Donne e motori? Gioie e basta
Ulrike Sauerwald & Giovanni Sacchetti
Ottobre 2026
RITA PAPARELLA
Ingegnere nucleare, PhD in fisica delle particelle. Giornalista pubblicista e consulente tecnico in progetti industriali di innovazione e R&D
Se è la tua prima volta qui, benvenuta/benvenuto!
Con il progetto Donne e Motori? Gioie e basta Il Museo Fratelli Cozzi ribalta gli stereotipi: 20 donne, 20 storie di forza catturate dall’obiettivo di Camilla Albertini. La quarta edizione compie un passo oltre. Ogni testimonial sceglie il suo alleato al maschile: chi sostiene davvero la parità nel proprio percorso professionale. Il dettaglio che colpisce? Non tutte lo hanno ancora trovato.
La parità non è una battaglia solitaria. È una responsabilità condivisa che ridefinisce il progresso di tutti.
Segui questo viaggio tra presenze e attese. Alcune storie ti sorprenderanno.
Ulrike Sauerwald
Giovanni Sacchetti con il cartello #HeForShe
Ulrike Sauerwald
Una carriera non lineare, maternità, ripartenze, rinunce e un nuovo inizio a 50 anni. Ulrike Sauerwald racconta senza retorica cosa significa davvero parlare di empowerment femminile: talento e ambizione, ma anche servizi, cultura, ascolto e possibilità concrete di rientrare in gioco senza essere considerate “troppo senior”.
Giovanni Sacchetti
Cresciuto tra culture diverse, guidato anche da donne e abituato a considerare la parità una normalità, Giovanni Sacchetti racconta un’idea di parità in cui, da appartenente alla GEN Z e ad una famiglia multiculturale, si è trovato immerso fin dalle origini.
Ulrike Sauerwald: la carriera non è una linea retta
Head of Research and Knowledge Management Valore D
Origini e scintilla iniziale: imparare che si può cambiare strada
Per Ulrike Sauerwald tutto parte dalla curiosità per le culture diverse, che dalla Germania l’ha portata in Italia, ma soprattutto quella per le persone. «La vita si può indirizzare, ma non prevedere». In famiglia aveva già visto cosa significasse rimettere mano ai propri progetti, infatti, sua madre dopo aver cresciuto quattro figli, a quarant’anni aveva ripreso gli studi di medicina interrotti ed era diventata medico. «Da lei ho imparato che una carriera non deve per forza essere lineare e che si possono fare scelte fuori dal coro, restando fedeli ai propri valori». È una convinzione che Ulrike ha conservato nel suo percorso dalla consulenza al Change Management, dal Business Process Reengineering alla ricerca qualitativa, fino a diventare Head of Research and Knowledge Management di Valore D.
Sfide e stereotipi di genere: quando il problema non è una porta chiusa
Arrivata professionalmente in Italia nel 1993, donna e straniera, avrebbe potuto incontrare una doppia barriera, ma fortunatamente non è stato così. «La vera fatica è arrivata con i figli».
Non vi stupirà leggere queste parole, ma il nostro “italian approach” è inconfondibile per orari lunghi, presenza obbligatoria, pochi servizi e un’organizzazione del lavoro poco compatibile con chi vuole continuare a lavorare senza delegare interamente la crescita dei figli.
A distanza di anni Ulrike ne parla senza vittimismo, ma anche senza edulcorare le conseguenze. Per una questione di sostenibilità economica decise di proseguire la carriera del marito, ma quando riprese pienamente la propria, trovò un conto già aperto per stipendio, inquadramento, futura pensione. «Oggi, con gli strumenti che ho, so riconoscere quanto quella scelta fosse condizionata dal fatto di essere donna, ma ancora di più dalla mancanza di servizi a supporto».
