azione
Segretaria Generale Fondazione Una Nessuna Centomila
Origini e scintilla iniziale: imparare che si può cambiare strada
Elisabetta Cozzi cresce in una famiglia in cui l’automobile è quasi un linguaggio domestico, ma all’inizio sceglie di non entrare nell’azienda del padre. Vuole capire quanto vale fuori da quel cognome. «Sentivo che l’offerta era arrivata solo perché ero sua figlia e volevo dimostrare soprattutto a me stessa cosa fossi capace di fare». Dopo la Bocconi e uno stage al Gruppo Rinascente, cerca lavoro senza sfruttare le relazioni familiari e approda in una multinazionale americana di ricerche di mercato. È un passaggio che dice molto di lei: autonomia, curiosità e attrazione per le situazioni in cui bisogna guadagnarsi il posto.
Sfide e stereotipi di genere: quando il problema non è una porta chiusa
La consapevolezza sulle disuguaglianze arriva con il tempo. Da neolaureata vede che molti colleghi uomini ricevono offerte mentre alle donne accade molto meno, ma allora non legge quel divario in chiave di genere. Più tardi, durante una riorganizzazione aziendale, incontra un criterio che considera gli uomini “capifamiglia” e le madri persone che possono contare sul reddito del marito. A distanza di anni ammette di aver capito solo dopo quanto fosse distorta quella logica. Nella stessa azienda vive anche l’esperienza opposta: quando resta incinta, il capo le comunica insieme la gravidanza e una promozione. «Non ho mai sentito differenze tra uomini e donne», racconta di quel periodo. Il ritorno nell’automotive le farà vedere più chiaramente quanto certi stereotipi fossero radicati.
Elisabetta al museo con le scuole
Elisabetta all’heritage hub Torino
Valori e visione personale: il cliente prima della transazione
Entrare nella concessionaria di famiglia significa cambiare ambiente. Dalla multinazionale strutturata passa a una realtà locale, più artigianale nei processi e nel linguaggio. Non impone subito il proprio metodo. Osserva, studia, impara l’officina, modifica persino il modo di parlare per entrare in relazione con persone molto diverse. E naturalmente, agisce: controllo di gestione, analisi, survey, attenzione sistematica alla soddisfazione del cliente. In lei convivono precisione quasi ostinata ed empatia.
Momenti di svolta e resilienza: l’adrenalina dietro il successo di un’asta
Il Museo Fratelli Cozzi racconta bene il suo modo di affrontare l’incertezza. «Non sapevo niente dei Musei, ma con passione, studio e volontà le cose si fanno». Lo definisce «un salto nel buio assoluto», affrontato anche in solitudine. La stessa attitudine riemerge parlando di “Donne e motori? Gioie e basta”, nato dal fastidio per il modo in cui le donne vengono rappresentate e trattate nel settore. «Non sono abituata a lamentarmi ma a fare». Prima Woman in Power, poi la mostra: invece di fermarsi alla critica costruisce occasioni, relazioni e visibilità. «Fare e far sapere», dice. Il messaggio è chiaro e deve circolare.
MUG conferenza
Racing meeting con Miki Biasion
HeForShe: educare al rispetto per cambiare davvero il settore
Con HeForShe il percorso fa un passo ulteriore. Dopo aver lavorato per anni sulla visibilità e sulla rete tra donne, Elisabetta porta al centro anche il ruolo maschile. Nella quarta edizione di “Donne e motori? Gioie e basta” le protagoniste sono affiancate da uomini scelti come alleati, non come figure decorative. La parità, nel suo approccio, non può essere un compito affidato soltanto alle donne. «Il rispetto per le donne e il percorso per la parità sono azioni quotidiane». Anche qui torna il suo modo di procedere, con comportamenti concreti, prese di posizione e responsabilità condivise.
Una riflessione maturata da Elisabetta dopo aver conosciuto Claudio Nader è che il suo pensiero sembri spingersi persino oltre il concetto di HeForShe, esplorando una dimensione altrettanto significativa, quella dell’HeForHe.
Una prospettiva che, lungi dall’escludere il rapporto con l’universo femminile, pone anche gli uomini a interrogarsi sul proprio vissuto, sul modo in cui percepiscono se stessi e interpretano le relazioni con le donne. È un percorso di consapevolezza che passa attraverso il riconoscimento delle proprie fragilità, la comprensione delle emozioni e la libertà di ridefinire la propria identità al di là di ruoli e aspettative consolidate.