Virginia Woolf lo aveva compreso quasi un secolo fa, quando scriveva che «la libertà intellettuale dipende dalle condizioni materiali». Per Ulrike, quella riflessione assume una dimensione molto concreta, quando gli orari di lavoro, l’assenza di adeguati servizi per l’infanzia, la distribuzione delle responsabilità familiari e le conseguenze economiche delle scelte prese, anche se non rimpiante, ricadono prevalentemente sulle donne.
Ulrike con Anna Zavaritt
Al pranzo del G20
Valori e visione personale: il cliente prima della transazione
Il passaggio dalla consulenza alla ricerca qualitativa cambia anche il suo modo di leggere le organizzazioni. «Le persone non sono numeri. Sono individui con competenze, una storia, un vissuto». UIlrike ha lavorato sui processi aziendali, e proprio quell’esperienza le ha mostrato quanto un cambiamento possa fallire se chi dovrebbe viverlo non viene ascoltato.
Le ricerche che coordina raccontano di donne ambiziose, ma ancora sovraccariche per le mansioni di cura. Nello studio Long-boarding la stanchezza è l’emozione prevalente per il 40,8% delle donne contro il 30,6% degli uomini. Non manca l’ambizione, manca ancora una distribuzione equilibrata del peso che la accompagna.
Momenti di svolta e resilienza: l’adrenalina dietro il successo di un’asta
Se deve indicare la scelta più difficile della sua carriera, che include milestones risonanti come il G20 o gli incarichi internazionali, torna in realtà al dottorato. A un certo punto aveva compreso che quel percorso era troppo solitario per lei, eppure aveva deciso di portarlo a termine mentre iniziava a lavorare all’estero. Per due anni gli dedicò ferie e fine settimana e ne ricavò una lezione che dovrebbe valere universalmente, soprattutto se di questi tempi si pensa anche a certe relazioni sentimentali tossiche: «non mollare, ma anche non restare ingabbiata in scelte da rivedere».
Anni dopo è lei stessa a ripartire professionalmente. A cinquant’anni arriva un lavoro in linea con le sue aspirazioni e competenze. È anche per questo che insiste su un punto: quando una donna è pronta a tornare a investire sulla propria carriera, non dovrebbe trovarsi addosso l’etichetta di “troppo senior”.
HeForShe: educare al rispetto per cambiare davvero il settore
La nostra testimonial vive in Italia da oltre trent’anni pur continuando a conservare uno sguardo attento a ciò che resta fuori campo. Parlando di multiculturalità, osserva che spesso «nella stanza manca qualcuno» e con quella persona mancano anche idee e punti di vista. Lo stesso accade quando a non essere rappresentate sono le donne o alcune generazioni.
La sua esperienza incontra concretamente e quotidianamente lo spirito di HeForShe. La parità non può dipendere soltanto dalla capacità delle donne di resistere, ripartire o reinventarsi. Entra in gioco chi condivide con loro responsabilità familiari, chi decide come organizzare il lavoro, chi costruisce servizi e politiche. Ulrike lo dice con una formula meno spettacolare, ma più concreta: il primo ostacolo resta culturale.
Giovanni Sacchetti: la parità che diventa normalità
Bachelor of Arts in Hospitality Management
L’incontro: dalle società multinazionali alle grandi aste
Giovanni Sacchetti parte da Milano, con la pluralità culturale nel DNA, e intraprende presto un percorso di formazione internazionale. Cresce bilingue, frequenta la scuola tedesca e impara fin da ragazzo a muoversi tra riferimenti culturali diversi. Poi arrivano Maastricht, Amsterdam, Dubai e Madrid. Più che una sequenza di tappe, sono ambienti che gli insegnano a guardare le persone prima delle etichette. Dubai, in particolare, gli apre uno scenario nuovo: «È un melting pot che accomuna 150 culture diverse». Qui entra in contatto con colleghi provenienti da mondi lontanissimi e si accorge che la parità di genere, che a Milano poteva apparire quasi acquisita, altrove non lo è affatto. «Questo è ciò che mi ha insegnato molto su come veramente è il mondo, cosa che magari non mi era apparso a Milano». Curioso, osservatore, poco incline a fermarsi sulla superficie, rappresenta una GEN Z autonoma e dotata di una straordinaria capacità di ascolto e di assimilazione, capace di accogliere e fare propri stimoli, esperienze e nuove prospettive.
La riflessione: fiducia, empatia e rispetto delle differenze
Dell’Olanda ricorda soprattutto una libertà molto concreta, quella di essere riconosciuti per ciò che si è. «Un ambiente in cui l’individuo è molto più importante del genere» e cita persino le associazioni studentesche, separate per uomini e donne ma abituate a lavorare insieme: «Quando c’è una fratellanza c’è anche una sorellanza con cui essa collabora».
Quando si vivono esperienze tanto interessanti, è facile idealizzare il contesto, ma in questo caso non è così. A Dubai ha percepito lacune evidenti, mentre nel mondo spagnolo e sudamericano con cui è entrato in contatto all’università ha riconosciuto i residui di una cultura «un po’ machista». Un aspetto che lo accomuna con sua madre, Ulrike, è un’idea di parità che nasce dall’osservazione quotidiana.
Hannah Arendt, filosofa tedesca naturalizzata statunitense, riconosceva nella pluralità umana il duplice carattere dell’eguaglianza e della distinzione. Un principio che sembra attraversare anche l’esperienza di Giovanni, cresciuto tra culture diverse e abituato a riconoscere nelle differenze non un elemento di separazione, ma una componente essenziale dell’identità di ciascuno.
Dal pensare al fare: creare opportunità, autonomia e responsabilità
Nel lavoro Giovanni ha incontrato donne che non avevano bisogno di essere incoraggiate a prendere spazio, anzi, spesso erano proprio loro a mostrare più ambizione ed energia nei team junior. A Dubai, ad esempio, ha avuto due donne come responsabili e quando poi si è trovato a essere la persona più senior del gruppo, ha cercato di seguire le loro orme. È un dettaglio che mostra un uomo che riconosce senza imbarazzo di aver imparato la leadership da due donne.
Salendo di livello, però, il quadro cambiava e tra i direttori vedeva quasi la totalità di uomini. Una delle spiegazioni potrebbe essere semplicemente che management prettamente maschili selezionino a loro volta manager maschili, e la catena non si spezza mai.
HeForShe, il motore dell’alleanza
Giovanni ammette di essere rimasto sorpreso nel momento in cui Ulrike, sua madre, lo ha scelto come componente “He” del progetto. Avrebbe pensato a una figura più tradizionale di mentore, suo padre o soprattutto suo nonno. Successivamente però ha compreso il senso di quella scelta.
Lui e suo fratello hanno sempre guardato con orgoglio alla ripartenza professionale della madre, che ha ricominciato a lavorare a tempo pieno in età più matura. Nei primi anni della sua carriera in Valore D, vivendo con lei mentre gli altri membri della famiglia erano all’estero per impegni professionali, ha cercato di sostenerla, anche semplicemente diventando più indipendente per lasciarle più libertà.
«La parità dei sessi non è solo una cosa per le donne ma è di tutti». Una frase sortita dalle sue labbra, ma che ripetiamo spesso anche noi.
Vuoi ospitare la mostra? Ecco le info utili!
La mostra “Donne e Motori? Gioie e basta” è stata ideata per essere itinerante e per questo, come nelle precedenti edizioni, gli scatti sono stati stampati in due copie su supporti ultraleggeri e le copie sono pronte a essere esposte nei palazzi istituzionali, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle biblioteche.
In questo link si trovano tutte le informazioni utili ed è possibile vedere i luoghi in cui la mostra è stata ospitata. Se qualche location è stata d’ispirazione e volete ospitare la mostra, potete contattarci alla mail info@museofratellicozzi.com.
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