In questa ricerca di una maggiore autenticità, l’HeForHe finisce per incontrare profondamente i principi dell’HeForShe, perché una relazione realmente paritaria non può prescindere dalla capacità di ciascuno di conoscere e riconoscere se stesso. Il rispetto reciproco nasce anche da qui, dalla consapevolezza della propria identità e dalla possibilità di costruire il rapporto tra uomini e donne non sulla contrapposizione o su modelli prestabiliti, ma su una più matura comprensione di sé e dell’altro.
Claudio Nader: ripensare il maschile per cambiare insieme
Docente, Strategist culturale e founder di Osservatorio Maschile
L’incontro: dalle società multinazionali alle grandi aste
Claudio Nader arriva al tema del maschile dopo un percorso tutt’altro che lineare. Prima il fumetto e la produzione culturale, poi la comunicazione, la strategia, la formazione. A un certo punto, però, il lavoro smette di bastare come chiave di lettura. Nel raccontare la nascita del suo progetto, Nader parla di un periodo in cui «si sono sommate una serie di frustrazioni» e della decisione di prendersi un anno sabbatico per «sciogliere dei nodi» personali. È in quella pausa che comincia a interrogarsi sul proprio modo di essere uomo, sulle aspettative assorbite quasi senza accorgersene, sui modelli ricevuti. L’incontro con i Men’s Studies apre uno spazio nuovo, perché anche il maschile può diventare oggetto di osservazione, non soltanto il punto di vista dato per scontato da cui guardare il resto.
La riflessione: fiducia, empatia e rispetto delle differenze
Le donne hanno cambiato profondamente il proprio posto nella società, nel lavoro, nelle relazioni. Più lentamente si sta ridefinendo quello degli uomini. Le trasformazioni non mancano, ma spesso manca un linguaggio per nominarle. Nader parte proprio da questa zona incerta. «Il progetto è nato con l’intento di contribuire a costruire una ricca prospettiva maschile verso le questioni di genere». Non significa riportare l’uomo al centro, bensì coinvolgerlo in una conversazione dalla quale troppo spesso resta ai margini, come se la parità fosse un tema che riguarda soprattutto le donne. Il punto è quasi opposto, è nel mettere in discussione modelli rigidi per ampliare lo spazio di libertà di entrambi. Per le donne rispetto a discriminazioni e aspettative ancora persistenti, per gli uomini rispetto all’idea che valore significhi forza, controllo, prestazione, successo. Dentro questo passaggio entrano ascolto ed empatia, ma anche la disponibilità a considerare l’altra persona senza ridurla al ruolo assegnato dal genere.
Dal pensare al fare: creare opportunità, autonomia e responsabilità
Nel 2023 questa riflessione prende una forma concreta con Osservatorio Maschile, progetto che porta già nel nome una scadenza: 2053. L’obiettivo dichiarato è arrivare a quel momento senza avere più ragione di esistere. Una provocazione, certo, ma anche una misura dell’ambizione. L’Osservatorio lavora attraverso ricerca, formazione, eventi, festival, workshop e gruppi di autocoscienza, affrontando paternità, lavoro, corpo, emozioni, violenza, educazione e stereotipi. Nader sintetizza il senso dell’operazione con una formula precisa: «Rendere il maschile non solo un soggetto ma anche un tema di indagine». Un passaggio tutt’altro che teorico. Negli incontri organizzati dal progetto, la partecipazione maschile arriva mediamente intorno al 50%, una quota molto superiore a quella abitualmente registrata negli appuntamenti dedicati alle questioni di genere. Evidentemente parlare agli uomini anche di se stessi cambia la soglia di accesso. E consente di affrontare tensioni che, se lasciate senza parole, rischiano di trasformarsi in distanza e contrapposizione.
HeForShe, il motore dell’alleanza
È dentro questa idea di partecipazione che il suo percorso incontra quello di HeForShe. Pioniere di questo approccio alla sensibilità maschile, non descrive l’alleanza come un uomo che “aiuta” una donna, quasi fosse un gesto concesso dall’esterno. La considera piuttosto una conseguenza della consapevolezza: «L’aumento della consapevolezza rispetto ai meccanismi della cultura e dell’identità maschile può permetterci di sviluppare alleanze e costruire strade comuni». È proprio qui che si trova la chiave per capire il motivo per cui Elisabetta Cozzi lo abbia scelto come partner del progetto. Il lavoro che porta avanti con il suo Osservatorio parte dall’ascolto e dall’assunzione di responsabilità sul proprio lato della relazione. Essere alleati, in questa prospettiva, significa riconoscere autonomia e valore senza paternalismi, accettare di mettere in discussione abitudini e privilegi, lasciare che uomini e donne possano incontrarsi da pari senza chiedere a nessuno dei due di aderire a un modello già scritto.
Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!
La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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